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Desiderio Chilovi

Le librerie ambulanti

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Sono passati più di due anni dal giorno in cui pubblicava nella Nuova Antologia (16 luglio 1901) un mio scritto sulla Scuola rurale e la sua Biblioteca, per lamentare che quella scuola assomigliasse troppo alle elementari della città, e per esprimere il desiderio che in essa l'insegnamento fosse rivolto ad un fine più pratico e più rispondente ai bisogni di chi non può continuare gli studi in altre scuole. Notava inoltre che lo scarso insegnamento rurale perdeva, in seguito, miseramente ogni efficacia; poichè, appena svegliate nel giovane le forze intellettuali, non trovavano per il suo completo svolgimento un aiuto immediato e continuo nei buoni libri.

Nasceva in me come conseguenza naturale la proposta di istituire, anche in Italia, nelle scuole campagnuole, una piccola biblioteca; e siccome, da sola, sarebbe stata insufficiente a provvedere di libri gli alunni, e quelli ancora che avevano già abbandonata la scuola, suggeriva che le nostre Biblioteche provinciali dassero esse in prestito via via i libri nuovi, col mezzo delle librerie ambulanti, come si pratica nell'America settentrionale. Di questa istituzione delle librerie ambulanti parlava poi, alquanto più diffusamente, nel ristampare il medesimo scritto (1) encomiando meritatamente il sig. Tarugi, l'egregio e solerte bibliotecario di Pistoia; il quale aveva pensato, aderendo a quel sistema, di inviare libri di lettura in prestito alle scuole rurali del Comune sparse su per l'Appennino toscano.

Ma nello scritto citato, l'argomento principale, e su cui più insistevo, era la biblioteca della scuola rurale; e perciò delle librerie ambulanti parlavo solo per incidenza, e mi limitavo a dire quel tanto che, a mio avviso, più giovava a completare quell'insegnamento elementare.

Scrivendo allora non mi confortava la fiducia che in Italia si volesse introdurre subito, specialmente in materia che spetta alle biblioteche, un sistema nuovo per noi, quantunque sperimentato felicemente fuori.

Le mie parole erano come un primo seme gettato nello spazio, in balìa del vento, sperando che, cadendo sulla terra in stagione propizia, esso avrebbe attecchito e col tempo sarebbe cresciuto tanto, da dare, anche in Italia, frutti ottimi ed abbondanti.

Invece l'illustre prof. Guido Baccelli, ministro di agricoltura, industria e commercio, con lettera-circolare del 12 luglio dello stesso anno,

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manifestava il proposito di istituire, secondo un desiderio già da lui manifestato, queste librerie ambulanti, «per integrare e perfezionare l'opera delle scuole dipendenti dal suo Ministero, e per diffondere tra il popolo le cognizioni più importanti, derivate dalle osservazioni e dagli esperimenti della scienza, o dalla pratica degli uomini più sagaci ed esperti nella tecnica del lavoro, e nell'esercizio dell'industria».

Con decreto del 2 agosto 1902, preceduto da una relazione a S. M. il Re, istituiva poi, a benefizio degli agricoltori, degli operai e dei piccoli commercianti, queste modeste librerie, meglio confacenti di altre biblioteche popolari alle occupazioni, ai bisogni e alle molteplici necessità dei tempi nostri.

La necessità delle librerie ambulanti, riconosciuta così per i bisogni dell'insegnamento agricolo, industriale e commerciale, risulterà prestissimo più evidente nel vasto campo della cultura nazionale.

Ma perchè questa istituzione nascente possa propagarsi e dare buoni frutti, occorre il concorso benevolo e attivo delle amministrazioni locali e di tutti i cittadini operosi.

E per questo mi sembra, che non debba riuscire discaro ai promotori della cultura generale, se torno ad insistere più distesamente su queste librerie, per dire come possano essere per mille vie utili ed esercitabili.

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Il libro è l'espressione della nostra cultura.

