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Parliamo di… Incontro con gli studenti toscani

di Rachele Arena e Ilario Ruocco

Il 7 aprile 2014 si è tenuto un incontro organizzato dalla Sezione Toscana di AIB presso la Biblioteca delle Oblate di Firenze a cui siamo stati invitati a partecipare. Riportiamo qui alcune delle domande poste e le risposte.

Studente: E’ previsto qualche concorso? Dove troviamo l’informazione?

Ilario Ruocco: Ogni pubblica amministrazione bandisce concorsi quando ne ha la esigenza e la possibilità; i bandi (o i soli avvisi) sono visibili nella Gazzetta Ufficiale 4’ serie speciale Concorsi ed esami, ma alcuni siti web danno anche possibilità di ricerca per tipologia, regione o altri criteri, oltre a newsletter periodiche. L’AIB offre AIB-CUR LAVORO, un elenco cronologico di concorsi ed altre opportunità di lavoro per bibliotecari, realizzata da Eugenio Gatto; è disponibile sul sito AIB ed è anche diffuso nella lista di discussione Aib-cur (per chi non lo sapesse, Aib-cur è – invece – una lista ad accesso libero anche per i non associati AIB, e i messaggi sono responsabilità dei rispettivi mittenti, non dell’AIB stessa). A livello locale, annunci di concorsi o ricerca personale possono comparire anche nella newsletter BSB NEWS della Biblioteca Luigi Crocetti della Regione Toscana. La tendenza è però negativa, come emerge in modo evidente da due monitoraggi da noi realizzati: nel primo, relativo alla sola Lombardia nel periodo di osservazione 2008-2010, abbiamo contato 90 bandi pubblici o offerte di lavoro da privati; nel secondo, relativo a tutta Italia e periodo 2011-2013, i bandi rilevati sono stati soltanto 41, per 43 posizioni nominali. Come in altri settori lavorativi, le possibilità di inserimento a breve termine sono verosimilmente poche.

Studente:Cosa significa la L. 4/2013 e quali benefici ci da?

Rachele Arena: Prima della L. 4/2013 vi erano da un lato le professioni tradizionali organizzate in ordini o in albi, registri ed elenchi tenuti da amministrazioni od enti pubblici (es.: avvocati, notai, ingegneri, architetti, giornalisti, ecc.) e dall’altro le professioni “nuove” del tutto prive di regolazione (es.: archeologi, bibliotecari, grafologi, traduttori e interpreti, tributaristi, ecc.). La L. 4/2013 regolamenta per la prima volta in Italia le professioni non inquadrate in ordini o collegi. Essa rappresenta un momento importante per la modernizzazione del sistema professionale italiano poiché gli albi di carattere ordinistico non sono più in linea con i tempi e con il contesto europeo. La legge introduce il principio del libero esercizio di tali professioni “fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica del professionista”. Tali professioni possono essere esercitate in forma individuale, associata, societaria o nella forma del lavoro dipendente. I professionisti possono dar vita ad associazioni professionali per valorizzare le competenze degli associati, diffondere il rispetto di regole deontologiche e favorire la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole della concorrenza. L’art. 6 ci dice che la norma tecnica UNI qualifica la professione; essa contiene i principi e i criteri generali che disciplinano l’esercizio auto-regolamentato dell’attività professionale di bibliotecario, assicurandone la qualificazione, e si propone in particolare come descrittiva delle conoscenze, abilità e competenze che definiscono il profilo del bibliotecario. L’Associazione professionale invece individua le specifiche attività professionali le quali non possono essere in contrasto con la norma UNI.

Un sistema bibliotecario moderno ed efficiente può essere raggiunto solo attraverso una gestione professionale e il bibliotecario è una figura professionalmente preparata in grado di gestire e organizzare un servizio di qualità. È evidente però che oggi le sue funzioni sono complesse. Egli può trovarsi ad operare in differenti contesti organizzativi cui conseguono eventuali diversi livelli di responsabilità. Tutto ciò richiede competenze professionali articolate: accanto alle conoscenze di carattere tecnico-biblioteconomico egli dovrà avere anche competenze di carattere gestionale e amministrativo. Le specifiche attività professionali dei bibliotecari oggi sono state individuate da un apposito gruppo di lavoro all’interno di OLAVEP e presentate al 58. Congresso Nazionale AIB a Roma in data 29 novembre 2013. L’intervento mio e di Ilario Ruocco “Lavorare in biblioteca nell’Italia di oggi: una prima ricognizione quantitativa e qualitativa” sarà pubblicato negli atti del Congresso AIB 2013.                                                                                                                                                                                                                                                                              L’AIB si trasforma in associazione professionale dei bibliotecari italiani e diventa importante la “qualità” delle prestazioni fornite nei confronti degli utenti/consumatori finali. Il bibliotecario che esercita effettivamente la professione secondo la L. 4/2013 ha davanti a sè due strade percorribili: può chiedere la certificazione di conformità alla Norma UNI a organismi di certificazione accreditati dall’organismo unico nazionale di accreditamento ai sensi del regolamento CE n. 765/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008 oppure può richiedere l’attestazione rilasciata dall’AIB a garanzia di qualità. La prima strada è molto costosa, la seconda (attestazione rilasciata dall’AIB) è meno costosa e più vantaggiosa in termini di qualità del professionista perché essa si fonda sulle specifiche attività professionali e tiene conto delle continue evoluzioni di un mercato del lavoro libero e competitivo. L’Associazione professionale è chiamata ad attestare che i propri iscritti possiedono i requisiti per il corretto esercizio della professione e che gli stessi tengono aggiornata la propria formazione nel tempo.

