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Le competenze sociali in biblioteca fulcro di una nuova convivenza

Nel clima di un diffuso individualismo di massa ognuno crede di essere un’isola monolitica nel bel mezzo di flussi culturali ed economici di aumentata e progressiva intensità ed epidemicità. I media inneggiano alle reti elettroniche, come ad un toccasana che ci libera d’incanto dalle nostre pigrizie, indolenze, indifferenze a tanto cambiamento che è in corso… ma anche a tanta crisi materiale che si dipana oramai da sette anni. Molta sofferenza è oggettiva, ma molta altra è, a mio modesto parare, aggiunta. Perché?

Nei teatri quotidiani, in famiglia, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nei gruppi, bisogna mettere nuovi contenuti che la modernità ci esorta e ci stimola e fin qui tutto bene, ognuno prova a fronteggiare come può: è l’asse che io chiamo del “compito” e della “condizione materiale”, importantissima. Ma il dato dolente invece è sul piano delle relazioni, ognuno di noi fa troppa fatica a stare con l’altro, a fare gruppo, a gestire inconvenienti e negatività, quello che possiamo denominare l’asse della “relazione” e della “convivenza sociale”. Si fa come si può, è giusto, senza nessuna “scuola” o “buona educazione”. Difatti siamo analfabeti relazionali. Studiamo di tutto, viaggiamo dappertutto, ma la cura delle relazioni è sempre affidata ai vecchi modelli patriarcali, a forme comunicative a “una via” dove parla uno solo, fondate su “io ho ragione e tu torto”, su “stai zitto!”, su dogmatismi, egocentrismi, chiusure dove si rimugina, anche nelle migliori famiglie sociali. Il conflitto è uno scontro di due “io” che si fronteggiano – è sano – ma che diviene malattia se nessuno dei due domanda all’altro “e tu?”. Fare questo passo, nei momenti di difficoltà, fastidio, stress, non è per niente facile! È come muovere una montagna, una massa di abitudini e credenze interne a noi stessi. È pressoché impossibile riuscirci da soli. Nel frattempo le relazioni si deteriorano, si logorano e tendiamo a isolarci, o anche a stare con gli altri mettendo su una patina di indifferenza e spesso cinismo.

 

Contesti

Compito

Relazione

Famiglia

Convivere e curare i figli

Dialogo, empatia e decisioni, critica costruttiva, autocritica

Coppia

Crescere insieme e volersi bene

Gestione emozioni, crescita personale, apprezzamento, relazione di aiuto

Luoghi di lavoro

Produrre con efficacia
ed efficienza

Riunioni efficaci, leadership. gestione conflitti, teamgroup, negoziazione

Associazioni e
volontariato

Divulgare nuovi valori

Accoglienza, motivazione, fare gruppo,
gestione conflitti, decisioni partecipate

Territorio e quartiere

Rinforzare economia e
curare le sostenibilità
sociali e ambientali

Riunioni partecipate, pensiero critico e divergente, negoziazione, unione nella diversità, democrazia deliberativa

Fig. 1 – Esempi di asse del Compito e asse della Relazione

Le competenze sociali in Biblioteca

Ebbene, crediamo che al contenuto (o compito) sia opportuno aggiungere una seconda competenza: quella riferita alla relazione con l’altro, alla gestione delle emozioni e dei conflitti, al saper stare in gruppo. La psicologia le ha chiamate competenze sociali, il management competenze trasversali, la sanità competenze non-tecniche, l’Unesco life skill, quale educazione all’adultità e alla socialità rispettosa. Questa nuova competenza da aggiungere è ancora più ficcante se intesa come abilità facilitatrice, perché mette nel conto che problemi e conflitti, malessere ed errori sono ricorrenti e di tutti e occorre, dunque, acquisire altre capacità di fronteggiamento per sapercisi districare.
Con la Scuola Facilitatori (www.scuolafacilitatori.it) che dal 2007 dirigo – nata appositamente per la divulgazione delle competenze sociali a tutti i livelli e in tutti i contesti –  intendiamo portare nelle Biblioteche comunali proprio questa parte della cultura e dell’educazione, possiamo anche chiamarla “cultura della convivenza”, “educazione alla partecipazione”, “capacità democratiche essenziali”, tra cui:

  • Apprezzamento e critica costruttiva
  • Fare gruppo e intergruppo
  • Assertività e rispetto dell’altro
  • Parlare in gruppo e fare riunioni inclusive
  • Comunicazione interpersonale
  • Capacità relazionale e affettiva
  • Negoziazione e mediazione
  • Gestione costruttiva dei conflitti
  • Competenza emotiva
  • Capacità negativa, trasformazione del negativo in positivo
  • Relazione di aiuto ed empatia
  • Linguaggio del corpo esperto
  • Metodi di attivazione e motivazione
  • Benessere relazionale e sociale
  • Partecipazione e inclusione
  • Crescita personale e umorismo

