Rilanciare le Biblioteche Universitarie e di Ricerca italiane

Documento redatto dalla Commissione Nazionale Università e Ricerca

approvato dal CEN in data 5 luglio 2013

 

Sommario


0 Introduzione e sommario

1 L’organizzazione delle biblioteche universitarie e di ricerca

2 Funzioni tradizionali delle biblioteche universitarie e di ricerca

3 Nuove funzioni nella società della conoscenza

4 Competenze, ruoli e formazione delle professioni bibliotecarie

 

Introduzione

Con il presente documento l’Associazione Italiana Biblioteche intende rilanciare il ruolo e ridefinire le funzioni delle Biblioteche Universitarie e di Ricerca

(d’ora in avanti BUR) quali infrastrutture basilari per la creazione, disseminazione e conservazione della ricerca scientifica e per la costruzione di servizi a sostegno e valorizzazione dell’attività didattica.

Per sostenere le sfide dell’innovazione e della competizione internazionale, infatti, le università ed i centri di ricerca hanno bisogno di una solida infrastruttura tecnologica e della conoscenza. Quest’ultima è organizzata, valorizzata e resa significativa dalle BUR.

L’Associazione Italiana Biblioteche ritiene che la crisi economica e la scarsa disponibilità di risorse per le Istituzioni d’Istruzione Superiore e di Ricerca (d’ora in avanti IISR) rendano urgenti l’attuazione di riforme e di interventi miranti ad integrare servizi e attività, ad accorpare centri di spesa e a rilanciare le iniziative dell’accesso libero.

L’AIB considera, tuttavia, che le IISR possano trarre pieno beneficio dai loro investimenti solo se:

a) si dotano di una politica riguardante le fonti e i canali di diffusione della comunicazione editoriale scientifica,

b) osservano comportamenti coerenti con tale politica dotandosi di un’infrastruttura e di risorse adeguate,

c) rinunciano ad effettuare scelte dettate da un’ottica esclusivamente localistica e/o autonomistica.

L’AIB ha individuato le seguenti aree di sviluppo per le BUR, utili alla realizzazione di una strategia di sviluppo della conoscenza e dell’informazione di carattere universitario e di ricerca che sia razionale ed economicamente sostenibile:

1) una rinnovata organizzazione strutturale e amministrativa;

2) l’ampliamento delle funzioni correnti delle BUR;

3) l’assunzione di ruoli di coordinamento e di supporto nelle seguenti aree di sviluppo:

a) condivisione delle conoscenze;

b) diffusione dell’accesso aperto;

c) valutazione della ricerca;

d) educazione e formazione degli utenti.

4) il riconoscimento dei nuovi ruoli e competenze e l’individuazione di percorsi formativi per le professioni bibliotecarie e della mediazione informativa. Si tratta di un aspetto non soltanto limitato alle competenze strettamente professionali, ma anche – e soprattutto – esteso alle figure dirigenziali (manageriali), senza le quali ogni possibile progetto di rilancio delle BUR rischia di essere confinato in un perimetro tecnico e privo di impatto strategico.

Investire nelle linee di sviluppo sopra elencate significa non solo aprire le BUR a una diversa concezione e rappresentazione del proprio ruolo, ma anche innovare profondamente l’università e la ricerca italiana.

0.1 Il valore economico e educativo delle biblioteche universitarie di ricerca

Punti di cerniera tra le istituzioni d’istruzione superiore e di ricerca (IISR) e le fonti di comunicazione scientifica, le BUR si trovano oggi a riaffermare il proprio ruolo di strutture dotate di collezioni e servizi destinati all’uso di molteplici comunità di utenti e non allo sfruttamento commerciale dell’informazione in una nuova congiuntura originata dalla società digitale della conoscenza. Tale congiuntura è caratterizzata da molteplici cambiamenti di contesto generali:

evoluzione tecnologica; nascita di nuovi modelli editoriali; marcata disintermediazione nei flussi di distribuzione del sapere, accompagnata dalla privatizzazione delle fonti e dei canali di trasmissione delle conoscenze; disintermediazione del livello della ricerca di informazioni; nuovi comportamenti di ricerca degli utenti influenzati da aspettative alimentate dai motori di ricerca Internet; modello di ricerca orientato alle tecnologie (technology-oriented) basato su dati digitali; accorpamenti disciplinari trasversali nelle IISR che mutano i tradizionali confini tra campi disciplinari.

