«Bibliotime», anno XVIII, numero 1 (marzo 2015)

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Antonella De Robbio

Enrico Catellani, giurista di diritto internazionale: un ricordo a settant'anni dalla sua morte



Abstract

This brief is a bio-bibliographical essay on Enrico Catellani (1856-1945), an important Italian jurist which taught for a long time at Padua University. When in 1938 passed the fascist 'racial laws', Catellani, as a Jew, was expelled from university and confined in his own apartment. In this period, his book collection (over 5.000 documents) 'disappeared'. The authors of the article tried to identify, in the different University departments, the books and documents that belonged to Catellani, and to gather them, so that his original library could be regrouped.


Foto dagli archivi del Senato

Era il 7 gennaio del 1945 quando Enrico Catellani [1], insigne giurista di origini ebraiche, fu trovato agonizzante sul pavimento della sua casa e nell'oblio del mondo, poche settimane prima della Liberazione, all'età di 89 anni. Accanto il corpo della moglie, Lina Bahy, che non lo aveva mai abbandonato durante gli anni bui del regime. Rimasero entrambi per cinque anni chiusi nella loro casa - in Via Marsala 29B nel ghetto di Padova - occupata dalle truppe tedesche. Oscura la sua morte e quella della moglie Lina, come oscura la data del 7 gennaio 1945 per la città di Padova, quando i fascisti della Banda Carità arrestarono - a seguito del rastrellamento in alcune case patavine - Egidio Meneghetti assieme a numerosi altri partigiani, a causa del tradimento di un collaboratore infiltrato, un certo Marco Santoro, nome di battaglia Leonida.

Abram Zechiel Levi Cattelan, Enrico Levi Cattelan, Enrico Catellani - sono le varie forme che assume il suo nome - nasce a Padova il 12 giugno 1856 da Giacomo Levi Cattelan, noto avvocato patavino e Rachel Carlotta (detta Carolina) Luzzatto e viene educato secondo tradizione e fede israelitica.

La stampa dell'epoca fu costretta a tacere la notizia del decesso. Solo mesi dopo, su un trafiletto di quotidiano locale del 25 giugno 1945, si legge che Catellani "dette l'ultimo respiro sopra un letto dell'ospedale confuso tra i poveri". Non vi è traccia di cartelle cliniche dell'epoca. Le relazioni di morte sono documenti inaccessibili, essendovi contenuti dati correlati a persone identificate, e non possono essere nemmeno visionate se non per indagini e atti della magistratura. Del resto poco dice una relazione di morte redatta da un medico, che riporta quello che sembra essere al momento la causa di morte, in altri termini "l'evento finale", che può essere per esempio un arresto cardiaco ma che non chiarisce quello che può essere successo prima e che ha condotto all'arresto cardiaco. Ancor peggio se collochiamo tale relazione di morte in quel momento storico preciso. Non sapremo mai come sono morti i due coniugi, ma cercando di ottenere una copia del certificato di morte di questo grande giurista ci si è imbattuti in un interessante caso da analizzare.

La circolare n. 16 del 21 marzo 2005 [2], che richiama la puntuale osservanza di un vecchio decreto del periodo Badoglio [3], ove all'art. 3 stabilisce che le annotazioni di carattere razziale iscritte nei registri dello stato civile ed in quelli della popolazione sono da considerarsi inesistenti [4]. Come Pacifici Noja [5] sottolinea, a seguito dell'adozione anche in Italia, nel 1938, delle "leggi razziali" [6], il tentativo di ridurre quei provvedimenti a mere disposizioni di tipo amministrativo non ha per ora avuto fortuna e i provvedimenti Badoglio del 1944 furono fin da subito considerati giuridicamente "anomali".

Le leggi razziali rimasero formalmente in vigore: nonostante alcuni atti abrogativi di disposizioni amministrative […], esse "rimasero operanti a tutti gli effetti" [7]. Di conseguenza la Circolare del 2005 dice espressamente che, nel rilascio di estratti o di copie di atti dello stato civile o di certificati anagrafici, eventuali annotazioni inerenti la razza, sono da ritenersi dati "sensibili" e non dovranno mai essere riprodotte.

Ragioni "anagrafiche" fanno sì che i destinatari diretti di quei provvedimenti siano oggi scomparsi o abbiano un'età molto avanzata, come spiega Pacific Noja, citando una pronuncia della Corte dei Conti, aggiungendo che "il nocciolo della questione sta nel rendere possibile - non solo virtualmente e non solo a parole ai discendenti di quelle persone l'accesso a quegli atti per almeno tre ragioni: storiche, morali, giuridiche". In altri termini, nella copia del certificato di morte di Enrico Catellani la frase contenente la parola "razza ebraica" è stata cancellata dall'Ufficiale dello Stato Civile, altrimenti sarebbe stato necessario inoltrare una richiesta di autorizzazione alla Procura della Repubblica.