Chi volge, per prendere le mosse da lontano, lo sguardo all'epoca anteriore alla nostra rinascente civiltà, dovrà notare che, col dileguarsi del paganesimo e l'irruzione dei barbari, cessava in Roma quasi del tutto la copia e il commercio dei codici che prima, di lì, si diffondevano fino ai più lontani confini dell'Impero; vedrà anche che il cristianesimo, prima perseguitato, resistè eroicamente, e poi, con passo lento ma sicuro, sgombrò le vie del mondo e giunse a dominare lo spirito di quasi tutto il genere umano.

Dopo secoli di barbarie si tornò ad affidare il pensiero allo scritto. Fra i fedeli delle piccole chiese cristiane era naturale che nascessero dispute intorno alla retta interpretazione dei dogmi; era necessario fissare con lo scritto i termini precisi delle controversie. Di più vi era ragione di sostenere polemiche con gli israeliti e con i pagani; ed il dovere di propagare la nuova dottrina.

Cessate le invasioni dei barbari, non era più l'Impero che governava il mondo, ma la Chiesa: essa dominava la cultura intellettuale, e nei chiostri apparivano i primi segni di attività letteraria. Là si conservavano, si copiavano e si mutava l'aspetto dei codici.

I monaci, nel trascriverli, ornavano i volumi con iniziali, con vignette e con miniature di colori risplendenti, per sollevare, con un raggio d'arte angelicata, gli occhi e l'anima del lettore. Ma essi non intendevano di farne commercio, nè di regalarli. Nè era sempre cosa facile chiederli in lettura.

In qualche convento religioso per esprimere il desiderio di avere un volume manoscritto, senza turbare il rituale silenzio, lo si chiedeva al bibliotecario, stendendo il braccio, e muovendo rapidamente la mano, come si fa per sfogliare un libro; e poi, per indicare quello desiderato, il monaco, a bocca chiusa, come fosse muto, adoperava gesti bizzarri e

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particolari. Faceva il segno della croce per avere un Messale; per gli Evangeli, la croce era fatta in mezzo alla fronte; per un'Antifonario, batteva, come se dovesse cantando battere il tempo, il dito pollice di una mano sul mignolo dell'altra; per un Graduale, dopo il segno della croce si baciava le punte delle dita; per un Trattato di Liturgia, metteva una mano sul ventre e l'altra sulla bocca; per un Capitolare, alzava le mani al cielo; e per un Salterio si metteva la mano sul capo a guisa di corona, quia et author psalmorum, David, Rex erat.

Maggiore difficoltà era per lui quella di chiedere e indicare un libro scritto da autore pagano. Per far questo, dopo avere con il braccio steso e con la mano dimostrato il desiderio di avere un manoscritto, si grattava dietro l'orecchio, come fa il cane con la zampa, quando si sente prudere; perchè ben a ragione, secondo loro, gli infedeli erano paragonati a quell'animale: quia nec immerito infideles tali animanti comparantur. E poi sottovoce, e all'orecchio, submissa voce et in aure pronunziava il nome di Aristotele o di Virgilio, o di qualche altro scrittore (2).

Alla copia dei codici destinati al commercio supplivano da prima, scarsamente, altre persone. Nei tempi successivi, in quelli del Rinascimento, gli amanuensi e gli stazionari fornivano di codici, in gran parte pagani, le biblioteche private e le università.

Ma tutto, fortunatamente, fa il suo tempo! La scoperta meravigliosa della stampa spezzò addirittura la catena che teneva, ancora in tempi a noi più vicini, ribadito al pluteo il manoscritto, non più destinato ai soli monaci, ma anche ad altri studiosi. Il letterato, il dotto, lo scienziato, accedevano allora meditabondi, e con passo grave e lento, nelle poche biblioteche a loro aperte, cercandovi il così detto «nutrimento dello spirito»: e là chiedevano al bibliotecario il libro ambito, magari rivolgendogli la parola in latino.

Molto maggiori, e talvolta difficilmente superabili, erano in passato le difficoltà che incontrava chi avesse voluto ottenere un libro in prestito fuori della biblioteca. Occorrevano malleverie, pegni ingenti, e promesse formali.

