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"9. Seminario Angela Vinay"
L'AUTOMAZIONE DELLE BIBLIOTECHE NEL VENETO:
l'irruzione della multimedialità

 
Alvise De Michelis
Marsilio Editori/VENIVA Consortium

Proposta per un ciclo produttivo dell’industria culturale

Introduzione: le motivazioni e gli scopi
Lo scopo principale di questo intervento è il tentativo di definire in maniera compiuta il nascente mercato connesso allo sfruttamento economico dei Beni Culturali.  La ricerca di un approccio economico ai Beni Culturali sta portando alla necessità di collegare in modo nuovo l’esigenza della loro conservazione con quella della loro fruizione; infatti la possibilità di poter usufruire nel corso del tempo libero di questi beni renderà il settore della cultura un settore economicamente significativo nei prossimi anni (possiamo invece notare come in tutto il mondo occidentale fino a pochi anni fa la cultura fosse considerata un settore non economico della vita umana).
Ciò che cerco di presentare sono sia gli elementi che tendono ad suffragare questo cambiamento sia una possibile ipotesi di ciclo industriale per questo nuovo settore di mercato.  Tenterò inoltre di proporre una considerazione sui beni culturali come Giacimenti Culturali dato che riteniamo che questi beni rappresenteranno nel prossimo secolo la nostra principale “risorsa naturale” diventando così per l’Europa una risorsa tanto importante quanto lo è stato il petrolio per lo sviluppo dei Paesi Arabi negli ultimi quarant’anni.
In sintesi questa relazione si propone di stimolare la nuova posizione nei confronti del patrimonio culturale europeo e di rendere coscienti, sia l’opinione pubblica che la comunità culturale, delle potenzialità che l'adozione di questa visione potrebbe aprire. A questo proposito è sembrato importante sottolineare inoltre il ruolo che l’Italia e Venezia (che noi utilizziamo come esempio) potrebbero svolgere nella concretizzazione di questa proposta.
I punti più significativi della relazione saranno la descrizione di una proposta di definizione del ciclo produttivo dell’industria culturale provando poi a proporre una redditività del prodotto culturale:
1)  vorrei innanzitutto definire i concetti di bene e prodotto culturale oltre a descriverne alcune proprietà che ipotizzo possano caratterizzare tale prodotto come l’autofertilizzazione del giacimento culturale e la differenziazione del prodotto culturale;
2)  inoltre, usando un parallelo tra un giacimento petrolifero e uno culturale, provare a definire le fasi del processo produttivo dell’industria culturale; lo studio preliminare del materiale, la fase di digitalizzazione e inserimento nella banca dati, la fase di trasferimento delle informazioni grezze, quelle di realizzazione dei prodotti culturali (authoring) e infine quella di distribuzione e vendita;
3)  proporrò poi alcune azioni che i singoli stati e l’Unione Europea potrebbero adottare al fine di promuovere un più rapido sviluppo della stessa industria culturale come l’attuare una politica protezionistica sui diritti di utilizzazione dei giacimenti culturali e l’investire nella ricerca e nella realizzazione di stabilimenti culturali vicino ai luoghi di estrazione per sfruttare meglio le sinergie in grado di far decollare più facilmente tale industria;
4)  infine descriverò le caratteristiche del Progetto VENIVA (e del Progetto MINERS prima di questo), progetti pensati da Marsilio come prototipi di ciclo integrato di produzione culturale; dalla fase di prospezione in biblioteche e archivi (come la Marciana e l’Archivio di Stato di Venezia) alla digitalizzazione e memorizzazione su supporti magnetici di materiale cartografico sino alla realizzazione di alcuni prodotti multimediali sia per Internet che per CD-ROM e alla loro distribuzione on-line e off-line.