I cataloghi delle biblioteche di tutto il mondo collocano erroneamente la data della morte di Catellani al 1940, generando così una certa confusione sulla questione correlata alla tutela in termini di diritti d'autore delle opere da lui scritte. In realtà nel febbraio 1940 Catellani viene colpito dalle leggi razziali e espulso dall'Università che tanto amava. Ecco che la data erronea di morte, posta al 1940, corrisponde all'uscita dal mondo accademico e professionale, quasi un'uscita dalla vita, una chiusura di sipario, come se l'uscita dal mondo professionale per lui corrispondesse ad una specie di morte pubblica.

Dall'8 gennaio 2015 quasi 300 opere da lui scritte ricadranno così nel pubblico dominio, sebbene alcune case editrici già da qualche anno, a causa dell'equivoco sulla data della morte, hanno iniziato la pubblicazione e la distribuzione nei mercati orientali di alcune sue opere. Si tratta di pubblicazioni editoriali ai limiti della legalità, che fanno leva sul cosiddetto esaurimento del diritto di edizioni già digitalizzate da progetti di digitalizzazione di massa, presenti in rete ad libero accesso e rimesse nel mercato a pagamento tramite forme di print on demand.

Il pensiero di Catellani, esperto di diritto coloniale, muove trasversalmente toccando più ambiti della vita umana. Così lo storico Anton Maria Bettanini lo descrive: "Enrico Catellani persegue un grande miraggio: quello di inculcare ai popoli l'idea della pace che trova fondamento sulle norme del diritto internazionale assiso sulle granitiche basi della vera giustizia".

Uomo di grande fascino intellettuale, amava la musica e la letteratura; un giornalista anonimo scrisse di lui:

La piccola statura pareva allora crescersi e tutta la persona si illuminava di quel sorriso che era quasi sempre di ironia bonaria e che non cedeva a risentimento, se non quando fosse necessaria la fierezza che difende la dignità dell'uomo […]. La bonomia sapeva diventare sdegno, e l'apparente condiscendenza sapeva non dissociarsi da un fermo coraggio.

Titolare per oltre 45 anni della cattedra di Diritto Internazionale della Facoltà di Giurisprudenza, oltre che un grande maestro fu anche un grande intellettuale, contribuendo in maniera profonda al prestigio dell'Ateneo patavino negli anni successivi all'Unità d'Italia. Inizia la carriera universitaria come libero docente nell'anno accademico 1883-1884, proprio nella disciplina del diritto internazionale, diplomazia e storia del trattati.

Divenne professore straordinario nel 1885, dopo la dipartita di Giambattista Pertile. Dall'Annuario del nostro ateneo del 1931 si legge: "Nominato professore a Padova nel 1885, non volle mai allontanarsene, nonostante le lusinghiere chiamate di altri Atenei". Fu Presidente dell'Accademia Patavina di Scienze Lettere ed Arti, ora Galileiana, dal 1921 al 1923; membro dell'Istituto Americano di Diritto Internazionale, della "International Law Association", dell'Istituto Coloniale Internazionale e dell'Istituto Coloniale Italiano.

Fu uno dei primi studiosi di diritto internazionale a occuparsi di problematiche coloniali. Era a Washington nel 1929 tra i membri fondatori della Lega delle Nazioni, futura ONU. Consulente del Ministero degli Esteri come diplomatico oltre che consulente del Ministero di Grazia e Giustizia e degli Interni, era però convinto sostenitore della necessità di un "disarmo degli animi", sebbene costretto a reindirizzare il suo pensiero quando il suo spirito altamente patriottico prese il sopravvento e lo spinse ad impugnare le armi nella guerra 1915-1918.

Questo gesto, apparentemente in contrasto con i suoi principii, costituì l'espressione più concreta della sua filosofia, essenzialmente volta alla determinazione di un'Italia solida e compatta. Divenne prezioso consulente specializzato nelle questioni di diritto bellico al Comando supremo. Nel 1920, proprio a seguito delle numerose onorificenze ricevute nel perorare la causa della Patria, venne investito della carica di Senatore del Regno. Nel 1931 ricevette la laurea honoris causa dall'Università Cambridge e nel 1933 tenne un corso all'Accademia dell'Aja.

Raramente menzionato nelle memorie del secolo scorso, il suo nome si perde tra gli elenchi degli uomini che lottarono negli anni bui dell'Italia. Integerrimo nei suoi ideali, non si iscrisse mai al partito fascista, nemmeno nei momenti più difficili correlati alla vicenda dei nove senatori ebrei nella Camera Alta. Nel 1938 si contavano tra le fila del Senato nove illustri pensatori definiti di "razza ebraica" in seguito all'indagine promossa dal governo fascista. I nove Senatori vennero prontamente segnalati al governo come possibili ostacoli all'approvazione delle leggi antisemite, essendo dotati di grande pensiero carismatico.

