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Biblioteche scolastiche per un apprendimento significativo? No, grazie!

Pur estremizzando, può condensarsi così, come indicato nel titolo di questo articolo, il senso del comma 13 dell’art. 14 del D.L. 95/2012 per la revisione della spesa pubblica. Il corrente anno scolastico 2012-2013 è infatti appena cominciato all’’insegna dell’incertezza più totale per le biblioteche scolastiche o, meglio, della certezza che, qualora il decreto in questione diventi operativo, i docenti bibliotecari che finora le hanno curate dovranno trasferirsi al settore amministrativo e operare in una sede e/o in un settore della pubblica amministrazione diversi.
Il citato comma dispone per il personale docente utilizzato in compiti diversi dall’insegnamento (circa 3500 persone) il
passaggio nei ruoli del personale amministrativo, tecnico e ausiliario con la qualifica di assistente amministrativo o tecnico. Si tratta di un passaggio che porterebbe con sé demansionamento e dequalificazione: da un lavoro di tipo pedagogico e culturale (di 7° livello) che prevede un buon grado di autonomia e responsabilità, a uno di tipo amministrativo, con mansioni sostanzialmente esecutive di 4° livello. L’immissione nei ruoli ATA è prevista su tutti i posti vacanti e disponibili nella segreteria della scuola, nella provincia di appartenenza o, a richiesta dell’interessato/a, in altra provincia.
Con l’attuazione del comma 13, in definitiva, si afferma pericolosamente la predominanza del “posto” sul “lavoro”. Agli addetti alle biblioteche non viene più garantito il lavoro che hanno svolto per un arco di tempo anche molto lungo, acquisendo e affinando competenze spesso notevoli. Il lavoro di biblioteca, di punto in bianco, è ritenuto superfluo, anzi negativo. Il numero dei docenti idonei ad altri compiti incide infatti sul rapporto complessivo studenti/docenti: per esempio, la media OCSE 2011 era di 16 allievi di scuola primaria per insegnante, mentre per l’Italia il rapporto si è attestato a meno di 11 a 1 (fonte OECD, 2011, Education at a glance 2011: OECD Indicators) e poco più di 11 nel 2012 (fonte OECD, 2012, Education at a glance 2012: OECD Indicators). Al risparmio che si intende ottenere con il D.L. 95, si aggiunge perciò pure la ragione del riequilibrio di tale rapporto. Perché, invece, il comma 13, almeno per ciò che concerne la sua applicazione al settore biblioteche scolastiche, andrebbe rivisto?
Prima di tutto perché porta alla chiusura delle biblioteche scolastiche e toglie, laddove esistente, un significativo punto di riferimento e di raccordo della progettualità didattica. Veicola inoltre l’idea che i servizi della biblioteca scolastica alla propria comunità scolastica siano inutili, idea a cui peraltro già contribuiscono efficacemente quanti vedono in internet l’unica o la prevalente fonte di informazioni e non avvertono la necessità di spazi, collezioni (anche digitali), personale appositamente dedicati. Veicola sia del tutto accessorio il docente bibliotecario che, nel tempo, ha saputo costruirsi una
nuova identità professionale sul campo, attraverso programmi e progetti ministeriali, iniziative promosse da enti locali, o specializzandosi, a proprie spese, attraverso master e corsi di perfezionamento. Ciò vanifica di fatto l’investimento di denaro fatto per la loro formazione quali bibliotecari documentalisti: una buona parte del personale, sia i docenti (idonei e “inidonei”) sia i non docenti (ex bibliotecari provinciali e personale ATA), si è infatti specializzato in corsi post lauream, master ecc. e ha curato costantemente la propria formazione o l’aggiornamento, pagando di tasca propria le relative tasse di iscrizione e i materiali; altrettanto dicasi per la formazione assicurata nell’ambito dei vari progetti
ministeriali nel settore. Tra i tanti “A scuola di biblioteca” 1995-97, PSBS 1999-2001, “Biblioscuole” 2003-2009 (il sito, pur contenente materiale di proprietà del MIUR e delle scuole, è stato purtroppo chiuso di recente dal Cineca), “Amico Libro 2007-2009” e il corrente “Bibliorete21”. Formazione che ha comportato un impiego, spesso davvero cospicuo, di denaro pubblico. Tutto ciò, alla luce di quanto sta avvenendo si rivela soltanto una spesa e non, appunto, un saggio investimento sul futuro quale dovrebbe invece essere in una società che voglia dirsi civile e democratica.