1. I beni culturali in Italia ed Europa, lo stato dell’arte
I Beni Culturali sono da sempre considerati parte fondamentale della memoria collettiva del passato in tutto il mondo occidentale e, forse in misura più ridotta, nel mondo orientale.
Il concetto di bene è sempre stato associato in Occidente alla fisicità del bene originale e ciò in netto contrasto con quanto avviene in Oriente ove la copia può avere, visto che di ciò si tratta, lo stesso valore rappresentativo dell’originale.
Da questo attaccamento quasi morboso per l’oggetto e per il suo contenuto culturale si è arrivati a considerare come “sacri”, e a ragione, anche i ruderi degli edifici antichi o i cocci.
Questo sentimento, comune appunto a tutto il mondo occidentale, ha continuato ad espandersi con il procedere dei secoli fino ad arrivare al presente nel quale ogni bene, documento cartaceo o bene immobile che abbia valore storico-artistico, si considera degno di protezione e conservazione da parte dello Stato in cui si trova (e ciò anche se provenga o sia stato creato in un luogo lontano).
In Europa, ed in particolare in Italia, questo obbligo alla conservazione e al restauro dei Beni Culturali è presente da più tempo che nelle altre parti del mondo; è anche per questa ragione che oggi l’Europa è il luogo ove sono presenti la stragrande maggioranza di questi beni.
Con lo scorrere del tempo e l’aumento quantitativo delle opere dell’ingegno umano, la conservazione è di conseguenza divenuta più onerosa e difficoltosa: i musei non riescono più a raccogliere le opere degne di entrarvi, non si contano più le chiese traboccanti di opere d’arte e prive di un’adeguata protezione (è sufficiente scorrere i giornali per constatarlo) e gli archivi storici, a detta degli stessi archivisti, non sono più in grado di far fronte alle esigenze dei documenti degli ultimi cento anni in attesa di essere catalogati e posti adeguatamente a dimora.
Il settore della cultura versa così in una crisi di sviluppo e di prospettive; i progetti nati negli anni passati hanno incontrato grosse difficoltà nella realizzazione e gli anni immediatamente futuri destano grosse preoccupazioni, non ultimi gli effetti dell’apertura delle frontiere interne della U.E.
Se fin qui il nobile intento di fornire una degna eredità storica a tutti i cittadini (che ne sono i legittimi beneficiari) e di dotarli degli strumenti e delle cognizioni per godere di tale patrimonio è rimasto in parte incompiuto, non si può affermare che la prepotenza delle leggi di mercato, regolanti il settore turistico abbiano saputo ottimizzare le energie valorizzando i beni culturali grazie ad un potenziamento dell'offerta.
La domanda di qualità proveniente dal settore turistico è rimasta infatti disattesa, poiché si è preferito sfruttare fino all’esaurimento il singolo bene culturale già ben conosciuto, invece di valorizzare quei beni ancora sconosciuti, o poco conosciuti ai più, così da trasformare i beni culturali che giacciono in stato di abbandono nei cosiddetti "giacimenti culturali".
2. Bene culturale e prodotto culturale
Un “bene culturale” è un'opera dell'ingegno, dotata di una sua individualità e di caratteristiche originali; è protetta dal diritto d'autore e quasi sempre è il risultato degli sforzi di un singolo autore; essa può inoltre assumere forme diverse.
Abbiamo scelto di definire così l’opera dell’ingegno per porla in contrapposizione con il termine “prodotto culturale” che invece vuole descrivere il risultato della richiesta avanzata dal “mercato della cultura” (inteso in contrapposizione con il “giacimento”) di prodotti atti a essere fruiti, e cioè visti, letti o più in generale “consumati” da parte della massa delle persone che non essendo in grado, o non avendo tempo, di creare delle opere proprie, intendono solo fruire delle opere dell’ingegno prodotte da altri (tutto ciò risponde al bisogno di conoscenza e la necessità di impiegare il tempo libero con attività soddisfacenti sono un'esigenza imprescindibile per l’essere umano).
Così nel “settore culturale”, in alternativa al modello fino ad oggi proposto dal mercato turistico di fruizione diretta da parte del pubblico del “bene culturale”, si intende proporre l’utilizzazione alternativa del modello proposto invece dall’editoria di una fruizione indiretta dell’opera tramite la mediazione del “prodotto culturale” che, pur essendo sempre un’opera culturale, non ha più le caratteristiche di unicità e originalità possedute dal “bene culturale”, poiché è un oggetto appositamente pensato e realizzato industrialmente per il mercato della cultura.
Possiamo notare infatti i diversi effetti avuti sul giacimento originale da parte dei due diversi modelli di fruizione:
- l’uno, quello turistico, concentrandosi solo sullo sfruttamento del “bene culturale” senza creare alcunché, non avrà nel migliore dei casi, altro risultato che il lasciare inalterato il bene sfruttato, ma potrebbe anche, in casi più sfortunati, danneggiarlo sia materialmente che nel valore intrinseco perché troppo esposto in pubblico;
- l’altro, quello editoriale, prevedendo in ogni caso una rielaborazione intellettuale del bene per ottenere il “prodotto culturale”, non avrà nel peggiore dei casi altro risultato che lasciare inalterato il bene potendo aggiungere al giacimento, nel caso in cui il prodotto si riveli un’opera di qualità, un nuovo bene che finirà per aumentarne il valore.
 
