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BiblioKINEtheke

Con il 2013 inizia una nuova rubrica sul cinema e il mondo delle biblioteche, dei libri e della lettura. A curarla un giovane critico cinematografico, Matteo Marelli.

Se esistono degli stereotipi attorno all’immagine (che, come sostiene Jean-Luc Nancy «è la somiglianza della cosa. Non è la “cosa stessa” – o la “cosa in sé”») della biblioteca e del bibliotecario (malevoli o benevoli che siano) una grossa responsabilità è da riconoscere a quella macchina di produzione dell’immaginario che è il cinema.
Questa rubrica vorrebbe indagare il rapporto tra il cinema, la biblioteca e il bibliotecario, proseguire (senza pretesa di esaustività) nel solco tracciato da Dario D’Alessandro che, con Silenzio in sala! La Biblioteca nel cinema, ha presentato un repertorio di quattrocentosessantacinque film censiti e schedati, per riprendere da dove quel lavoro si era interrotto, avendo presente naturalmente “Librariana” su AIB-WEB. Senza l’esigenza di procedere cronologicamente e non affidandoci unicamente alle opere uscite in sala, ma recuperando anche un’ampia costellazione di visioni fiammeggianti, febbrili, notturne; che si pongono per propria natura fuori dagli schemi di ordinaria formulazione, e, di conseguenza, fuori dagli schermi. Del resto il cinema per come lo abbiamo conosciuto nel ’900 sta sparendo; ciononostante i film ciascuno di noi continua a vederli, ma seguendo un percorso personale, fatto di visioni spesso casalinghe, di scoperte nelle sconfinate possibilità offerte dal tasto download dei siti internet.

Moonrise Kingdom

Di fronte alla fuga d’amore di due ragazzini, su un’isola che, seppur geograficamente esistente, sembra arroccata in un altrove non ben definito, chiunque abbia un poco di dimestichezza con la letteratura per l’infanzia non può non pensare a Peter Pan. Se a questo si aggiunge (oltre a dei genitori emotivamente lontani o irrimediabilmente perduti) che lei è un’instancabile lettrice, incapace di separarsi dai propri libri a tal punto da ritenerli bagaglio indispensabile per l’avventura, e che lui è un bimbosperduto, un orfano difficile, intollerante agli adulti e alle istituzioni, sembra quasi scontato tornare con la memoria alle pagine del romanzo di Barrie. E invece no!
O almeno non solo, perché adesso quest’immaginario appartiene anche a Moonrise Kingdom di Wes Anderson. Non Wendy e Peter, ma Suzy e Sam: sospesi tra infanzia e adolescenza, in quell’età irrequieta che è cuore di tenebra delle più cupe ossessioni, momento nel quale, però, la possibilità sentimentale è davvero tale (dopo, quando si cresce, basti l’esempio dei coniugi Bishop, i genitori di Suzy, i rapporti avvizziscono e seguono dettati utilitari). Anderson descrive con pudica intensità l’avvicinamento affettivo di due ragazzini, non integrati col mondo attorno. Vivono infelicemente la quotidianità, subiscono l’emarginazione, conseguenza della loro diversità. Gli basta uno sguardo per comprendersi. Prima si cercano; poi si desiderano. Un desiderio ingenuo e immaturo, che si esprime in gesti di disinibito pudore. In Moonrise Kingdom si rimane incantati dai prodigi continuamente rinnovati di una mente malinconica abitata dalle bizzarre chiarezze della geometria. La mano di Anderson, fredda e precisa, deforma i contorni della realtà: i piccoli
personaggi, ora in preda a un torpore autistico, ora eccitati da una vivacità isterica, assomigliano sempre più a delicati burattini meccanici, eppure umani troppo umani nel loro correre, soffrire, innamorarsi. Il regista costruisce un mondo in miniatura: una meticolosa cartografia che non lascia supporre ci sia altro al di fuori dei suoi bordi; esso è una forma finita, conchiusa, e i movimenti di macchina uniformi, le panoramiche multidirezionali, forniscono un’accurata mappatura della superficie del visibile. Procede, devoto alla simmetria, attraverso studiatissimi tableaux vivants dove tutto è sistematizzato e trova una sua precisa collocazione; ogni scena è il risultato di minuzie compositive, un quadro dipinto di fino, con inusitata sapienza pittorica. Ogni cosa è al suo posto, nel senso che ogni elemento occupa nello spazio  la porzione che il testo gli accorda. Moonrise Kingdom, per la sua struttura perfetta, allo stesso tempo semplice e complessa, è un gioc(attol)o che affascina e rapisce. E chi ne resta irritato è perché forse ha perso confidenza con le regole del meccanismo ludico: a questo non si può imporre un proprio metro, un proprio canone o, peggio, una propria aspettativa: bisogna accettare le regole e i principi che il master decide.

Il gusto per il catalogo si traduce in lista libresca: i romanzi di Suzy (Shelley and the Secret Universe; The Francine Odysseys; The Girl from Jupiter; Disappearance of the 6th Grade; The Light of Seven Matchsticks) sono libri immaginari.
Anderson oltre ad inventarne la trama e illustrarne la copertina li ha fatti diventare protagonisti di un corto: Moonrise Kingdom – Animated Book Short (https://www.youtube.com/watch?v=-jNc7HuatHQ).
Cornice delle sei mini-animazioni è la biblioteca; mentre al bibliotecario (già presentatosi nel film in veste di narratore)
tocca il ruolo di “traghettatore”, colui a cui è affidato il compito di introdurre alla scoperta dei volumi.

matteo.marelli1@virgilio.it

Matteo Marelli ha collaborato con il Centro studi – Archivio Pier Paolo Pasolini della Fondazione cineteca di Bologna, e con il Milano Film Festival. Autore di saggi contenuti in volumi collettanei (di recente pubblicazione Il film in cui nuoto è una febbre. 10 registi fuori schermi – Caratteri Mobili, 2012 -; L’ultima trovata. Trent’anni di cinema senza Elio Petri – Edizioni Pendragon, 2012 -), collabora con «Cineforum». È caporedattore di «Uzak.it».

URL: https://www.aib.it/pubblicazioni-aib/aib-notizie/2013/32532-bibliokinetheke/. Copyright AIB 2013-03-06. A cura di , ultima modifica 2013-03-06