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Le biblioteche nell’agenda digitale per l’Europa

Una “crescita intelligente, sostenibile, inclusiva” è il fine della strategia delineata nel 2010 dalla Commissione Europea nel documento Europa 2020, che ruota attorno ad alcune “iniziative faro” volte a favorire ricerca e innovazione, sviluppo e occupazione, istruzione e inclusione sociale. Tra queste, l’Agenda digitale per l’Europa è mirata alla diffusione e a un uso più efficace delle tecnologie digitali per migliorare l’accesso ai servizi pubblici e ai contenuti culturali, prevedendo a tale scopo una serie di azioni che vanno dall’alfabetizzazione informatica alla promozione delle diversità culturali e dei contenuti digitali creativi. In tema di biblioteche digitali, l’Agenda prosegue l’iniziativa i2010 avviata dall’UE nel 2005, articolata su due aree d’intervento: digitalizzazione, messa in rete e conservazione digitale delle raccolte di biblioteche, archivi e musei in modo che possano essere utilizzate per studio, lavoro, svago dalle generazioni attuali e da quelle future; disponibilità e diffusione la più ampia possibile dei risultati della ricerca finanziata con fondi pubblici. Ulteriore obiettivo, investire sullo sviluppo del portale Europeana, rilasciato nel 2008, per farne la biblioteca digitale pubblica dell’Unione, il punto unico d’accesso a tutto il patrimonio culturale digitale europeo.
Attualmente, tramite Europeana, si può accedere a milioni di documenti di pubblico dominio resi disponibili dalle biblioteche dei paesi membri, tuttavia (senza considerare i problemi riguardanti l’architettura del sistema di ricerca e il fatto che, ancorché di pubblico dominio, parte dei documenti indicizzati sono consultabili esclusivamente nelle sedi delle biblioteche fornitrici), sono assenti da questo portale gran parte delle opere pubblicate nell’ultimo secolo, tuttora coperte da diritto d’autore anche se fuori commercio magari da decenni. Partendo da queste e altre criticità emerse durante l’attuazione di i2010, la nuova Agenda definisce un piano d’azione pluriennale. Per alcune questioni sono previsti interventi di tipo legislativo (in parte già attuati, come vedremo), per altre solo forme di incoraggiamento (comunicazioni, raccomandazioni, risoluzioni, intese e accordi quadro) o di incentivo economico (finanziamenti a progetti). In altri casi ancora, si ritiene necessario raccogliere maggiori elementi di conoscenza e valutazione per individuare le soluzioni appropriate. Quanto alle iniziative normative, finora ve ne sono state tre: la recentissima direttiva 2012/28/UE su taluni utilizzi consentiti di opere orfane, che è stata preceduta, nel 2011, da un Memorandum d’intesa sulla digitalizzazione e messa in rete delle opere fuori commercio; una proposta di direttiva per la riforma di quella del 2003 sul riuso dell’informazione di fonte pubblica; una proposta di direttiva sulla gestione collettiva dei diritti e sulle licenze paneuropee su opere musicali. Qui ci soffermeremo sulle prime due. La Direttiva 2012/28/UE, dopo un lungo e tormentato inter istituzionale, ha affermato la possibilità per biblioteche, archivi, musei, istituti d’istruzione e altri istituti culturali pubblicamente accessibili di digitalizzare le opere i cui autori non siano stati identificati o rintracciati (“opere orfane”), salvo prevedere un equo compenso in caso di ricomparsa. Frutto di un compromesso tra interessi contrastanti, questa direttiva non ha soddisfatto appieno nessuno. Le associazioni di biblioteche hanno osservato che potrà essere utile per iniziative limitate a singole opere, ma non faciliterà in modo determinante la digitalizzazione su larga scala e l’accesso transfrontaliero alla più ampia categoria delle opere fuori commercio. Tra i punti maggiormente controversi è l’art. 3, che impone la “ricerca diligente” dei titolari dei diritti (non solo sull’opera principale, ma anche sui contenuti incorporati, come ad esempio le immagini) quale precondizione della digitalizzazione e non (come invece chiedeva l’AIB) successivamente alla digitalizzazione e comunicazione al pubblico, per la sola attribuzione dei compensi. Per l’AIB, il vizio d’origine di questa direttiva è proprio il fatto di avere circoscritto il suo raggio d’azione alle sole opere orfane, rinviando la regolamentazione dei diritti sulle opere fuori commercio a un blando Memorandum d’intesa (il secondo dal 2008), stipulato per impulso della Commissione Europea tra le associazioni degli editori e delle biblioteche. Sarà molto importante seguire il processo di implementazione nazionale della direttiva e prevenirne interpretazioni peggiorative. Quanto invece alla proposta di riforma della Direttiva sul riuso dell’informazione di fonte pubblica, questa include per la prima volta biblioteche, archivi e musei nel suo raggio d’azione, a partire dalla duplice constatazione che tutta l’informazione di fonte pubblica dev’essere liberamente accessibile (eccezion fatta per le restrizioni dovute a particolari ragioni di sicurezza, ordine pubblico, diritto d’autore, privacy) e inoltre che la possibilità di riuso, anche a scopo commerciale, del patrimonio digitalizzato di questi istituti rappresenta un ingente potenziale economico. Per l’AIB, l’inclusione degli istituti culturali nella proposta di direttiva è da accogliere con soddisfazione, poiché rappresenta un riconoscimento del loro valore sociale e della loro rilevanza per il diritto di accesso all’informazione. Tuttavia, su alcune parti della proposta molti istituti pubblici europei hanno espresso preoccupazione. In particolare, è stato evidenziato che per coprire i costi della digitalizzazione, a meno di ingenti finanziamenti pubblici, è spesso necessario l’apporto dei privati, che in cambio chiedono l’esclusiva per un certo numero di anni sull’uso dei documenti digitalizzati. Il che significa che la direttiva dovrebbe consentire a questi istituti di stipulare accordi di esclusiva per una durata temporale sufficiente a garantire il ritorno dell’investimento privato, fermo restando che alla scadenza del termine questi documenti dovranno rientrare nella piena disponibilità degli istituti culturali e di qualsiasi utente interessato a utilizzarli. Il problema, però, sarà accordarsi su una durata ragionevole dell’esclusiva, che da un lato garantisca il ritorno dell’investimento per chi lo ha fatto, dall’altro eviti la nascita di un copyright sui generis sui materiali digitalizzati.