Nonostante i vari progetti istituzionali di promozione della lettura e della biblioteca appena menzionati, il provvedimento è purtroppo in linea con quanto già accaduto negli scorsi anni, che può essere così sintetizzato: vanificazione dell’ordinanza ministeriale 282 sulla figura del docente documentalista; “dismissione” dal 1° gennaio 2000 dei bibliotecari provinciali impiegati a scuola e loro inquadramento come ATA (L. 194/1999); azzeramento delle ore a disposizione dei docenti i quali, avendo orario pieno di cattedra, non possono dedicare nemmeno un’ora alla biblioteca (in precedenza il patchwork delle disponibilità, laddove sapientemente coordinato, consentiva di coprire e garantire un orario abbastanza ampio di apertura) e, ora, amaramente, con il D.L. 95/2012, cancellazione degli “inidonei”, senza alcuna valutazione delle effettive competenze e qualità del servizio erogato. Alla fine, si può leggere una sorta di insistente accanimento contro il servizio bibliotecario nella scuola che è invece fondamentale per garantire l’accesso alle informazioni, realizzare il curricolo mediante una didattica innovativa, educare all’apprezzamento della lettura, delle letterature e degli altri prodotti creativi dell’ingegno, formare al pluralismo, allo spirito critico e alla creatività, dare gli strumenti teorici e pratici utili non soltanto per la ricerca e l’uso ma anche per la produzione originale di informazioni. D’altra parte si difende ciò che si conosce e ama: accade perciò che le scuole prive di biblioteca ne ignorino la capacità di vivificazione della didattica e di raccordo con il territorio e difficilmente facciano sentire la propria voce. Lezioni in aula, libri di testo e navigazioni in rete sono ritenuti all’occorrenza più che sufficienti, mentre le richieste avanzate dai docenti bibliotecari sono all’occorrenza percepite più come rivendicazioni corporative e non, come dovrebbe essere, una battaglia per la scuola, offrendo la biblioteca scolastica-centro di informazione e documentazione l’opportunità straordinaria di innovazione didattico-metologica, di raccordo con il territorio, di costruzione e cura dell’identità della scuola, attraverso la sua documentazione didattica.
Nel corso del tempo da più parti (AIB, CONBS) è stata invano chiesta, se non l’istituzione della figura professionale, almeno la stabilizzazione delle figure a vario titolo impiegate in biblioteca, previo accertamento dei loro requisiti (titoli specifici posseduti, esperienza ecc.), in modo tale da garantire stabilità e continuità al servizio.
Recentemente il Ministro Profumo è intervenuto più volte sottolineando come il riavvio del Paese, maggiormente nella crisi corrente, si basi sulla costruzione della “scuola del domani”, aperta e multifunzione, in cui apprendere in maniera innovativa ed efficace saperi e competenze chiave e come tale costruzione passi anche per la diffusione e l’uso esperto delle tecnologie digitali nelle scuole, la digitalizzazione della didattica, la riduzione dei consumi e l’aumento dell’efficienza.
Ma questi appena richiamati sono tutti punti ai quali la biblioteca scolastica contribuisce concretamente in maniera positiva se è concepita quale ambiente per l’apprendimento e centro di risorse educative e multimediali a disposizione di tutta la comunità scolastica, capace di offrire una gamma di servizi rispondenti ai bisogni informativi e culturali della scuola e un programma di attività pienamente inserito nel curricolo, nell’offerta educativa e culturale della scuola (sia a livello individuale sia in rete), in armonia con quella territoriale.
La biblioteca si dematerializzerà, rendendo accessibili in una piattaforma dedicata molteplici risorse elettroniche selezionate (compresi i libri di testo e i sussidi didattici) utili all’apprendimento. Parimenti, proprio nell’epoca della disintermediazione e sovrabbondanza informativa, si renderà sempre più necessaria una efficace formazione alla competenza informativa e mediatica, da attuarsi anche attraverso la biblioteca della scuola, soprattutto negli anni dell’istruzione scolastica. Non può perciò essere ignorata la figura dell’esperto dell’informazione e della documentazione per il ruolo fondamentale che gioca tanto nel progettare e implementare i servizi della biblioteca, rispondente alle esigenze informative di un utente remoto (docente o discente che sia), quanto nel formare l’utenza all’uso esperto e creativo delle risorse. Su questi temi l’AIB ha sensibilizzato il Presidente della Repubblica (comunicazione del 24.08.2012) e sollecitato il Ministro Profumo (comunicazione del 04.09.2012) nel rivedere le modalità di applicazione del D.L. 95/2012 che, come già detto, prescinde da qualsiasi valutazione della qualità dei servizi di biblioteca sinora erogati. La mobilitazione generale del personale e delle scuole interessati dal provvedimento è in corso in molte città e in varie forme come manifestazioni, scioperi della fame, presidii, assemblee, convegni ecc. La petizione “Se risparmiare significa chiudere le biblioteche scolastiche”, promossa dalla preside Anna Cantatore a maggio scorso, ha