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Cultural Heritage Online

La terza edizione della conferenza “Cultural Heritage online – Trusted Digital Repositories & Trusted Professionals” (http://www.rinascimento-digitale.it/conference2012; i
materiali della conferenza si trovano a questo indirizzo: http://www.rinascimento-digitale.it/conference2012-culturalheritageonline-materials.phtml), ha avuto luogo l’11
e 12 dicembre 2012 a Firenze, presso l’Auditorium di Santa Apollonia. Più di trenta interventi di studiosi e professionisti di fama internazionale che hanno portato il loro contributo all’ambito problematico della conservazione, reperimento, certificazione dei dati negli archivi digitali distribuiti nella rete e all’individuazione delle professionalità e buone pratiche necessarie a rendere sostenibile la gestione e lo sviluppo di tale area e in linea con esigenze in continuo mutamento. A corollario delle due giornate di incontri si sono svolti eventi satellite, seminari, workshop, su specifici aspetti di queste tematiche. Una parola chiave da cui si può partire per focalizzare i contributi proposti dalla conferenza è affidabilità, declinata nelle molteplici sfumature (trust, trusted, trustworthy, trustworthiness) tutte riferite all’ambito problematico della gestione dei dati prodotti dalle istituzioni di ricerca, dagli organismi governativi, dalle attività che coinvolgono il patrimonio culturale; dati in permanente crescita nella forma di oggetti digitali, i quali necessitano di una sempre più specifica digital curation: professionalità, attenzioni, competenze gestionali, ricerca in costante  evoluzione.
L’oggetto digitale sta prospettandosi come il supporto costitutivo della memoria culturale, su cui le reti istituzionali e professionali della ricerca, tecnici e società civile fanno e faranno sempre più riferimento per le loro attività e per lo sviluppo di ulteriori tecnologie di fruizione e integrazione in grado di realizzare strumenti innovativi per i propri fini specifici. Tutto questo – come ha ricordato Maurizio Lunghi – determina la necessità di potere contare su dati affidabili gestiti con criteri e livelli di professionalità
che garantiscano: l’integrità della sequenza dei bit che formano l’oggetto digitale; l’autenticità e la provenienza; l’identificabilità al di là di eventuali migrazioni tecnologiche; l’usabilità associata a metadati specifici; la relazione con altri elementi che servano a descrivere il contesto in cui si è sviluppata la risorsa, chi l’ha prodotta e come. La moltitudine dei dati e la moltitudine dei potenziali archivi distribuiti nella rete pone agli utilizzatori il problema della loro affidabilità e fruibilità, e agli operatori e gestori
istituzionali – che per tradizione garantivano l’organizzazione e la disponibilità dei loro depositi – un impegno a proseguire il proprio compito in questo nuovo scenario. Laura Campbell della Library of Congress ha formulato in modo riassuntivo la domanda: “Simply, will we be able to share what has been collected in the future?” e alla prospettiva dell’impegno per rendere questo possibile, ha associato alcune premesse che appaiono condivise dalla generalità degli interventi. Innanzitutto un comune allineamento delle strategie istituzionali per la condivisione di competenze e reciproci supporti su scala internazionale, e conseguentemente un impegno per la  sensibilizzazione della società civile e della dirigenza politica circa l’importanza della conservazione e sviluppo dei depositi digitali. La comprensione delle problematiche coinvolte in questo comune impegno possono portare ad una più diffusa consapevolezza che garantisca la più vasta collaborazione a questo intento. I numerosi interventi della conferenza possono essere raggruppati in due macroaree: quella delle iniziative che sono in corso o in programmazione per sviluppare concreti progetti finalizzati
a garantire e rendere affidabili gli archivi digitali; e quella della definizione e preparazione di un nascente profilo professionale relativo alla digital curation e alle competenze ad esso associabili. Per garantire affidabilità ai dati degli archivi digitalizzati sono state sviluppate, in ambiti altamente specializzati nella sicurezza e nel trattamento dell’informazione, ricerche specifiche e sono stati prodotti documenti con linee guida dettagliate. Il Consultative Committee for Space Data Systems (CCSDS), associazione che raggruppa gli enti spaziali dei principali Paesi, ha fornito raccomandazioni che hanno costituito la base per la definizione dell’Open Archival Information System (OAIS) come standard ISO 14721:2003. Tutte le iniziative presentate a Firenze fanno riferimento a questo comune background. Il modello OAIS è stato sviluppato per creare consenso attorno a ciò che è richiesto ad un archivio per provvedere ad una permanente conservazione dell’informazione digitale. Una cosa interessante da sottolineare è come il modello OAIS includa necessariamente una Designated Community, vale a dire che la definizione della possibilità di garantire il recupero, il mantenimento e il riutilizzo dei dati può essere concepita solo in funzione di un definito gruppo di utilizzatori; questo ancora di più fa comprendere come la rete delle risorse digitalizzate acquisti valore e significato nella sua dimensione di condivisione collaborativa. Essendo