Il rafforzamento del legame tra scienza e società attraverso le tecnologie ridisegna, inoltre, il ruolo delle BUR proponendole come interlocutore sociale aperto al territorio locale. La missione delle BUR va, quindi, ripensata in chiave multifunzionale: la biblioteca come luogo di studio, la biblioteca digitale, la biblioteca come luogo d’incontro, la biblioteca come spazio di intrattenimento.

Sotto il profilo delle collezioni, le BUR amministrano e diffondono i documenti pubblicati da editori scientifici. Questo mondo di produttori è oggi modellato in modo crescente da logiche economiche d’integrazione verticale e di concentrazione in pochi gruppi, spesso definiti “oligopoli del sapere”. Come gli editori, anche i nuovi entranti (attori del calibro di Google e Amazon) aspirano ad occupare funzioni di produzione e di mediazione lungo la catena della comunicazione editoriale scientifica: nella misura in cui le risorse pubblicate – libri, articoli e altro materiale di insegnamento e di ricerca – rimangono private e ad accesso chiuso, le BUR rimangono gli strumenti indispensabili per l’acquisizione di pubblicazioni e per la loro circolazione. Accanto a tale ruolo tradizionale esse affiancano però nuove missioni e funzioni rese necessarie dallo sviluppo repentino della tecnologia, dai servizi della biblioteca digitale, dalla diffusione dei modelli Open Access di disseminazione della conoscenza e dalla crescente trasversalità delle scienze. Sono, quindi, notevoli le opportunità di crescita per le BUR che si orientino verso la produzione, il trattamento e la condivisione di saperi liberi non condizionati da esigenze di carattere commerciale.

Per questa ragione, mai come in questo momento di profonda trasformazione, investire nello sviluppo delle BUR conviene alle università e agli enti pubblici di ricerca, perché li aiuta a realizzare risparmi nella scelta delle fonti di comunicazione digitale, perché le rende autonome dai condizionamenti di natura privata e perché amplia e diversifica l’universo dei fornitori d’informazione, contribuendo così a garantire l’indipendenza della ricerca e dell’insegnamento.

L’Associazione Italiana Biblioteche ritiene che, malgrado la crisi economica e la scarsa disponibilità di risorse, la riorganizzazione degli atenei rappresenti un momento strategico per il futuro sviluppo delle BUR e dei Sistemi Bibliotecari di Ateneo (d’ora in avanti SBA).

 

1. L’organizzazione delle BUR

Negli ultimi decenni le IISR hanno accentuato la loro autonomia, chiedendo e ottenendo il supporto degli enti regionali e delle istituzioni locali. Questa tendenza è stata positiva per l’amministrazione delle BUR e ha stimolato la creazione e il consolidamento dei SBA. Tale logica autonomistica, tuttavia, non appare compatibile con il fenomeno di concentrazione del mercato della comunicazione editoriale scientifica e delle piattaforme di rete. Una politica dell’informazione di supporto alle BUR deve quindi aprire alla cooperazione nazionale e internazionale e individuare un punto centrale di coordinamento e di presa di decisione in materia di acquisizione di risorse e di piattaforme.

1.1 Un’agenzia nazionale di coordinamento

Lo sviluppo di servizi avanzati per le BUR richiede strategie a lungo termine e scelte condivise e coordinate. A ciò si aggiunga che la contrattazione collettiva con i grandi gruppi editoriali è vantaggiosa se effettuata da posizioni di forza; se invece si sviluppa al livello balcanizzato delle singole IISR locali, costituisce un fattore poco razionale di distribuzione delle risorse. Paesi dalla provata inclinazione autonomistica e federalistica, come la Gran Bretagna e la Germania, hanno avvertito il bisogno di creare organismi centrali di coordinamento delle politiche di comunicazione scientifica, individuando rispettivamente nel JISC (Joint Information Systems Committee) e nella DFG (Deutsche Forschungsgemeinschaft) le strutture leader in materia di politiche dell’informazione digitale. In Francia, in seno al Ministère de l’Éducation nationale et de la Recherche, agisce una Inspection nationale des Bibliothèques.