raggiunto il numero atteso di firme. La manifestazione del 24 agosto scorso a Roma, di fronte alla Camera, ha registrato la partecipazione di una folta rappresentanza proveniente anche da altre regioni (Abruzzo, Campania, Sardegna ecc.) per protestare contro il decreto. Tale manifestazione è stata anche l’occasione per fare il punto della situazione con utili interventi (Anna Grazia Stammati, Presidente Centro Studi Scuola Pubblica; esecutivo nazionale Cobas, il Senatore Stefano Pedica e la scrivente) e interessanti testimonianze dei “portatori sani di cultura” che hanno reso conto della realtà viva e vitale che molte biblioteche scolastiche rappresentano nei territori locali. Alla fine della manifestazione si è raggiunto il Ministero dell’Istruzione (presso cui era prontamente arrivato un blindato della Polizia) dove il Senatore Pedica è stato ricevuto senza ottenere risposte concrete, essendo ogni decisione di tipo essenzialmente politico riguardo alla formulazione del decreto attuativo. Assemblee pubbliche si sono svolte in varie città (il 3 settembre a Roma, il 5 a Pisa e Sassari, il 7 a Bologna, l’11 a Potenza, il 12 ad Avezzano, il 13 a Napoli, il 15 di nuovo a Roma) e altre sono in preparazione. Su alcuni quotidiani sono apparsi vari articoli come quelli di Paolo Ferrario («Avvenire», del 1 settembre, ripreso anche in http://www.patrimonioSOS.it) che riporta l’appello di Parise al Presidente Napolitano, di Nittoli e Perla sul sit-in a Roma («Corriere della Sera» del 11 settembre), di Maria Teresa Martinengo che denuncia il rischio di chiusura di servizi di eccellenza, come la biblioteca e il centro territoriale di documentazione sull’handicap e l’innovazione attivati da più di venti anni dall’Istituto comprensivo Nasi di Moncalieri («La Stampa» del 13 settembre, testo disponibile anche in http://www.patrimonioSOS.it) o quello della scrittrice Dacia Maraini in cui si chiede cosa stia accadendo alle biblioteche italiane colpite da tagli di fondi e personale, ma, al contempo, riporta la positiva esperienza del Liceo Scientifico “Vitruvio Pollione” di Avezzano. Cosa accade intanto nel settore delle biblioteche scolastiche negli altri paesi europei? In Svezia viene attuato il nuovo curricolo nazionale che implica esplicitamente il ruolo attivo della biblioteca scolastica e prevede il monitoraggio e la valutazione dei suoi servizi e programmi; in Croazia sono in fase di elaborazione nuovi standard per la biblioteca scolastica per rispondere alle nuove esigenze curricolari; in Francia il Ministero ha appena emanato un interessante vademecum rilanciando la centralità della biblioteca scolastica come spazio sociale e culturale e, a livello di formazione universitaria, nuovi curricula sono stati varati dagli IUFM; in Portogallo, nonostante la congiuntura economica problematica, prosegue il progetto ministeriale RBE; in Lituania, le cui scuole dispongono di biblioteche e bibliotecari scolastici, è stata appena costituita (anche su sollecitazione dell’Agenzia nazionale di formazione e preparazione dei docenti e con il contributo IASL-IFLA SLRC) l’associazione dei bibliotecari scolastici. Ma forse la (miope) fiducia di alcuni decisori nelle magnifiche sorti del digitale fa intravedere negli e-book e più in generale nelle risorse online l’unica modalità di accesso all’informazione e considerare superate le biblioteche. Lo zaino potrà anche alleggerirsi e diventare digitale, ma vi sarà sempre uno zaino (di “donmilaniana” memoria) a fare la differenza, a marcare l’apertura della forbice, tra chi ha e chi non ha, tra chi ha competenze informative e capacità di cittadinanza adeguate e chi ne è invece privo. Competenze e capacità che non si risolvono soltanto nel disporre di strumenti informatici e di usufruire di connessioni più o meno veloci. Una buona biblioteca in condizione professionale, ben inserita nel curricolo e nel contesto locale, non è da considerarsi in antitesi con il digitale, anzi è strumento di equità in quanto contribuisce all’accesso libero all’informazione, a una migliore preparazione di coloro che utilizzeranno tanto le altre “infrastrutture della conoscenza” quanto la rete, a una maggiore consapevolezza e coscienza civile, all’autonomia di pensiero e alle conseguenti scelte consapevoli. Che sia forse proprio tutto questo a suscitare resistenze nell’affrontare con chiarezza il riordino e il rilancio delle biblioteche scolastiche per un apprendimento significativo e per l’acquisizione delle competenze chiave del XXI secolo? Nel momento in cui si chiude questo articolo, il decreto attuativo non è stato ancora firmato e lo stato di agitazione continua: l’auspicio è quello di non veder vanificata ancora una volta, come già fu con i coordinatori dei servizi di biblioteca e con i bibliotecari provinciali, un’idea di biblioteca scolastica in condizione professionale, capace di rispondere al meglio alle esigenze formative e informative della comunità scolastica e di raccordarsi con il territorio, collaborando a una rete informativa e culturale integrata.

marquardt@iol.it 

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