La "vicenda" Catellani inizia subito dopo l'Unità d'Italia e prosegue lungo il primo Novecento fino a giungere al periodo buio del regime, che segnerà in modo profondo la storia dell'Università di Padova.

L'amore per la patria che contraddistinse la sua vita e il suo pensiero non fu giustamente corrisposto. Angelo Ventura lo ricorda appena nel suo libro: "Tra i docenti universitari residenti a Padova, alla data dell'8 febbraio 1940 risultavano "discriminati" Donato Donati, Adolfo Ravà, Enrico Catellani e Tullio Terni: nessuno di loro poté riprendere il suo posto all'Università". Un buco nero nella storia personale e professionale di Catellani, tanto che nemmeno nel numero speciale de "il Bo: il giornale dell'Università degli Studi di Padova" dedicato alla storia dell'Ateneo dal 1935 al 1968, non compare mai il nome di Catellani, forse a causa degli errori di trascrizione legati al suo nome.

L'Università, nonostante si fosse in pieno periodo di occupazione e sfidando le autorità fasciste, renderà gli onori ai coniugi incaricandosi della spesa per i funerali civili e per la sepoltura nel Cimitero Maggiore. Una minuta del Rettore dell'epoca Giuseppe Gola, intestata R. Università degli Studi di Padova datata 15 gennaio 1945 e destinata al Ministero dell'Educazione Nazionale, comunicava il decesso del prof. Catellani e informava che per accordi intervenuti con l'ente per l'amministrazione dei beni ebraici, la ricca biblioteca del prof. Catellani composta da oltre 5000 prestigiosi volumi, posta sotto sequestro, era "stata affidata alla facoltà di Scienze politiche di questa Università".

Questa biblioteca, che sembrava scomparsa, è stata successivamente recuperata grazie al lavoro delle biblioteche del Polo Giuridico del Sistema Bibliotecario di Ateneo dell'Università degli Studi di Padova: una ricerca che affonda le sue radici tra la concretezza di centinaia di documenti d'archivio sfogliati, e la leggerezza dei frammenti di informazione recuperati tra le maglie della rete.

Caricatura del Prof. Senatore Enrico Catellani: dalla raccolta di ritratti di docenti padovani, realizzati dal pittore Sinòpico In: Primo " Sinopico e l'Università di Padova, settantacinque anni fa "a cura di Giuseppe Toffanin. CEDAM, Padova 1986.

Antonella De Robbio, CAB Centro di Ateneo per le Biblioteche - Università degli Studi di Padova, e, e-mail: antonella.derobbio@unipd.it


Note

[1] Questo articolo in memoria di Enrico Levi Catellani costituisce un estratto da un precedente contributo pubblicato su Biblioteche Oggi, e vuol essere un omaggio alla figura di questo grande giurista in occasione dei 70 anni dalla morte [7 gennaio 2015] e in occasione della giornata della Memoria [27 gennaio 2015]. Si veda Antonella De Robbio - Silvia Giacomazzi, Storia e memoria di una biblioteca salvata, "Biblioteche oggi" 29 (2011), 2, p. 47-65.

[2] < http://servizidemografici.interno.it/it/content/rilascio-estratti-o-copie-di-atti-di-stato-civile-1 >.

[3] RDL 20 gennaio 1944 n. 25 convertito dal decreto legislativo luogotenenziale 19 ottobre 1944 n. 306 e pubblicato in GU 16 novembre 1944 serie speciale n. 82, recante "Disposizioni per la reintegrazione dei diritti civili e politici dei cittadini italiani e stranieri già dichiarati dl razza ebraica e o considerati di razza ebraica". Successivamente il RDL n. 26 convertito con il D. legislativo luogotenenziale del 5 Ottobre 1944 n. 252 nella Gazzetta Ufficiale – serie speciale - del 9 febbraio 1944 n. 5, recante "Disposizioni per la reintegrazione dei diritti patrimoniali dei cittadini italiani e stranieri già dichiarati o considerati di razza ebraica".

[4] Il Decreto Badoglio tenta di porre rimedio al Regio Decreto-Legge del 17 Novembre 1938.

[5] Ugo G. Pacifici Noja "Privacy, pubblica amministrazione e stato civile".

[6] Un elenco completo dei provvedimenti antiebraici può essere rivenuto sul sito del Centro di Documentazione Ebraica – CEDEC, < http://www.cdec.it/dsca/Leggi/Elenco.htm>.

[7] M. Sarfatti, Gli ebrei negli anni del fascismo, p. 1730-1731, cit. in Giuseppe Perri, Il caso Lichtner. Gli ebrei stranieri, il fascismo e la guerra, Jaca Book, 2010, p. 32.




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