La CRUI, attraverso la sua Commissione Biblioteche e i Gruppi di lavoro costituiti negli ultimi anni al suo interno (Gruppo di lavoro “Linee Guida per le politiche bibliotecarie del sistema universitario”, Gruppo di lavoro sull’Open Access, CARE) ha svolto, grazie anche alla pubblicazione di una serie di documenti e di linee guida, un prezioso lavoro di advocacy e di sostegno all’azione delle BUR. In fase applicativa, tuttavia, il livello della cooperazione resta largamente insufficiente e privo, al momento, di una visione strategica a lungo termine.

Raccomandazioni

L’organizzazione amministrativa delle BUR ha bisogno di:

- Un centro nazionale di coordinamento e di servizi per l’attuazione delle politiche necessarie allo sviluppo delle BUR. Il Centro dovrebbe essere in grado di elaborare i progetti e le soluzioni tecniche per la risoluzione delle trattative collettive con i grandi gruppi editoriali, di individuare le scelte operative e di sviluppo tecnologico da proporre all’attenzione del nuovo superconsorzio CINECA.

Tali scelte dovranno essere orientate a favorire l’integrazione delle BUR con altre strutture e servizi universitari (didattica online, valutazione della ricerca, sistemi informativi, portale di ateneo) e a facilitare la risoluzione dei problemi della biblioteca digitale e dei problemi relativi al diritto d’autore;

- Essere presente nella governance di tale centro di coordinamento e di servizi ;

- Rafforzare l’indirizzo open source, interdisciplinare e basato su standard aperti, nelle scelte tecnologiche riguardanti le infrastrutture digitali facendo delle biblioteche il fattore di propulsione e di attuazione;

- Elaborare in modo unitario proposte e linee guida riguardanti le questioni di diritto d’autore (ad esempio in merito al problema delle opere orfane). Aprire un dialogo con gli editori per far sì che nei testi normativi e nei regolamenti attuativi siano prese in considerazione le esigenze specifiche dell’insegnamento universitario e della ricerca.

 

1.2 Le strutture decentrate: i sistemi bibliotecari di Ateneo

In quanto insiemi coordinati di strutture di servizio i SBA sono responsabili dello sviluppo, della gestione, della valorizzazione, dell’accesso e, infine, della conservazione delle risorse documentarie, online, su carta o su altro supporto. Essi hanno sostenuto in modo organico e coordinato la crescita e il cambiamento di ruolo delle BUR. Gli assetti organizzativi che si stanno delineando negli atenei italiani con l’approvazione dei nuovi Statuti, a seguito della legge di riforma delle università (L. 30 dicembre 2010, n. 240) possono offrire ulteriori opportunità di sviluppo e modelli organizzativi avanzati, anche in quei casi in cui i SBA siano stati ricondotti all’interno di strutture di servizio di altra natura (ad esempio area della ricerca, area dei sistemi informativi, area della comunicazione).

Raccomandazioni

L’AIB propone quindi di:

- Riconoscere il ruolo dei SBA come un insieme coordinato di strutture (biblioteche, musei, archivi, centri di documentazione e uffici centrali incaricati di gestire le piattaforme di accesso alla conoscenza) specializzate nella costruzione, nella disseminazione, nella valorizzazione, nella conservazione e manutenzione di risorse e servizi a sostegno della didattica e della ricerca; si tratta di un aspetto simmetrico e coerente con la necessità di riconoscere un ruolo di primo piano ai singoli SBA all’interno degli Atenei di riferimento. Infatti, solo la presenza dei responsabili dei SBA all’interno degli organi di governo delle IISR può fare emergere la consapevolezza dell’importanza e del contributo dei SBA al successo di una IISR;

- Salvaguardare, nel rispetto della contabilità ispirata al criterio del Bilancio unico, l’autonomia organizzativo-gestionale dei SBA e il riconoscimento della loro autorevolezza nella gestione, promozione, valorizzazione e conservazione del patrimonio bibliografico.