Fig. 1 - Il bene culturale e il suo prodotto trasformato di fronte al mercato
3. La gestione dei giacimenti culturali
Se prendiamo in esame il patrimonio artistico-documentario di una nazione come l'Italia, vediamo che esso rappresenta una ricchezza immensa, di entità imprecisata di cui si sono fatte solo stime sull'ordine di grandezza e la cui stessa precisa localizzazione non è stata ancora individuata.
Sono mancate, infatti, le energie per censire e catalogare tale fortuna, così oggi questa risulta ancora un’entità semisommersa affiorante da quel particolare sottosuolo, sia fisico sia metaforico, che è il nostro passato.
Il luogo ove si trova questo bene che gli addetti ai lavori definiscono appunto rinveniente può essere chiamato “giacimento”.
Esso è infatti, proprio per definizione, un bene che va tenuto in grande considerazione, difeso e valorizzato; per far questo sarà necessario immaginare la creazione di un settore delle attività umane preposto alla cura e alla valorizzazione di esso e che potrebbe essere denominato “mercato culturale”.
Ora forse potrà sembrare azzardato paragonare questo “giacimento” in gran parte sconosciuto a quello di una materia prima come il petrolio, ma possiamo affermare che il patrimonio culturale esistente in Europa rappresenta una ricchezza analoga al petrolio dei Paesi Arabi.
Il mercato
Considerando inoltre che la cultura è un'attività non inquinante e che la domanda supererà sempre l'offerta senza rischi di saturazione, esistono tutte le condizioni perché il settore venga ottimizzato e potenziato; tutto ciò, naturalmente, sarà possibile soltanto con investimenti a lungo termine ed affrontando un margine di rischio.
In Italia qualche passo si sta compiendo in questa direzione grazie alla ormai acquisita legge che prende il nome dell’ex Ministro dei Beni Culturali e Ambientali Alberto Ronchey,  che ha ammesso l'imprenditoria privata nella gestione dei musei, soggetti visti finalmente come imprese che producono delle attività e non solo delle passività, come lo Stato li ha fino a ieri considerati e gestiti.
Possiamo infatti affermare che da una partecipazione privata nel campo dei Beni Culturali non ci si possono aspettare che stimoli positivi, nuove potenzialità e intelligenti politiche gestionali.
4. L’autofertilizzazione del giacimento culturale
Con il termine “auto-fertilizzazione” si è cercato di definire una importante proprietà che contraddistingue il “giacimento culturale” da altri tipi di giacimenti; tale proprietà consiste nella capacità dello stesso di arricchirsi e potenziare la sua funzione informativa in virtù dell'utilizzo che ne fa l’individuo che lo consulta.
Avviene infatti che ogni qual volta una persona consulta un qualche “bene culturale” (facente parte ovviamente di un giacimento) per creare da questo un’ulteriore opera dell’intelligenza umana, tale opera possa andare ad arricchire la collezione stessa cui essa si è ispirata.
Questo processo di creazione può essere definito autofertilizzante, in quanto richiede come unica precondizione la presenza, al momento della creazione dell’opera culturale, di un substrato preesistente che noi definiamo appunto “giacimento” cui poi il bene eventualmente creato sia connesso.
5. La differenziazione del prodotto culturale
Un ultimo concetto che vale la pena di essere espresso è quello legato alla differenziazione dell’offerta culturale che è legata alla trasformazione del settore culturale da noi descritta precedentemente.
Per meglio descriverlo, possiamo citare quale esempio un'operazione editoriale che, partendo da un testo corredato da alcune illustrazioni, abbia ottenuto contemporaneamente tre diversi risultati: un libro in edizione economica con il solo testo; un altro libro in veste editoriale più curata con testo e relative illustrazioni; ed infine un libro con le sole immagini, per un pubblico più vasto, come strenna natalizia; tutti aventi caratteristiche differenziate quali prezzo, qualità, acquirenti e contenuti.
Perciò più in generale con l’introduzione del “prodotto culturale” il settore potrebbe avere un’altra opportunità fino ad ora preclusa proprio dalle caratteristiche del “bene culturale”: la possibilità di moltiplicare le forme con le quali proporre lo stesso bene.
Nel momento della sua creazione infatti la qualità, la quantità, gli scopi, i supporti, i destinatari e le aree di mercato di un prodotto possono essere determinate in modo da coprire solo parte del mercato; si noti come già oggi una delle prerogative del settore editoriale consiste nella varietà dei suoi prodotti commerciali.
Così molteplici prodotti, redatti sia secondo metodi tradizionali che con nuovi sistemi, potranno essere utilizzati per formare un articolato e complesso sistema informativo adatto alle diverse tipologie di utenza e alle eterogenee realtà culturali del nostro pianeta.
 