Sul piano del soft law, rilevante è la Raccomandazione della Commissione sull’accesso e la tutela dell’informazione scientifica del 17 luglio 2012, ove s’invitano gli stati membri a  definire apposite policies finalizzate all’accesso aperto e alla più ampia disseminazione delle pubblicazioni scientifiche e dei cd. “dati grezzi” della ricerca, ovvero alle raccolte di
informazioni su cui si basano le conclusioni delle ricerche.
Gli stati dovranno prevedere concreti obiettivi e indicatori per misurarne l’attuazione, piani per l’implementazione con
connessa individuazione di responsabilità precise, piani di finanziamento collegati. Dovranno inoltre predisporre idonee
infrastrutture di supporto alla gestione del ciclo di vita di questi documenti, dall’acquisizione all’autenticazione e alla conservazione, in modo tale da assicurarne interoperabilità, integrità e permanenza nel tempo. A livello nazionale, europeo e internazionale, la Commissione raccomanda un serrato confronto tra tutti i portatori d’interesse. In tema di diritto d’autore, la strategia consolidata della Commissione punta a promuovere in ogni modo il dialogo tra le parti e accordi di categoria, come si vede anche dalla Comunicazione On the content in the digital single market del 18 dicembre 2012, che annuncia l’avvio di quattro tavoli di confronto su altrettanti temi: portabilità e licenze transfrontaliere per l’accesso ai servizi dell’industria creativa, particolarmente in un’ottica di cloud computing; licenze su contenuti generati dagli utenti per utilizzazione su scala ridotta di opere protette (p.e. su social networks); accesso alle opere audiovisive e istituti culturali; data- e text-mining a scopo di ricerca. EBLIDA parteciperà a tutti questi tavoli. Nella stessa comunicazione si annuncia anche un futuro confronto sul tema dei compensi per copia privata di audiovisivi e musica. Al di là dell’obiettivo di definire fin dove possibile regimi di licenze soddisfacenti per tutti, e nonostante il favore della Commissione per soluzioni volontarie, l’Agenda prevede, tra il 2013 e il 2014, di completare l’istruttoria cominciata anni addietro sulla legislazione vigente in materia di diritto d’autore, allo scopo di giungere alla (eventuale) riforma di alcuni aspetti riguardanti, da un lato, il regime delle eccezioni e limitazioni e, dall’altro, il rafforzamento delle tutele. Inutile aggiungere che AIB presidierà questo fronte come faranno tutte le associazioni professionali europee. Dal canto suo, il Governo italiano, dopo avere espresso parere contrario sulla Direttiva sulle opere orfane (contestando, in particolare, la legittimità della comunicazione al pubblico degli inediti), sembra avere finora concepito le biblioteche, gli archivi e i musei come qualcosa di completamente alieno dalle finalità dell’Agenda digitale. Infatti, il recente D.L. 179/2012 (cd. “Decreto Crescita 2.0”), convertito in L. 221/2012, prende in considerazione esclusivamente i rapporti tra cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, mentre tace del tutto sulla digitalizzazione e disponibilità in rete del patrimonio scientifico e culturale.

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