 

2. Funzioni tradizionali delle biblioteche universitarie e di ricerca

2.1 Sviluppo e gestione delle collezioni

La funzione di sviluppo, gestione e conservazione delle collezioni cartacee e digitali comporta quattro fasi: a) acquisizione di materiale utile alle attività di ricerca e didattica, b) trattamento, c) diffusione verso l’utenza d) conservazione. In relazione al materiale soggetto al diritto d’autore, tali attività sono destinate ad amplificarsi in lunghezza, larghezza e profondità. Più lunga è oggi, infatti, la lista di risorse da acquisire, che comprende non solo libri, periodici e letteratura grigia in formato cartaceo, come un tempo, ma risorse elettroniche di varia natura e di differenti formati quali monografie e periodici in formato digitale, basi di dati, dati primari (raw data), video ed altre risorse multimediali. Più larga e articolata è anche la cerchia di pubblici da soddisfare, nella misura in cui vengono rimesse alle università maggiori competenze negli obiettivi di insegnamento, con pubblici adulti e variamente connotati. Più profondo e complesso è, infine, il ciclo di attività legate all’organizzazione strutturata dell’informazione, che non si limita più alla catalogazione tradizionale, ovvero alla creazione di metadati su scala locale o partecipata (SBN), ma comprende la gestione di varie tipologie di metadati non creati dalla biblioteca ma acquistati da fornitori (ad esempio quelli che fanno parte integrante delle knowledge base degli OpenURL resolver) e l’implementazione di sofisticati strumenti di accesso e di trattamento delle risorse elettroniche (OpenURL resolver, motori per la ricerca federata, discovery tools, depositi istituzionali), volti a garantire un accesso strutturato a un’informazione sempre più disponibile in diversi formati e, più in particolare, in formato digitale.

Raccomandazioni

Pur consapevole della criticità del quadro economico difficile nel quale si muove il sistema universitario italiano e l’intero nostro Paese, l’AIB sottolinea le seguenti priorità in rapporto alla funzione di sviluppo e gestione delle collezioni delle BUR:

- Dotare le BUR delle risorse adeguate ad effettuare piani di acquisizione, di trattamento e di diffusione delle risorse tali da consentire il raggiungimento di livelli adeguati di efficacia;

- Garantire un’adeguata progettazione dei piani di azione relativi alla digitalizzazione delle opere in pubblico dominio che appartengono al patrimonio culturale italiano;

- Garantire un utilizzo continuativo delle risorse da parte degli utenti tramite adeguati orari di apertura delle biblioteche e l’accesso remoto tramite mezzi elettronici;

- Dotare i sistemi centrali di coordinamento delle biblioteche e le stesse BUR dei poteri e degli strumenti necessari ad effettuare lavori di benchmarking e di valutazione;

- Creare tavoli trasversali di coordinamento e lavoro tra le strutture bibliotecarie, i sistemi informativi e le strutture giuridico-amministrative, patrimoniali e contabili interne ad un’IISR, per poter risolvere efficacemente le questioni legate alla diffusione ed alla conservazione del patrimonio posseduto dalle BUR.

 

3. Nuove funzioni nella società della conoscenza

In ambito tradizionale le BUR hanno gestito quasi esclusivamente pubblicazioni elaborate all’esterno delle IISR, principalmente nei due stadi topici della comunicazione editoriale scientifica: monografie e periodici. Questo non è più il caso della BUR del Ventunesimo secolo.


3.1 La biblioteca gestore di informazioni e di relazioni

Nella società della conoscenza la comunicazione scientifica di tipo digitale è un continuum che ha inizio con la lezione (“pubblicazione orale”, la chiamava Merton) e termina con i blog e le altre tipologie di social networking. E’ compito della biblioteca non solo provvedere alla distribuzione dei saperi tracciabili, ma anche offrire l’apparato necessario alla condivisione di conoscenze le quali, nell’universo effimero dei dispositivi di comunicazione mobile, rischierebbero altrimenti di dissiparsi. In altri termini, è importante identificare nella BUR non solo il luogo di gestione di materiale utile per la didattica e la ricerca, ma anche il punto di attivazione e di stimolazione delle relazioni tra le distinte comunità accademiche.