A Luigi XI, con tutta la sua prepotenza e la sua ostinazione a voler dominare anche la morte, non riuscì di ottenere in prestito, nel 1471, dalla Facoltà di medicina di Parigi, un volume manoscritto del celebre medico arabo Rhazi, che dando in pegno gran parte del suo vasellame d'argento; e per di più la cauzione di uno dei suoi gentiluomini, costituitosi mallevadore per altri cento scudi d'oro. Perchè in passato era regola generale che il libro non dovesse mai varcare la soglia della biblioteca. In molte biblioteche i fulmini del Vaticano, e le minaccie dell'ira celeste, colpivano chi osava togliere, anche momentaneamente, un'opera dal santuario in cui doveva essere custodita.

Nel Collegio dei Bernardini, a Parigi, il regolamento non proibiva soltanto il far uscire dal convento un libro; ma minacciava di punizioni i consegnatari, eccettuato il caso di restauro. «Nous interdisons le vin au proviseur, et au sous-prieur, aussi longtemps qu'un livre demeurera absent de la bibliothèque pour un autre motif» (3).

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Ma il libero esame che tutti riscosse alla ricerca del vero; le migliaia e migliaia di copie di uno scritto, che, come torrente, potevano balzar fuori dalle macchine tipografiche, e toglievano il pericolo che lo scritto originale di un autore andasse perduto per sempre; l'istruzione e lo studio diffusi per ogni dove; la necessità che persino il lavoro manuale si giovasse degli studi e delle miracolose scoperte della scienza, popolarono ben presto le sale di lettura delle biblioteche, e ne turbarono la quiete infeconda e il silenzio profondo.

Oramai si avvicinava a grandi passi il momento nel quale si doveva riconoscere che la biblioteca, nel suo concetto moderno, era e doveva essere una istituzione eminentemente democratica; e i suoi libri accessibili a tutti.

Presentemente, alla biblioteca accorrono persone di ogni classe; e l'età stessa del lettore non ne impedisce l'accesso, perchè in essa sono state anche aperte sale di lettura riservate unicamente ai ragazzetti ed ai monelli di strada a patto che questi ultimi, prima di entrarvi, mostrino le mani pulite. Senza bisogno di distributori o di inservienti questi prendono da sè stessi, a piacere, dagli scaffali i libri là raccolti. È però severamente vietato ad essi di rimettere i libri negli scaffali, perchè diversamente nascerebbe una diabolica confusione! Così senza tanti permessi, nè formalità, possono vedere ed ammirare le belle figurine; leggere i racconti ameni o le raccapriccianti avventure d'un viaggiatore fortunoso; e, se non altro, acquistare l'amore per il libro, la curiosità di leggere e di sapere... ed è qualche cosa! Anche in questo modo in altri paesi si soccorre l'infanzia abbandonata.

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Ma la libertà, concessa al libro, di muoversi dentro le mura della biblioteca non bastava ancora. Non tutti i lettori hanno il tempo o la possibilità di frequentare la biblioteca, e di star là delle ore a leggere o a studiare; non da per tutto vi sono biblioteche! Il prestito dei libri a domicilio doveva, per inevitabile forza delle cose, prendere coll'andar del tempo estensione larghissima; e la prese nei paesi più progrediti. Il volerlo difficoltare o fermare, sarebbe lo stesso che voler privare il paese del mezzo più sicuro e potente per mandarlo innanzi.

So, e l'ho già fatto notare altrove (pag. 55), che in Italia il prestito dei libri desta in taluni una grande apprensione; ma non è questo il luogo di combattere una così strana e ingiustificabile paura.

In un tale momento di errore, il cuore si allarga nel vedere un Ministro, che per le nostre popolazioni rurali istituisce le librerie ambulanti; le quali altro non sono, che il più recente e più notevole espediente per far giungere il libro dove non vi è biblioteca, e dove prima il libro non arrivava mai! Finalmente d'ora in poi anche in Italia il libro potrà divenire per davvero il consigliere di tutti e l'amico inseparabile dell'uomo nella sua vita operosa, anche al di là delle mura cittadine, anche nei luoghi più lontani, nei luoghi più remoti e meno abitati.

