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Modern Leonardos and Libraries

Lo Spring Event1, l’evento annuale dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia e l’American University of Rome dedicato al futuro delle biblioteche, è approdato alla sua sesta edizione portando al tavolo del dibattito un tema rivoluzionario: I “maker spaces” e i “fab labs” nelle biblioteche e nei musei.
Quello dei Makers2 è un movimento globale che in Italia conta già con un cospicuo numero di adepti, e che sta diventando il protagonista di un cambiamento epocale descritto dai media e dagli esperti del settore come la “terza rivoluzione industriale”. Neil Gershenfeld3, professore del MIT (Massachussets Institute of Technology) e principale relatore dello Spring Event 2013, è il guru del movimento.
Secondo Gershenfeld, la “Personal Digital Fabrication Revolution” permetterà di avere in pochi metri quadri piccole fabbriche di oggetti generati in modelli 3D e resi reali con strumenti sottrattivi (frese, laser) ed additivi (stampanti di oggetti) alla portata di molte tasche e realtà. Si tratta di una trasformazione della produzione manifatturiera che negli Stati Uniti conta con il supporto dello stesso presidente Obama, il quale recentemente ha stabilito un fondo di 200 milioni di dollari per fondare tre grandi istituti tecnologici dediti alla fabbricazione digitale. Questi “high-tech hubs” interagiranno con le aziende, le università, le scuole e il governo per investire insieme in aree tecnologiche che promuoveranno la produzione in loco, in un tentativo di riportare l’industria manifatturiera all’interno del paese, dopo decenni di delocalizzazione all’estero. L’innovazione nel design, i metalli leggeri, l’elettronica e la fabbricazione digitale sono alcune delle aree in cui questi laboratori lavoreranno.
Cosa c’entrano le biblioteche e i musei in tutto questo?
Molto, a quanto pare. L’Institute for Museum and Library Services4 degli Stati Uniti ha rilevato che c’è un’esplosione di interesse per il movimento dei Makers tra le biblioteche e i musei americani. Nel processo di sperimentazione di questo nuovo fenomeno, le biblioteche e i musei stanno ridisegnando il loro potenziale per la promozione delle competenze del XXI secolo tra gli utenti, e stanno inaugurando nuovi spazi per la creazione e la condivisione di contenuti digitali.
Le biblioteche americane non sono nuove alla creazione di collezioni e servizi che partono dai bisogni degli utenti, secondo un approccio “bottom-up” invece di uno “top-down”.
Oggi esse colgono le enormi opportunità offerte dal fenomeno dei Makers, per aprire al pubblico spazi
per l’acquisizione di competenze digitali. Così facendo, le biblioteche si rivelano ancora una volta fedeli alla loro missione di promuovere la conoscenza, non soltanto basata sul libro in quanto oggetto fisico ma sulle infinite varianti che la comunicazione digitale offre oggi sia agli autori che ai lettori. Il mantra dei bibliotecari americani del XXI secolo, “Libraries are more than just books” (le biblioteche sono molto di più che I libri che contengono) appare più che mai attuale.
Alcuni tra i più prestigiosi musei e biblioteche degli Stati Uniti stanno aderendo a questo movimento: l’Exploratorium (CA), la Carnegie Library (PA), la Westport Public Library (CT), il Newark Museum (NJ), la Detroit Public Library (MI), la Chicago Public Library (YOUMedia), e la Fayetteville Public Library (FFL) di New York, che nel 2011 inaugurò il primo “library maker-space” degli Stati Uniti5. Alla guida del progetto della FFL c’era Lauren Britton Smedley, allieva del Professor David Lankes al corso di “Innovation in Public Libraries” della Syracuse University.
Fin dai primi del Novecento, le biblioteche americane hanno dato spazio all’apprendimento e alla creazione. “Book clubs” per discutere sui libri letti, corsi per imparare a lavorare la maglia o la paglia, e corsi d’insegnamento della lingua inglese per gli immigrati, sono solo alcune delle attività che possiamo osservare indagando nella loro storia.
I nuovi spazi per apprendere le competenze digitali di ultima generazione si presentano quindi come un’evoluzione quasi naturale della vocazione di servizio alle comunità che le biblioteche americane hanno saputo esprimere al meglio fin dalle loro origini.
Recentemente l’Ambasciata USA in Italia ha contribuito a fondare un centro di innovazione digitale dotato di strumenti high-tech – compresa una stampante 3D – presso la Biblioteca San Giorgio di Pistoia (v. Aib Notizie 2/2013). “YouLab Pistoia”6 si presenta come il primo “digital maker space” all’interno di una biblioteca italiana, e come il primo in assoluto di una nuova generazione di “American Corners” che saranno promossi in vari paesi del mondo.
Lo Spring Event ha voluto dedicare l’edizione del 2013 al nuovo fenomeno dei Makers, forse ancora poco noto in Italia ma non per questo meno importante. L’augurio è che i nuovi “Leonardo dei nostri giorni” possano trovare nelle biblioteche pubbliche l’ispirazione e le risorse per immaginare il futuro.

camposg@state.gov


1 http://www.biblionext.it
2 http://makerfaire.com/, http://www.makerfairerome.eu
3 http://ng.cba.mit.edu
4 http://www.imls.gov/
5 http://www.forbes.com/fdc/welcome_mjx.shtml
6 http://www.sangiorgio.comune.pistoia.it/youlab-pistoia-anamerican-corner

URL: https://www.aib.it/pubblicazioni-aib/aib-notizie/2013/35781-modern-leonardos/. Copyright AIB 2013-07-09. A cura di Vanni Bertini, ultima modifica 2013-08-19