Raccomandazioni

In tale prospettiva l’Associazione Italiana Biblioteche promuove le seguenti raccomandazioni:

- Accentuare la dimensione di clustering delle università, identificando le comunità destinate a incrociare i loro percorsi disciplinari e didattici;

- Rendere la biblioteca il foro di incontro di tali comunità, attrezzandole con sistemi informatici in grado di trasformare la comunicazione scientifica impartita dall’università in sapere condiviso e valorizzato, a beneficio delle comunità dei docenti e dei ricercatori;

- Aprire i sistemi e le infrastrutture alla collaborazione in rete.

3.2 La biblioteca come editore di pubblicazioni in Open Access

Distribuire i saperi significa innanzitutto sostenere la disseminazione della conoscenza scientifica prodotta nelle università e nei centri di ricerca. Le BUR sono state coinvolte nei progetti Open Access (d’ora in poi OA) da un fattore economico contingente (nell’arco di un ventennio, la crescita del prezzo dei periodici è stata pari a sei o sette volte il tasso di inflazione), ma ne hanno adottato in pieno i principi fondamentali perché coerenti con l’obiettivo costituzionale di offrire un accesso ampio e democratico alla conoscenza. In relazione all’OA l’azione delle biblioteche si è sviluppata:

a) sensibilizzando i docenti, i ricercatori e, ormai sempre più di sovente, anche l’opinione pubblica e i decisori politici sulle tematiche dell’OA;

b) lanciando numerosi progetti incentrati sull’OA come la creazione degli archivi istituzionali per il deposito dei prodotti della ricerca scientifica, la nascita di alcune piattaforme editoriali per sostenere la pubblicazione di riviste e monografie ad accesso aperto, la creazione delle case editrici universitarie.

Negli ultimi dieci anni l’OA ha ottenuto anche in Italia una serie di avanzamenti.

In particolare è doveroso registrare:

– il sostegno politico dato dai Rettori delle università italiane con la dichiarazione di Messina del 2004 a sostegno della Dichiarazione di Berlino del 2003;

– la costituzione in seno alla Commissione Biblioteche della CRUI di un gruppo di lavoro dedicato all’OA;

– l’inserimento nei nuovi Statuti di alcune clausole di principio a sostegno dell’accesso aperto da parte di più di trenta università italiane (1);

– la pubblicazione del documento di indirizzo (Position statement) sull’accesso aperto ai risultati della ricerca scientifica firmato da marzo 2013 dalla CRUI e dai principali enti pubblici di ricerca italiani (2).

Nonostante questi segnali positivi alcuni fattori hanno rallentato in Italia la crescita quantitativa e qualitativa dei progetti di Accesso Aperto. In particolare, è venuto a mancare l’impegno concreto della leadership delle IISR ai progetti OA.

Raccomandazioni

In riferimento alla funzione della BUR nei progetti OA, l’AIB chiede che:

- Si predisponga una strategia nazionale a favore dell’accesso aperto sulla base di quanto richiesto dalla Raccomandazione CE del 17.7.2012 n. 4890;

- Le università e gli enti pubblici di ricerca adottino degli atti di indirizzo per dare attuazione ai valori e ai principi dell’OA;

- Vengano garantite le risorse umane e finanziarie necessarie allo sviluppo dei progetti OA;

- Siano riconosciute le figure professionali nuove e le competenze maturate negli ultimi dieci anni dai bibliotecari che si sono occupati della promozione e della gestione dei progetti OA.

L’AIB saluta favorevolmente la nomina del National Point of Reference per l’OA e della Commissione MIUR sull’OA.

L’AIB auspica, quindi, la costituzione di un tavolo di lavoro tra il MIUR, la CRUI, gli enti pubblici di ricerca e i rappresentanti dei soggetti interessati al tema dell’OA (editori, autori, biblioteche, enti che finanziano la ricerca) per definire le priorità e le linee di azione relative all’OA in Italia.