I tempi sono cambiati; non è più il lettore che deve andare alla biblioteca; è la biblioteca che va al lettore!

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La storia di queste piccole librerie è breve e semplice, ma il loro valore educativo è grande, e già seriamente provato.

La loro prima idea deve essere vecchia tanto quanto il primo prestito di un libro fattosi da due persone civili, e poi da queste ad altre. La difficoltà, per moltiplicare gli scambi, consisteva nel trovare un metodo semplice ed economico che permettesse, non già di spedir qua e là il libro, ma di comunicare il prestito specialmente a quel maggior numero di lettori che mai avrebbero potuto chiedere un libro, o frequentare una biblioteca.

Ora, la prima menzione certa, che io abbia trovato di un simile ordinamento, sta nella Relazione della Commissione, nominata nel marzo del 1849, dalla Camera dei Comuni, per studiare i mezzi più atti a propagare l'istituzione delle Biblioteche pubbliche nella Gran Bretagna e nell'Irlanda.

In quella Relazione si parla ripetutamente delle piccole librerie viaggianti (Itinerating Libraries) istituite in Scozia, nel 1830, da Samuele Brown. Ognuna di esse racchiudeva, in una cassa, 50 volumi, che si davano gratuitamente in prestito. La cassa spedita, rimaneva allogata, per due anni circa, in una bottega o officina, che serviva da biblioteca. Scaduto quel tempo era traslocata altrove. E qui sinceramente mi compiaccio di ricordare, che già nel 1867 (4), esprimevo il desiderio che anche in Italia si completasse l'insegnamento dato nelle nostre scuole rurali con librerie viaggianti, simili a quelle scozzesi; suggerimento che ora, dopo più di trenta anni, trovo pienamente riconosciuto nella sua utilità dai considerabili e benefici risultati conseguiti specialmente in America, dove una vasta e intelligente applicazione giustifica il mio desiderio di allora.

Fra altri miei ricordi, trovo anche, che nel novembre del 1857, il Consiglio direttivo della Public Library of South Australia decretava l'istituzione delle librerie ambulanti, ed affidava a John Howard Clark l'incarico di redigere il regolamento, di scegliere le opere, e, tanto per incominciare, di spedire le prime otto librerie.

Il Clark, nipote di sir Rowland Hill, l'inventore dei francobolli postali, era nato a Birmingham nel 1830, e morì nel 1878. Fautore ardente del prestito dei libri, e convinto della grande influenza che esso poteva avere sulla cultura e sulla moralità delle crescenti generazioni, spedì, nel settembre 1859, dall'Inghilterra in Australia le prime librerie richiestegli.

Quasi contemporaneamente (1860) anche in Vittoria le librerie ambulanti vennero introdotte. Il loro numero si accrebbe poi molto, ed ora in Australia si considera il servizio delle librerie ambulanti come una delle funzioni più notevoli delle biblioteche pubbliche (5).

Ritornando a parlare dell'Inghilterra, esse furono accolte con favore grandissimo; ma nella efficacia andarono, come osservava l'Edinburgh Review (gennaio 1859), scemando per insufficiente custodia dei libri, e, alla morte del loro istitutore, anche per mancanza di zelo intelligente nella direzione. Questi difetti palesi riuscirono, come notava l'egregio scrittore della Rivista, fatali alle Itinerating Libraries, che, come egli affermava, sono le più promettenti fra tutte le biblioteche immaginate a vantaggio dell'istruzione popolare.

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Ma lo scrittore, nel notar questo decadimento, aggiungeva subito che l'idea di queste librerie è virtualmente così buona che, senza alcun dubbio, un giorno verrebbe dato ad esse necessariamente un'ordinamento più perfetto, più pratico e più saldo.

Nè lo scrittore s'ingannava.