Fig. 3 Differenza tra prodotto e bene culturale visti in rapporto al costo di fruizione e alle tipologie di utenti.
6. Le nuove esigenze del mercato culturale
Per potenziare il mercato della cultura è necessario produrre opere secondo cicli produttivi di tipo industriale così da poter aumentare la produzione e migliorare la qualità. Questo processo è stato adottato già da lungo tempo per sviluppare gli altri settori dell’attività umana, dall’architettura all’ingegneria.
Rispetto alla situazione attuale, grazie all'apporto di maggiori investimenti e alla possibilità di scambi e confronti fra i diversi responsabili del prodotto, si potrebbero realizzare dei prodotti culturali di gran lunga più rapidamente e maggiormente in grado di rispondere alle esigenze di questo mercato in costante evoluzione e la cui imprevedibilità è ben nota.
Primo compito di un sistema che voglia definirsi industriale è la ricerca degli standard che permettano la sinergia fra i diversi momenti del ciclo produttivo; questo perciò dovrà essere strutturato nelle sue diverse fasi, senza lasciare nulla al caso o all'arbitrarietà del singolo.
Una precisa flow chart è perciò di massima importanza per ottenere un prodotto finito vendibile.
Un'altra considerazione molto importante consiste nel fatto che un prodotto tecnologico, pur di alto valore innovativo, deve sapersi inserire nella realtà preesistente per operare al meglio; scardinare le leggi della tradizione non è semplice né utile, perciò i sistemi già in uso dovranno essere rispettati in quanto rappresentano la realtà conosciuta, ben collaudata, in altre parole dominante.
Una nuova tecnologia, insomma, deve essere compatibile sia con i sistemi tradizionali che con quelli futuri.
 