3.3 L’apporto alla valutazione della ricerca

Le competenze che le BUR possono mettere a disposizione delle IISR sono bibliografiche, biblioteconomiche e bibliometriche. Sono ormai numerose le BUR italiane che mantengono le anagrafi della ricerca locali in seno al proprio organismo di appartenenza. In quanto responsabili delle anagrafi e/o degli archivi istituzionali ad accesso aperto le BUR hanno acquisito, oltre alle competenze in materia di bibliometria, nuove competenze in materia di procedure di peer review e in campo redazionale ed editoriale.

Il ruolo delle BUR a supporto della valutazione della ricerca è stato determinante in occasione del secondo esercizio nazionale di valutazione della ricerca (VQR 2004-2010), soprattutto in fase di attivazione dei flussi di lavoro procedurali e del controllo e validazione dei metadati. Le biblioteche hanno lavorato in sinergia con i diversi uffici preposti alla valutazione interna (nuclei di valutazione) ed esterna, con i centri di informatica e con le divisioni della ricerca.

Raccomandazioni

A tale proposito l’AIB considera indispensabile che le IISR:

- Favoriscano l’interoperabilità tra gli archivi istituzionali e le anagrafi della ricerca, adottando standard e protocolli aperti e collegando le liste bibliografiche alle risorse full-text, quale che sia il mezzo di pubblicazione;

- Stabiliscano un legame funzionale tra le unità bibliotecarie incaricate di mantenere l’anagrafe della ricerca e/o gli archivi istituzionali, i gruppi di esperti incaricati della valutazione della ricerca e gli uffici interni preposti alla valutazione della ricerca

- Utilizzino gli archivi istituzionali per sperimentare l’applicazione delle nuove metriche del web alla valutazione della ricerca;

– Riconoscano le figure professionali nuove e le competenze maturate dai bibliotecari accademici nell’ambito della valutazione della ricerca

3.4 Educazione e formazione dell’utenza

L’universo documentale espresso dalla Rete ha bisogno di “cornici” (frames) che siano elementi strutturanti per la loro analisi e interpretazione. Tali “cornici” si costruiscono in funzione di momenti topici di produzione, distribuzione e rappresentazione del documento e sono articolate in relazione alle varie tappe di progresso della ricerca. Esse non si impongono tra gli utenti ricercatori in modo spontaneo, ma vanno strutturate in percorsi curricolari specifici strettamente collegati alle categorie documentali disciplinari e alle distinte pratiche delle comunità di ricerca.

Raccomandazioni

È indispensabile quindi che le IISR si dotino di programmi specifici di educazione e formazione dell’utenza (Information Literacy) che possano:

- aiutare alla trasformazione dell’informazione documentale in processi conoscitivi di tipo individuale e sociale.

In collaborazione con le comunità dei docenti universitari, le BUR potranno integrare i contenuti dei percorsi curricolari con ore di lezione riconosciute da crediti formativi dedicate all’utilizzo della biblioteca fisica, digitale ed agli strumenti avanzati di ricerca (Information Retrieval) e di disseminazione dell’informazione.

 

4. Competenze, ruoli e formazione delle professioni bibliotecarie

L’esistenza di un sistema di BUR capace di raggiungere i traguardi richiesti dalla società e dall’economia della conoscenza e aperto alle sfide dei nuovi media e delle tecnologie avanzate dipende dalla disponibilità di personale preparato, in grado di identificare i mutamenti del contesto e le nuove esigenze degli utenti e sappia elaborare una risposta ai cambiamenti in seno alle realtà in cui si trova ad operare.

4.1 Competenze e ruoli nelle biblioteche universitarie e di ricerca

Il personale delle BUR deve avere una solida competenza biblioteconomica di base; deve, inoltre, sapersi orientare nell’universo delle basi di dati, delle fonti editoriali elettroniche e degli archivi ad accesso aperto. Deve sapere utilizzare i media e le reti sociali, conoscere i servizi di informazione commerciale, al fine di poter costruire una valida offerta alternativa di carattere non commerciale. Devono, inoltre, essere sviluppate conoscenze disciplinari utili ad approfondire i bisogni di specifiche comunità di utenti e a favorire il dialogo tra le stesse, all’analisi di metadati e di linguaggi di marcatura, alla personalizzazione e parametrizzazione delle piattaforme e alla risoluzione delle questioni relative al diritto d’autore.

