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Global interoperability and linked data in libraries

Il 18 e 19 giugno 2012 si è svolto a Firenze il seminario “Global Interoperability and Linked Data in Libraries”, promosso da Università degli studi di Firenze, Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane (ICCU), Biblioteca nazionale centrale di Firenze (BNCF), Casalini Libri, Comune di Firenze, Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI), Associazione italiana biblioteche (AIB), Istituto di teoria e tecniche dell’informazione giuridica del Consiglio nazionale delle ricerche (ITTIG-CNR), Fondazione Rinascimento digitale, in collaborazione con la rivista JLIS.it, che ha
pubblicato in anteprima testi e slide delle presentazioni e che pubblicherà, nel secondo fascicolo del 2012, gli atti completi del seminario.
28 relatori, più di 300 partecipanti, 10 paesi sono stati rappresentati all’interno di un percorso durato due giorni, che analizza i molteplici aspetti del fenomeno dei linked data dal punto di vista del mondo delle biblioteche.
Il comitato scientifico, coordinato da Mauro Guerrini dell’Università degli studi di Firenze, ha pensato le quattro sessioni del Seminario come macroaree legate fra loro, come quattro passaggi essenziali per capire, indagare e descrivere il promettente intreccio fra il mondo delle biblioteche e quello del web semantico sotto l’angolazione strategica e tecnologica, per raccordarsi poi con l’attuale stato dell’arte.
Dopo i saluti introduttivi di Rossella Caffo, che ha esposto l’impegno dell’ICCU in progetti europei attinenti a quest’ambito (Linked Heritage e Europeana) e di Mauro Guerrini si è entrati nel vivo del dibattito.
Nella prima sessione, intitolata “Linked data as a new paradigm of data interconnection” e presieduta da Daniela Tiscornia (ITTIG-CNR) si sono armonizzati alcuni interventi didascalici, che avevano l’obiettivo di mettere tutti i
partecipanti in grado di comprendere a pieno la tematica dei Linked data, con altri più squisitamente tecnici. Da un lato c’è il web semantico: i motori di ricerca, interpretando la richiesta fatta dall’internauta, offriranno solo risultati attinenti, prodotti da fonti certificate e autorevoli. Questo è già possibile per una sempre crescente porzione di internet, in cui i dati sono atomicamente strutturati e legati fra loro da link autoparlanti, che definiscono essi stessi le caratteristiche delle relazioni fra i concetti.
Dall’altro c’è il mondo degli OPAC: separati dal web, contenitori isolati fra loro, ma con un potenziale informativo estremamente ampio. Nel mezzo ci sono i bibliotecari: in bilico fra regole di catalogazione create e pensate nel secolo scorso e nuovi schemi di pensiero nati e cresciuti nell’era digitale. Karen Koyle, bibliotecaria/blogger esperta di biblioteche digitali, è entusiasticamente drastica: il passaggio ‘dalla biblioteca fisica alla biblioteca del web’ comporterà un radicale cambiamento della professione dei bibliotecari, il cui compito primario sarà quello di liberare i cataloghi dal loro isolamento e convertirli in linguaggi comprensibili alle macchine.
Più tecnico l’intervento di Tom Baker, CEO di Dublin Core Metadata Initiative, che ha spiegato e descritto la grammatica dei linked data, RDF, sottolineando come nell’ottica della preservazione dei dati sia fondamentale servirsi di vocabolari controllati ‘che vengano mantenuti vivi’. Un linguaggio comune come RDF, infatti, oltre a facilitare lo scambio dei dati nel presente potrà dare una risposta al problema dell’obsolescenza dei formati particolari nel futuro. L’utilizzo della grammatica RDF per descrivere un insieme di dati è imprescindibile dall’uso di vocabolari controllati, che esprimano univocamente i concetti e le relazioni esistenti fra essi.
L’IFLA è da tempo impegnata nella pubblicazione di vocabolari e ontologie per FRBR, FRAD, FRSAD e ISBD sull’Open Metadata Registry, un contenitore di ontologie di diversi ambiti creato per supportare il lavoro di chi voglia creare un vocabolario controllato.