Studente: Quelli che lavorano in biblioteca non hanno una laurea specifica, perché noi dovremmo averla?

Ilario Ruocco: I corsi di laurea specifici sono stati istituiti relativamente da poco (a inizio anni ’90 i corsi in Conservazione dei beni culturali) e per ragioni anagrafiche pochi oggi possono avere un titolo di studio di quel tipo. In passato era possibile, al più, inserire nel piano di studi uno o più esami specifici. Inoltre, nelle biblioteche lavorano anche persone che provengono, in seguito a mobilità interna, da uffici amministrativi, anche se sono privi di preparazione tecnica specifica; oppure, vi sono bibliotecari preparati, ma inquadrati con profili generici come “istruttore amministrativo” e simili. Tutto questo perché, come detto sopra, la nostra professione non è ancora pienamente riconosciuta a livello legislativo e in alcuni contratti nazionali, quello degli enti locali in primis, non esiste il profilo professionale specifico. La situazione potrebbe cambiare in parte, per effetto della Legge 4/2013. Tornando al titolo di studio, nel monitoraggio citato sopra abbiamo rilevato che, fra i 18 bandi di concorso e offerte di lavoro rivolti a laureati, 8 prevedevano come requisito obbligatorio una laurea in materie biblioteconomiche/archivistiche o in conservazione dei beni culturali, oppure una laurea non specifica unitamente a titolo post-laurea specifico. Quindi, è necessaria, o comunque conviene una laurea specifica? Al momento può dare qualche chance in più, ma la valutazione da fare resta ovviamente quella del rapporto costi/benefici. In ogni caso la formazione, comunque sia acquisita, rimane un investimento a medio-lungo termine, i cui frutti possono arrivare anche molto dopo. Purtroppo da alcuni anni, giovani e giovani adulti, pur ben formati, accedono al lavoro con grande ritardo, oppure con uno scarso riconoscimento (precarietà, sotto-inquadramento).

Studente: Corsi di formazione anche a pagamento, chi li offre?

Ilario Ruocco: L’offerta è abbastanza ampia. Una vasta rassegna, aggiornata di recente (febbraio 2014), è quella realizzata dall’Osservatorio formazione dell’AIB: elenca corsi universitari, post universitari e master. Per la formazione non universitaria è assai utile la pagina (con informazioni anche su altri aspetti dell’accesso alla professione) Come si diventa bibliotecari di Riccardo Ridi con suggerimenti di Giulia Visintin. Corsi di uno o più giorni vengono organizzati dalle sezioni regionali AIB: rivolti ai bibliotecari già in servizio, sono in genere accessibili anche a chi bibliotecario non lo è ancora. Altri corsi sono offerti da società private, istituzioni religiose o non-profit. Una risorsa utile è il Progetto Trio della Regione Toscana, i cui corsi a distanza (e-learning), del tutto gratuiti, coprono numerosissimi argomenti. Inoltre occasioni formative, oltre che di confronto informale con colleghi, sono le presentazioni di libri, i convegni (fra i quali l’annuale convegno delle Stelline a Milano, organizzato dalla rivista Biblioteche Oggi), i congressi, spesso a partecipazione gratuita. Il consiglio che ci sentiamo di dare è di analizzare la propria situazione rispetto all’obiettivo (un concorso in un ente locale? Oppure in una Università? O la selezione per una istituzione internazionale? O per una società di catalogazione e digitalizzazione?) e costruirsi, magari con l’aiuto di un collega più esperto, un percorso attraverso cui migliorare ogni aspetto della preparazione, ovviamente valutando anche il rapporto tra costi (monetari e di impegno personale) e progressi attesi. I candidati migliori sono quelli che ottengono una valutazione media o medio-alta su ogni aspetto (materie tecniche, legislazione, lingua straniera, informatica…), e non valutazioni altissime in alcuni aspetti ma del tutto insufficienti in altri.

Studente: Perché l’Università non mette in comunicazione con il mondo del lavoro? Perché non aggiorna programmi?

