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AIB Studi

Con una lunga e solida tradizione alle spalle «AIB Studi. Rivista di biblioteconomia e scienze dell’informazione» prosegue il cammino del «Bollettino AIB».
Il cambiamento del titolo segna, però, anche delle novità importanti. Innanzitutto il passaggio alla sola versione in linea (i soci ente possono, però, ancora richiedere di ricevere la copia cartacea). La rivista è adesso disponibile all’indirizzo http://aibstudi.aib.it/ e viene gestita tramite la piattaforma OJS, curata dal CILEA.
Quella dell’e-only è stata una scelta lungamente meditata di concerto con il CEN, ma che, al di là del risparmio economico legato alle spese di stampa e di spedizione, risponde anche ad una esigenza più generale. Seppure con l’embargo di 24 mesi, visto che l’abbonamento al «Bollettino AIB» prima e ad «AIB Studi» oggi è parte integrante della quota associativa e, quindi, considerato una prerogativa dei soci, la rivista si ispira ai principi dell’Open Access: il «Bollettino AIB» è disponibile dal 2003 al 2011 in formato pdf e per gli anni dal 2002 al 1992 sono consultabili molti articoli in formato html. Alla possibilità di leggere gli articoli in pdf si affiancherà presto anche l’opportunità di scaricarli in altri formati compatibili con i lettori di e-book: la necessità di seguire gli aggiornamenti tecnologici spinge a cercare di avvicinare una più larga platea di lettori, specie tra i giovani colleghi ormai abituati all’utilizzo di supporti digitali.
Un’altra novità rilevante riguarda la creazione di un comitato di consulenza internazionale, che affianca il comitato scientifico tradizionale. Anche in questo caso si tratta della precisa volontà di rispondere a quei principi di internazionalizzazione richiesti dall’ANVUR, nell’ottica di una migliore valutazione della qualità scientifica delle riviste. Sempre per rispondere a questa esigenza l’editoriale viene presentato anche in traduzione inglese ed è stata varata una nuova sezione denominata “Osservatorio” che si prefigge di ospitare contributi di studiosi stranieri. Se il «Bollettino AIB» era già da tempo una rivista almeno parzialmente peer reviewed, questa prassi con «AIB Studi» è diventata obbligatoria per tutti gli articoli che vengono proposti per la pubblicazione. Naturalmente la rivista si avvale anche di una solida redazione che segue tutte le fasi della preparazione dei fascicoli, la cui struttura in linea non è di fatto mutata rispetto alla versione cartacea.
La rivista è diventata quadrimestrale: questa nuova periodicità si è resa necessaria non solo per poter essere più puntuali nella pubblicazione, ma anche per avere una maggiore facilità nella gestione dei singoli fascicoli. Dal punto di vista dei contenuti, alla tradizionale rubrica delle recensioni si è affiancato l’approfondimento di un testo ritenuto di particolare rilevanza per il mondo bibliotecario, mentre resta invariata la struttura di uno strumento di documentazione fondamentale quale la Letteratura professionale italiana. Per altro, malgrado l’embargo, sia le recensioni sia la LPI sono liberamente accessibili, così come l’editoriale e un contributo per ogni fascicolo.
Si tenterà anche, e ne è una dimostrazione il secondo numero del 2012, di dare un’unità tematica ai contributi proposti in modo da cercare di fare il punto o di analizzare meglio una specifica situazione del nostro contesto bibliotecario. Naturalmente resta la specializzazione prettamente biblioteconomica della rivista che vuole mettere sempre la professione e i bibliotecari al centro dei propri interessi.
«AIB Studi» si caratterizza, pertanto, dalla dichiarata continuità (dimostrata anche dalla numerazione che prosegue quella del «Bollettino AIB») con una testata che è la più antica nel panorama dei periodici specialistici del settore. Ma al tempo stesso aspira a dar conto della mutata situazione generale in cui ci si trova ad operare, a documentare il presente, guardando al futuro. Non è un’ambizione da poco, specie in un contesto in cui dobbiamo lamentare la difficoltà di esercitare una professione che, malgrado l’entusiasmo di molti, fa fatica a trovare un suo riconoscimento ad ogni livello. Si tratta di un difetto spesso lamentato e oggetto di lunghe riflessioni, ma ancora non eliminato. In questo senso, lungi dal voler essere una rivista ‘paludata’, gli studi a cui fa riferimento il nuovo titolo del periodico vogliono essere un contributo a rendere più agevole e consapevole un percorso che resta complesso e impervio.
mazzitelli@biblio.uniroma2.it



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