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MAB Toscana alla Conferenza Satellite IFLA di Torino

di Ilaria Della Monica

MAB è l’acronimo (Musei Archivi Biblioteche) dell’associazione per il coordinamento di ANAI (Associazione Nazionale Archivistica Italiana), AIB (Associazione Italiana Biblioteche) e della sezione italiana di ICOM (International Council of Museum), si è formato nella primavera del 2011 sulla scia di un’iniziativa lanciata dalla Regione Piemonte; è organizzato in sezioni regionali e, nel suo secondo anno di attività, sta occupandosi di teoria e pratica della convergenza fra le diverse professioni di archivisti, bibliotecari e funzionari dei musei.

Uno dei poster presentati all’incontro Satellite di Torino, precedente la sessione internazionale di IFLA a Lione, aveva a soggetto l’esperienza del MAB Toscana e la sua attività. La sezione Toscana di MAB (chi scrive ne è coordinatrice), costituitasi circa un anno fa, ha deciso di strutturarsi in tre gruppi di lavoro, dedicati:

  • al tema dei linguaggi condivisi della descrizione del bene culturale;
  • alla possibilità di esperire nuovi modi di collaborazione in progetti comuni;
  • all’educazione continua e preparazione di soggetti atti ad assolvere alle nuove esigenze di un patrimonio condiviso.

L’attività del gruppo che chiameremo del “Linguaggio”, tende a integrare schemi descrittivi differenti nel proposito di rendere la ricerca più efficace. Per questo ha sviluppato un modello di interoperabilità basato sul Web Semantico.

Il gruppo “Progetti” mira a realizzare progetti comuni per le tre professionalità. Come palestra di prova ha scelto di cimentarsi in un’iniziativa sull’alluvione fiorentina del 1966 (di cui fra poco ricorrerà il 50° anniversario): un evento esemplare per il coinvolgimento di tutto il patrimonio culturale fiorentino, e per la stretta collaborazione che segnò le varie iniziative di recupero e restauro.

Un calendario vero e proprio di iniziative, alcune delle quali già svolte, è stato elaborato dal gruppo dedicatosi alla “Formazione”: gruppo impegnato a progettare eventi formativi condivisi e corsi per comuni necessità educative. Il calendario dei seminari è stato realizzato affrontando per ora due temi di comune interesse: Preservazione e conservazione del patrimonio culturale e Linked Open Data e Semantic Web.

Il modulo di ogni seminario prevede una prima parte introduttiva, con interventi di tre docenti afferenti alle diverse professioni e una seconda parte con gruppi di discussione sulle strategie e le attività del MAB.

Come si è notato a Torino, l’attività di questi tre gruppi ha permesso di portare alla luce e dunque alla riflessione una serie di fatti e di sfide che il tema della convergenza fra queste diverse professioni suscita. Si potrebbe tracciare un elenco di carenze e quindi di necessità per l’attività futura di MAB, che provo ad elencare di seguito.

Carenza di un modo comune di intendere le istanze fondamentali e condividere una teoria del patrimonio culturale: questo si rivela di fronte a interrogativi sulla natura dell’oggetto culturale, e sulla possibilità di assimilarlo a concetti quali informazione, fonte, documento. L’esperienza di collaborazione ha evidenziato anche dubbi rispetto al senso della missione degli addetti al patrimonio: questa può essere intesa come funzione di conservazione? di creazione di accesso? o invece di facilitazione della conoscenza?

Mancanza di competenze tecniche e informatiche adeguate per le diverse professionalità, e rilevamento di un livello diverso all’interno di esse, con la conseguenza comune di dover ricorrere a schemi elaborati da informatici di professione, spesso non appieno rispondenti alle esigenze specifiche degli operatori MAB.

Necessità di una nuova educazione per la convergenza e l’integrazione delle più adatte competenze delle tre professioni e, di conseguenza, necessità di una nuova figura professionale, dalle caratteristiche miste e potenziate.

Necessità di un supporto istituzionale per promuovere il MAB, con progetti specifici volti a creare scambi, osmosi, confluenza di saperi, collaborazione fra le tre professioni.

Necessità, infine, di un confronto con esperienze analoghe in Europa e della pianificazione di proposte tese a essere finanziate come progetti europei, attivando per questo una ricerca approfondita su bandi e call adatte.



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