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Editoriale

La discussione su IFLA Trend Report il 13 ottobre scorso a Firenze è stata ricca di riflessioni. Una prima considerazione, subito dopo la fine della giornata è stata: è difficile per noi bibliotecari mettersi dalla parte della società e dei suoi problemi, comprendere le tendenze demografiche e le linee di sviluppo. L’approccio che viene spontaneo è quello di partire dalle biblioteche, dalle sue procedure e funzionalità! In questo lo stimolo di IFLA Trend Report è molto utile, perché spinge a partire da alcuni fatti che caratterizzano il contesto che ci circonda. Un approccio diverso, come quello che parte dal contesto sociale e non dalle mura della biblioteca, credo che sia necessario per pensare al futuro. Dobbiamo tuttavia raccogliere dati, fatti e statistiche attendibili sul nostro contesto, è stato evidente che non ne sappiamo abbastanza.
Una seconda considerazione: abbiamo usato nella discussione come sinonimi tre termini chiave che servono a definire il nostro ruolo professionale:

  1. Cultura;
  2. Conoscenza;
  3. Apprendimento

Come li definiamo in pratica? Quali sono le differenze in teoria?

La giovane Erica Massa in questo fascicolo di Bibelot nel suo appassionato diario di un’esperienza da precaria che vuole crescere, afferma che la cultura ha bisogno di essere curata da professionisti qualificati “a cui venga riconosciuta la dignità”. Se si dà valore alla cultura, bisogna allo stesso modo riconoscere valore ai professionisti che hanno la responsabilità della comunicazione e cura del patrimonio culturale. Come afferma Genito in questo fascicolo è facile cedere a un uso difensivo della cultura, un utilizzo strumentale e poco lungimirante della cultura e della tecnica. La cultura (e le biblioteche) non è, e non deve essere “trincea”.

Morgese, intervistato da Sandra Di Majo descrive una possibile declinazione della “biblioteconomia sociale”: integrazione musei/archivi/biblioteche a fini di utilità per il cittadino utente; sviluppo della reticolarità e della cooperazione anche in questo caso a fini di utilità per il cittadino utente; tutela attiva dell’ambiente; educazione dell’infanzia e dell’adolescenza; impiego appropriato dei beni comuni. La sua visione di biblioteca sociale è indirizzata a favore dello sviluppo della conoscenza.

Cristina Bambini, nella sintesi della discussione da lei guidata per uno dei trend di IFLA, si concentra sulla trasformazione da biblioteca a “learning commons”, ossia uno spazio comune per facilitare l’apprendimento capace di agevolare il potere del fare (incarnato nei movimenti maker) e rendere note le connessioni che si stabiliscono creando. Il bibliotecario non più solo semplice archivista o depositario della memoria storica, ma vero e proprio “coach” dell’informazione.

E’ interessante notare che nel 1932 il primo Presidente IFLA, lo svedese Collijin scriveva in uno dei suoi discorsi inaugurali della Conferenza che le biblioteche sono “repositories, workshops and instruments of learning”: negli anni della crisi del 1929, raccomandava ai Governi di considerare, qualunque fosse l’idea di biblioteca, uno strumento per la formazione “The International Library Committee urgently requests Governments, inspite of the world crisis, to maintain undiminished, for the service of intellectual workers, the financial provision made for national education and instruction, and notably credits voted for libraries”.

I luoghi della lettura non sono più solamente quelli tradizionali, come le biblioteche, le librerie, le istituzioni educative, come evidenzia l’indagine realizzata dalla Regione Toscana, ma anche tutti quei “luoghi che non fanno parte della filiera del libro”. In tale senso si pensi alle sperimentazioni delle biblioteche nell’ambito della diffusione del libro e della lettura negli ultimi venti anni, denominate “Biblioteche fuori di sé”. Ci sono in Toscana quasi un terzo delle biblioteche (69 su 239) che hanno predisposto uno spazio apposito con pubblicazioni e documenti per informare i cittadini sugli stili di vita e sulle tematiche inerenti la salute e che organizzano laboratori e incontri su queste tematiche (progetto regionale “Parole di salute @lla tua biblioteca). Nella loro funzione più ampia di centri formativi lungo tutto l’arco della vita, le biblioteche toscane da tempo offrono corsi su diverse tematiche, incontri frontali e attività di formazione a distanza. De Sario e Lùperi con Accarino portano supporto alla visione di biblioteche per la formazione.

Altri esempi di vitalità e progettualità delle biblioteche toscane possono essere scoperti in questo fascicolo, che ha un numero doppio di pagine rispetto al solito ed ospita contributi di autori per la maggioranza sotto i 35 anni.



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