7. Il ciclo produttivo del prodotto culturale
Vediamo ora di descrivere il possibile ciclo di produzione di un generico “prodotto culturale” derivante da un “giacimento culturale” preesistente, localizzato in una raccolta artistico-documentaria, elencandone le fasi che lo compongono:
1) lo studio preliminare del materiale conservato corrisponde alla fase di prospezione e di rinvenimento;
2) la digitalizzazione e l'inserimento in banche dati delle immagini dei singoli beni del fondo, tramite una piattaforma editoriale, rappresenta la fase di estrazione;
La massa non strutturata di dati estratti dai beni può essere vista come il materiale grezzo che viene estratto dalla raccolta storico-documentaria;
3) il trasferimento delle immagini, una volta digitalizzate e strutturate, in una rete digitale fino agli enti preposti alla loro rielaborazione, in modo da ottenere dei “prodotti culturali”, corrisponde alla fase di trasporto;
4) il compito di creare dei prodotti viene assunto da organizzazioni quali le università, gli istituti di ricerca o le case editrici; ciò avviene nella fase di realizzazione (authoring) dei prodotti finali;
5) il trasferimento, infine, dei prodotti verso i mercati è chiamata fase di distribuzione.
Per quanto riguarda la politica economica da perseguire, lo Stato quando fosse proprietario di un giacimento culturale dovrebbe attuare, in un primo tempo, una politica "protezionistica"; dovrebbe perciò mirare ad investire nelle ricerche e ad installare "stabilimenti culturali" vicino ai luoghi di estrazione (musei, archivi, biblioteche, ecc.) così da creare un ciclo completo di produzione: dall’estrazione dei dati non strutturati agli strumenti informativi più sofisticati ed analitici, così da cautelarsi da uno sfruttamento indiscriminato del giacimento da parte della concorrenza estera più intraprendente e lungimirante.
8. Il progetto VENIVA come prototipo del ciclo di produzione culturale
Il progetto VENIVA Archivio virtuale veneziano (EP Project n° 20638), operativo da novembre 1995 e cofinanziato dalla Commissione Europea attraverso ESPRIT, il programma comunitario di finanziamento per l'innovazione tecnologica, è un’iniziativa che nasce sostenuta da un consorzio di società private e di istituti culturali di Italia, Austria e Grecia. I partner italiani sono la Marsilio Editori e l'EDS-Italia insieme all'Archivio di Stato di Venezia e alla Biblioteca Nazionale Marciana; sono poi coinvolti gli Archivi nazionali di Grecia, l'Archivio di Stato austriaco e il Politecnico di Vienna con l'Università di Creta, la fondazione culturale della Banca Nazionale di Grecia e la fondazione Lambrakis di Atene e Intracom, una società greca di telecomunicazioni.
Il progetto intende fornire un servizio innovativo e creare un valore aggiunto nel settore dell'informazione bibliografica e archivistica, realizzando un servizio che offra la possibilità di navigare ipertestualmente in un archivio elettronico virtuale su rete Internet.
Si vuole fornire l'accesso ai documenti e alle immagini appartenenti a fondi conservati presso l'Archivio di Stato di Venezia, a materiale conservato negli Archivi delle isole Ionie, a collezioni di disegni, schizzi e cartografie su Creta conservate nella Biblioteca Nazionale Marciana e infine, a documenti provenienti dall'Archivio di Stato di Vienna. L'ambito storico-culturale entro il quale l'Archivio VENIVA si sviluppa ha come limiti temporali l'epoca della Serenissima, dall'Alto Medio Evo alla sua caduta nel 1797; l'argomento generale sono le relazioni politiche, economiche e culturali, intercorse nei secoli fra la Serenissima, l'Austria e la Grecia.
L’obiettivo finale è la realizzazione di una serie di stazioni pilota situate in più istituti culturali con archivi e biblioteche accessibili al pubblico in grado di fornire un accesso integrato sia a informazioni bibliografiche che archivistiche.
Lista dei siti Internet del progetto VENIVA
Sito WWW del Progetto  http://www.tin.it/veniva/
DEMO dell'Archivio Virtuale  http://www.tin.it/veniva/avv/home/
Sito dei Servizi aggiuntivi  http://www.tin.it/veniva/services/

Mostre su Internet
Alfredo Viggiano, Venezia e il mare: le isole, le fortezze, le difese contro i Turchi/Venice and the sea: the islands, the fortresses, the defences against the Turks (italiano, inglese e greco) http://web.tin.it/marsilio/veniva/

Un manoscritto veneziano sulle fortezze di Creta sul Web/
A Venetian manuscript on the fortresses of Crete on the Web
http://www.munch.org.gr//Scripts/veniva/forts.exe

Piero Falchetta, Jacopo de' Barbari e le vedute di Venezia/
Jacopo de' Barbari and the views of Venice
http://www.tin.it/veniva/venetie
 


Copyright AIB 1998-05-06, ultimo aggiornamento 1998-12-30 a cura di Antonella De Robbio e Marcello Busato
URL: http://www.aib.it/aib/sezioni/veneto/de_miche.htm

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