Rachele Arena: Sarebbe utile introdurre nelle Università un percorso che introduca i giovani laureati nel mondo del lavoro e li aggiorni sulle opportunità e sulle criticità della professione. In alcuni Atenei qualcosa si sta muovendo ma occorre fare di più. In questo ambito potrebbe trovare spazio proprio l’Associazione professionale. Sarebbe utile, ai fini di un più semplice inserimento nel mondo del lavoro, un aggiornamento dei curricola universitari italiani per renderli più vicini a quelli europei. Nel triennio 2011-14 Anna Maria Tammaro, Anna Della Fornace e Luisa Marquardt hanno fatto un’analisi puntuale degli attuali curricula universitari in Italia e li hanno confrontati con quelli europei. Il risultato di questo confronto è stato che nel nostro Paese viene dato ampio spazio alle materie filologiche, paleografiche e codicologiche mentre hanno poco peso rispetto all’Europa materie come “tenologie dell’informazione e digitale”, “information literacy” e “management”. Questo studio è stato presentato a Roma il 29 novembre 2013 al 58. Congresso dell’AIB e sarà pubblicato negli Atti del Congresso AIB 2013. Occorrerà avviare dei tavoli istituzionali con la CRUI e con gli Atenei italiani per la riforma dei curricola attuali. Certamente si deve considerare che la crisi e i continui tagli dovuti alle politiche di spending review hanno creato enormi difficoltà nelle Università italiane.

Studente: Cooperative e lavoro esternalizzato: chi ci tutela dallo sfruttamento?

Rachele Arena: Un ambito di attività storico dell’Osservatorio Lavoro e Professione (OLAVEP) è il servizio di consulenza e assistenza diretta. E’ possibile richiedere una consulenza in tema di lavoro e professione del bibliotecario scrivendo a olav@aib.it. Uno dei temi più ricorrenti affrontati riguarda i contratti di outsourcing e il sotto-inquadramento contrattuale. Nel triennio 2011-14 l’AIB tramite OLAVEP ha promosso una campagna contro il massimo ribasso nelle gare di appalto di lavoro, servizi e forniture per un controllo deciso sulle condizioni di lavoro, retribuzione e sicurezza degli operatori del settore bibliotecario. Il sotto-inquadramento contrattuale è lesivo della dignità professionale. Olavep con la collaborazione di Aspidi ha creato un apposito gruppo di lavoro in tema di esternalizzazioni e si è avviato un confronto su questo tema tra P.A., bibliotecari, cooperative e società. Il 10 giugno 2013 a Bari si è tenuto il Convegno “Le esternalizzazioni in biblioteca: criticità e prospettive”. Molti interventi di quella giornata sono consultabili su AIB-WEB. Partendo dall’analisi di Francesca Cadeddu sui principali contratti di lavoro applicati nel privato abbiamo individuato quale dovrebbe essere il corretto inquadramento contrattuale del professionista bibliotecario nei vari contratti collettivi di lavoro e ricavato i costi annuali e le tariffe orarie. Sulla base del lavoro preparatorio svolto nel triennio 2011-14 da OLAVEP l’AIB di recente ha messo a punto un “decalogo di buone pratiche in tema di esternalizzazioni dei servizi bibliotecari” in cui si prevedono alcuni elementi irrinunciabili che devono essere osservati per garantire la qualità delle esternalizzazioni dei servizi bibliotecari, una competizione aperta a tutti gli operatori economici che operino nel settore e il rispetto dei lavoratori coinvolti dal punto di vista professionale, normativo e salariale. Questo decalogo risulterà utile a P.A., cooperative e società private oltre che a tutti i bibliotecari. Occorrerà promuoverlo in modo efficace.

Studente: Il volontariato è un modo di imparare, perché non ci vogliono?

Rachele Arena: Fare volontariato presso una biblioteca non significa “essere bibliotecario”. E’ necessario fare chiarezza su questo punto e distinguere tra le attività di “direzione”, “organizzazione” e “gestione“ del servizio che nelle biblioteche spettano al bibliotecario, cioè a personale professionalizzato con specifici requisiti di preparazione accademica (almeno laurea triennale) e professionale, con competenze di tipo organizzativo e gestionale oltre che tecnico-operativo per far fronte alla carenza in organico di personale e la preziosa attività di “collaborazione” dei volontari. I “volontari” possono essere una risorsa e un valore aggiunto; la loro presenza nella biblioteca può consentire di migliorare il livello dei servizi offerti agli utenti; essi possono “collaborare” col bibliotecario ma non “sostituirlo”. L’affidamento della gestione dei servizi bibliotecari ad associazioni di volontariato e/o ad altro personale di supporto nella maggior parte dei casi non professionalizzato creerebbe un mercato del lavoro “inquinato” perché si moltiplicherebbero i casi di richiesta di lavoro “non retribuito”. Il lavoro non può essere “gratuito” o “sottopagato”, sarebbe una grave lesione della dignità professionale!

Ad Assisi il 4 maggio 2013 si è tenuto il Convegno “Il volontariato in biblioteca: esperienze e proposte” in cui è stato affrontato il complesso e per certi verso controverso utilizzo del personale di supporto nelle biblioteche. Dopo questo convegno sono state elaborate e pubblicate su AIB WEB le “Linee di indirizzo per l’attuazione del principio di sussidiarietà orizzontale nelle biblioteche italiane e per l’utilizzo di personale a supporto dei bibliotecari”. Nel documento individuiamo le tipologie di personale di supporto che possiamo trovare nelle biblioteche (volontari del servizio civile, tirocinanti e stagisti, studenti nelle scuole e nelle Università) e mettiamo in evidenza il ruolo del bibliotecario cioè del professionista cui è affidata la gestione di una biblioteca rispetto al personale di supporto.

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