l’affidabilità una componente determinante sia nei confronti degli utilizzatori che dei gestori e dei finanziatori o utenti di mercato, un’esigenza conseguente è quella di controlli e di certificazioni che ne garantiscano il livello e la qualità. Il problema è molto complesso perché gli stessi controllori e le stesse pratiche di controllo generano la necessità di garanzie di affidabilità: la trasparenza nei criteri e in tutte le fasi dei controlli è una possibile risposta. Il progetto Data Seal of Approval (DSA), presente a Firenze anche come evento satellite di presentazione dell’iniziativa, affronta direttamente l’aspetto della certificazione. DSA individua sedici linee guida per verificare la qualità degli aspetti che riguardano la creazione, la conservazione e l’usabilità dei dati digitali prodotti in ambiti di ricerca. Patrocinato da un vasto gruppo internazionale di enti di ricerca e istituzioni di alta cultura, si propone di attestare il corretto svolgimento di pratiche di controllo della qualità e delle strutture funzionali aderenti, attestando il conseguimento di un definito livello (3 progressivi livelli di certificazione). Ha la caratteristica di non limitarsi all’area di stoccaggio dei dati ma di considerare il ciclo inclusivo di produzione e utilizzo come responsabilità condivisa, e di basarsi su pratiche di peer review per definire l’affidabilità. Le iniziative istituzionali di vasta portata si propongono come riferimenti anche nella produzione di documentazione, linee guida e supporti. Indicativo è NESTOR – Network of Expertise in long-term STORage and accessibility of digital resources in Germany. Nel 2012 ha pubblicato il DIN  Standard 31644 , “Criteria for trustworthy digital archives” , che presenta 34 criteri per l’autovalutazione e la certificazione dell’affidabilità degli archivi digitali, in accordo con le definizioni OAIS. Una complessa e vasta attività come quella di NESTOR ci permette di introdurre la seconda macroarea del convegno, ossia l’individuazione delle competenze specifiche e dei percorsi di preparazione necessari per qualificare addetti e responsabili nell’area della digital curation. Il gruppo di lavoro NESTOR sulla qualificazione, si propone l’obiettivo di sviluppare uno specifico corso di studi in “digital curation and preservation”. I livelli di qualifica interessati vanno dal management ai quadri intermedi, agli operatori, agli studenti di master e corsi universitari. Nel presentare il progetto viene sottolineato che nessuno dei singoli partner istituzionali è in grado da solo di garantire lo spettro multiforme di questa preparazione, che quindi deve basarsi su un supporto cooperativo. Anna Maria Tammaro (Università di Parma), fa notare che – essendo la digital curation una disciplina emergente – diverse comunità utilizzano i medesimi termini con un differente significato e propone una definizione di base frutto di un “Delphi Study” tra esperti dell’area: i “digital curators” sono operatori in grado di gestire oggetti digitali e collezioni allo scopo di fornire accesso di lungo termine, salvaguardia, condivisione, integrità, autenticità e riutilizzo. Inoltre dispongono di una serie di abilità manageriali e operative, che includono domain expertise e buone competenze IT.
Margaret Hedstrom (University of Michigan School of Information & Faculty Associate) per esemplificare afferma che le organizzazioni di gestione del patrimonio culturale
possono giovarsi delle risorse digitali per fornire accesso on-line ai materiali, creare tour virtuali, o riunire virtualmente collezioni disperse. Per sfruttare queste possibilità è necessario personale creativo, rivolto all’innovazione, con conoscenze approfondite tecnologiche e commerciali sui nuovi tipi di prodotti e servizi, e conoscenze dei vincoli etici e legali del riutilizzo dei contenuti digitali. È stato presentato anche il progetto DigCurV (Digital Curator Vocational Education Europe Project,  http://www.digcur-education.org/) finanziato dal programma Leonardo da Vinci della Commissione Europea, con la finalità di stabilire un framework per la formazione
professionale sulla conservazione digitale, sostenere e migliorare la formazione professionale dei digital curators nei settori del patrimonio culturale, per sviluppare nuove
competenze essenziali per la conservazione a lungo termine delle risorse digitali. Le valutazioni conclusive su tematiche così aperte e in fase di definizione possono solo
essere affidate ai progetti. Per la formazione si può dare appuntamento ancora a Firenze, dove il 6 e 7 maggio 2013 avrà luogo la conferenza “Framing the digital curation
curriculum” organizzata nell’ambito del progetto DigCurV.
Le problematiche inerenti ai dati coinvolti nel cloud computing come modello di diffusione dell’accesso anche da parte di istituzioni e centri di ricerca, saranno affrontate
nella nuova fase di sviluppo del progetto InterPARES Trust, programmata per la metà del 2013 con l’obiettivo di realizzare una rete a dimensione locale, nazionale e
internazionale per la costituzione di norme, procedure, regolamenti, standard e legislazioni, riguardanti documenti
digitali affidati a internet.

eleonora.belpassi@virgilio.it

URL: https://www.aib.it/pubblicazioni-aib/aib-notizie/2013/32510-cultural-heritage-online/. Copyright AIB 2013-03-06. A cura di , ultima modifica 2013-03-06