Proprio su questi vocabolari è stata forgiata la seconda sessione, intitolata “Publishing value vocabularies as Linked Data” e presieduta da Mauro Guerrini. Alan Danskin della British Library ha raccontato l’esperienza di implementazione di RDA con FRBR e FRAD; Kevin Ford, Library of Congress, ha parlato della pubblicazione in Linked Data di LC Subject Headings and Names e della LC Classification; Joan S. Mitchell e Michael Panzer, di OCLC, hanno ripercorso il backstage del lavoro sulla Dewey con un approfondimento sul collegamento dei concetti geografici con GeoNames, uno dei principali fornitori di identificatori URI per le entità geografiche. Sul versante italiano è stato molto interessante
l’intervento di Anna Lucarelli e Giovanni Bergomin sull’evoluzione del Nuovo Soggettario verso l’interoperabilità con la pubblicazione dei metadati in RDF/SKOS e la sperimentazione dell’impiego del Thesaurus per l’indicizzazione automatica delle risorse digitali.
Ginevra Peruginelli e i colleghi dell’ITTG-CNR hanno condiviso la loro esperienza descrivendo approfonditamente il progetto dell’apertura ai linked data della ricerca giuridica con l’esempio della banca dati DoGi-Dottrina Giuridica.
“Towards a web of data: standards and applications” è il titolo della terza sessione, presieduta da Rossella Caffo, che ha visto come protagonisti gli standard e le applicazioni.
Pat Riva (Bibliothèque et Archives nationales du Québec e IFLA FRBR Review Group) ha raccontato il lavoro su FRBR ed Elena Escolano Rodriguez (ex chair di ISBD) il superamento delle barriere linguistiche di ISBD grazie alla conversione dello standard nel linguaggio dei Linked Data. Graham Bell (EDItEur), Patrizia Martini (ICCU) e Tiziana Possemato (Atcult) hanno parlato dell’implementazione dei dati prodotti dalle istituzioni culturali con metadati commerciali: un supporto non solo teorico ma anche pratico agli enti che intendano procedere con la produzione di Linked Data.
Infine, durante la quarta sessione (The public administration and library experiences, presieduta da
Maria Letizia Sebastiani, BNCF) sono stati raccontati progetti ed esperienze già attivi di apertura di dati nella pubblica amministrazione (Comune di Firenze e Regione Piemonte) e nelle biblioteche (Bayerische
Staatsbibliothek, National Library of Sweden, Bibliothèque nationale de France e Biblioteca apostolica Vaticana).
È difficile far rientrare in poche righe un panorama vasto e complesso come quello che si è delineato nelle due giornate del seminario.
La sensazione è che ci sia ancora tanto da fare: la lunga storia delle biblioteche è stata caratterizzata dall’obiettivo predominante di strutturare le informazioni dei cataloghi con linguaggi di scambio, oltre che dall’attenzione alla qualità dei metadati prodotti.
Ormai è inevitabile chiedersi, come fanno Mauro Guerrini e Tiziana Possemato, quanto questi linguaggi siano adatti a liberare i cataloghi delle biblioteche dai loro contenitori isolati, a integrarli nel web semantico, a essere ri-usati anche al di fuori del contesto bibliotecario. Rendere interoperabili sistemi differenti fra loro con l’uso di un formato comune è il primo passo da compiere; una grammatica versatile e universale come quella dei linked data potrebbe essere il motore di questa radicale evoluzione.
I cataloghi che noi conosciamo lasceranno il posto a nuovi strumenti di ricerca sempre meno separati dal resto del web. Il vantaggio dell’interazione sarà reciproco: la rete verrà enormemente arricchita dalla liberazione dei nostri dati e le biblioteche parleranno con la lingua del web, fra loro e al di là di loro stesse.
La vera sfida che i bibliotecari si troveranno ad affrontare consisterà non tanto nella conversione massiva dei dati bibliografici esistenti, quanto nella creazione di nuovi strumenti di mediazione che siano compatibili col web dei dati.
Come si è visto nell’ultima sessione del seminario, c’è chi sta già andando in questa direzione.

vdemontis@gmail.com

URL: https://www.aib.it/pubblicazioni-aib/aib-notizie/2012/25603-seminario-linked-data/. Copyright AIB 2012-08-01. A cura di , ultima modifica 2013-08-19