Infine, non sono da trascurare competenze di tipo manageriale e competenze relative alla comunicazione e alle modalità del lavoro di gruppo.

Lo sviluppo di nuove funzioni e abilità richiede un lavoro di definizione di nuovi ruoli basati su competenze molto più specializzate rispetto a quelle del bibliotecario del passato. Questo obiettivo richiede una strategia su diversi livelli:

1. formazione continua dei dipendenti volta a specializzarne il ruolo;

2. reclutamento di nuove competenze all’esterno;

3. definizione formalizzata di nuovi ruoli per facilitare il processo interno ed esterno di riconoscimento delle nuove competenze, delle funzioni e dei servizi che vengono erogati.

Un’analisi della letteratura degli ultimi cinque anni sui ruoli emergenti nelle biblioteche accademiche e di ricerca e un’indagine parallela sugli annunci di posti vacanti nelle biblioteche universitarie negli Stati Uniti pubblicati nel primo semestre del 2012 sulle principali liste di discussione ha portato a definire i seguenti nuovi ruoli:

1. Scholarly Communication Librarian

2. Repository Manager

3. Copyright and licensing Librarian

4. Semantic Librarian

5. Metadata Librarian

6. Data Librarian

7. Electronic Resources (ER) Librarian

8. Digital Services Librarian

9. Knowledge Manager

Tali ruoli possono in realtà essere associati e combinati tra loro per formare figure complesse sulla cui definizione influiscono elementi come la dimensione della BUR, l’organizzazione e distribuzione dei carichi di lavoro, ecc. Quello che conta è la dimostrata capacità di svecchiare i profili professionali in base a una visione strategica del futuro delle BUR.

Raccomandazioni

In tale contesto l’AIB propone che:

– Siano riconosciute dalle IISR le competenze altamente specializzate maturate negli ultimi anni nel contesto delle BUR;

– Venga favorita la formazione in ingresso dei neoassunti e la crescita professionale continua dei bibliotecari che prestano servizio nelle BUR;

– Siano riformulati i profili professionali in relazione ai nuovi ruoli delle BUR, tenendo conto dei criteri di qualificazione professionale definiti dall’AIB con riferimento alla normativa vigente in tema di professioni non regolamentate (L. 4 / 2013).



F4.2 Formazione universitaria e professionale

L’offerta formativa trasmessa nei corsi di beni culturali/beni librari risulta inadeguata a incontrare la domanda di competenze che emerge nelle BUR. Essa è, inoltre, fortemente disallineata rispetto alle tendenze presenti nelle scuole di biblioteconomia dei più importanti paesi occidentali, dove da oltre un ventennio gli studi bibliotecari si sono fusi con le scienze dell’informazione (Library & Information Science in USA e nei paesi anglosassoni, Bibliotheks- und Informationwissenschaft in Germania, ENSSIB, Ecole Nationale Supérieure des Sciences de l’Information et des Bibliothèques in Francia).

Manca in Italia un’offerta formativa professionalizzante di medio-alto livello per la formazione della professione bibliotecaria che sia in grado di legare i contenuti dei corsi universitari con le sfide emergenti dalla professione.

E’, infine, assente un quadro coerente ed omogeneo di riferimento per la formazione che tenga conto delle specificità della professione bibliotecaria inserendola in un contesto di dialogo continuo con gli altri professionisti dell’informazione

Raccomandazioni

L’AIB chiede quindi:


– di attivare un tavolo di lavoro per discutere ed individuare insieme alla comunità dei docenti di scienze dell’informazione e di scienze del libro i possibili percorsi di sviluppo della formazione curriculare e professionale delle funzioni bibliotecarie e di mediazione dell’informazione in Italia.

 

Note


(1) L’elenco delle università che hanno inserito clausole sull’OA nei propri Statuti è alla URL: http://wiki.openarchives.it/index.php/Statuti_di_ateneo:_clausole_sull%27accesso_aperto_inserite_nel_testo.

(2) Il Position statement è accessibile alla URL: http://wiki.openarchives.it/index.php/Position_statement_Open_Access.