L’argomento è assai delicato e anche complesso, l’ho affrontato in un volume apposito, qui mi limito a dire, che contrariamente al solito metodo che esclude centrato sul “capro espiatorio” e sul “vinci-perdi” (win-loos), possiamo portarci su altri piani più inclusivi dove tentare forme “vinci-vinci” (win-win), alla luce della considerazione per cui a turno siamo un po’ tutti negativi: ognuno con propri comportamenti, specifici e diversi, portiamo nel mondo disfunzionalità, dissonanze, criticità. La negatività è infatti da considerare come una manifestazione non occasionale, bensì frequente, non attribuibile a un soggetto solo, bensì di tutti, non localizzata, bensì diffusa. Concorrono a ingrossare il fiume della negatività tre fattori che abbiamo studiato in questi anni, tre fattori distinti e anche intrecciati che rispondono rispettivamente a specie, persona, società (Fig. 2):
– fattori neurobiologici innati, che agiscono in tutti i soggetti umani, detti funzionali (specie);
– fattori del temperamento, vere e proprie impronte psicologiche, detti disposizionali, (persona);
– fattori sociali omologanti, tipo gerarchie e potere, detti situazionali, del contesto (società).

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Fig. 2 – Le provenienze della negatività

Cosa fare in Biblioteca?

Dall’ambito della formazione provengono diverse formule aggregative e socializzanti, finalizzate ai nuovi apprendimenti che qui stiamo tratteggiando. Abbiamo incominciato già da qualche anno a sviluppare programmi che possono includere una o più tipologie di incontro, qui ne mettiamo i principali:
Conferenze, sui temi delle competenze sociali, sono incontri che contemplano una forma di attivazione del pubblico, che qui non viene inteso solo come soggetto passivo.
Laboratori esperienziali, meno teorie e più pratica per la divulgazione e il coinvolgimento degli utenti, sempre sui temi a scelta delle competenze sociali.
Circolo facilitatore, si tratta di un incontro di ascolto periodico per il sostegno emotivo e relazionale, esso può essere incentrato su un tema, oppure essere anche aperto; sviluppare ascolto vuole dire quel contesto comunicativo che sappia accogliere ed elaborare tensioni e malessere, sospendendo il giudizio ed evitando i consigli, per favorire la sintonizzazione all’interno del gruppo.
Corsi sulla facilitazione, le capacità di coordinamento, comunicazione, aiuto e attivazione in sintesi e con forte modalità applicativa, partendo dalle realtà reali, con tutte le negatività implicate; da  rivolgere agli operatori bibliotecari, ma anche a personale amministrativo, educatori e assistenti sociali, membri di associazioni non profit.
Service-facilitazione, incontro di aiuto e mediazione con un facilitatore, valido per dirimere tensioni tra gruppi, persone e associazioni, ma anche tra attori locali portatori di interesse importanti per la comunità economico-culturale ove si inserisce la Biblioteca stessa. Nei casi di negatività diffuse, conflitti tra figure, emozioni e climi distruttivi, disfunzionalità del sistema organizzativo, resistenze al cambiamento.
Dal 2013 conduciamo un programma presso la Biblioteca San Giorgio di Pistoia, denominato “Alfabeto delle relazioni”, che comprende conferenze e gruppi di ascolto tra cittadini; dal gennaio 2015 si avvia una collaborazione con AIB Toscana, per la formazione dell’operatore bibliotecario come facilitatore. Gli obiettivi di un corso di Facilitazione esperta sono:
a. apprendere i metodi e le tecniche, fin da subito allenati dentro i casi critici e di lavoro, sull’asse di corrispondenza tra teoria e pratica, tra modelli e applicazione;
b. acquisire le abilità operative per la gestione delle differenze interpersonali e dei comportamenti dissonanti e per la valorizzazione della negatività e dell’attivazione dal basso, nelle diverse posizioni organizzative e tecniche;
c. potenziare gli strumenti di un repertorio tecnico della facilitazione allestito appositamente, di cui fanno parte principi, congegni, metodi.
Quanto più la nostra società si fa complessa, quanto più diventiamo gli uni estranei agli altri, tanto più siamo costretti a muoverci e a vivere tra attività, organizzazioni e istituzioni le cui procedure e i cui effetti non riusciamo a controllare e a capire. E perciò siamo inclini a crederci esposti a pericoli invisibili e indecifrabili, con conseguente perenne stato d’ansia facilmente leggibile nei tratti tirati e circospetti del volto di ciascuno di noi2. Ma per questo ci vuole formazione e metodi per costruire un “cittadino attivo” e più consapevole, che interiorizzi non solo nella testa ma anche nella pancia, l’enorme ruolo dinamico che le nuove generazioni tacitamente ci assegnano, per agire il cambiamento nelle forme più partecipate, inclusive e solidali possibili… saranno forme altamente imperfette, ma come tutti intuiamo, comunque, da avviare prima possibile.

Bibliografia
De Sario P. (2010), Far funzionare i gruppi, Angeli, Milano
De Sario P. (2012), Il potere della negatività, Angeli, Milano
De Sario P., Il codice che vince, Franco Angeli, Milano 2014
De Sario P., È facile affrontare i problemi della vita, Newton Compton, Roma 2014



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