L'ordinamento condegno e pratico lo ebbero ai giorni nostri da Melvil Dewey, già favorevolmente conosciuto in Italia per il sistema decimale da lui applicato alla classificazione dei libri. Egli è non solo uno dei più geniali ed abili bibliotecari, ma, per titoli diversi, grandemente benemerito della cultura americana. Con singolare avvedutezza pratica, con poche norme direttive precise e chiare, con una amministrazione ingegnosissima per la somma semplicità, egli seppe ridare non solo vita alla istituzione, ma dotarla di molte e utili applicazioni.

Per tanto si può dire essere egli il vero fondatore delle piccole librerie ambulanti. Ed è dovere constatarlo.

Dall'opera sua risulta, con luminosa evidenza, che non intendeva limitar l'ufficio di queste librerie alle sole necessità della prima istruzione nelle campagne; ma di volere che il benefico loro esercizio si distendesse alle associazioni scientifiche e letterarie, agli studiosi mancanti della possibilità di acquistare i libri di studio desiderati.

Fu nel 1892 che lo Stato di Nuova York concesse, con legge speciale, ai Reggenti della Università dello Stato (specie di Consiglio superiore che governa anche gli interessi delle biblioteche e del quale il Melvil Dewey è tuttora Segretario), la facoltà d'inviare una piccola collezione di buoni libri ai comuni mancanti di biblioteca.

Pochi dati statistici basteranno, per dimostrare come fu gradita ed accolta questa necessaria innovazione, e tutto il bene che ne può derivare.

Nel primo anno, quello di prova, i volumi inviati in prestito con le librerie ambulanti furono 417 soltanto; ma, nel 1900, cioè sei anni dopo, i volumi prestati furono 35,634, così ripartiti:

Un così rapido incremento nel prestito fatto da una sola pubblica biblioteca fuori della città, dove essa ha la propria sede, spiega come le librerie ambulanti fossero chieste ed adottate in altri Stati della grande Unione americana.

Nel 1895 esse furono istituite nel Michigan e Montana; nel 1896 nel Jowa e nell'Ohio; nel 1897 nel Wisconsin: nel 1898 nella Nuova Yersey; nel 1899 nel Delaware, nell'Indiana, nel Kansas, nel Maine, nel Minnesota, nel North Dakota, nella Pennsilvania, nell'Illinois; nel 1900 nel Vermont; nel 1901 nel Nebraska, nell'Idaho, nella Carolina settentrionale, a Washington.

Nel 1900, otto anni dopo l'ordine dato per la loro prima istituzione, le diverse librerie ambulanti che circolavano in questi Stati erano già 2500, e in quel solo anno avevano dato in prestito 115 mila volumi.

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In Europa le librerie ambulanti ci sono in diversi Stati, fra gli altri in Danimarca; ma non come una istituzione governativa e integrale dell'ordinamento dell'istruzione pubblica. Sono le Associazioni private, desiderose di promuovere la cultura popolare, che le hanno istituite, oppure Società promotrici di studi speciali che, meravigliate dei risultati conseguiti nell'America Settentrionale con questo mezzo, così semplice, hanno voluto esse pure diffondere anche fra loro questo nuovo modo di propagare il libro.

In Germania, Carlo Preusker ricorda le Wanderbibliotheken, istituite, nella prima metà del secolo passato, con fine più che altro religioso, dalla granduchessa di Weimar. Ora, per opera di Associazioni educatrici popolari, esse vanno aumentando di numero, e meritano particolare menzione le così dette Kreisvolksbibliotheken, che da noi potrebbero dirsi biblioteche ambulanti mandamentali, con un'ordinamento simile a quello che io proponeva avessero le biblioteche provinciali per la nostra scuola rurale.

Ma, naturalmente, in Europa il maggior numero di queste piccole librerie trovasi in Inghilterra, dove esistevano già, come dissi, fin dal 1830 le Itinerating Libraries. In un discorso letto nell'ottobre 1897 dal signor Frank Curzon, alla Library Association, sulle Yorkshire Village Libraries, vedo ricordati, con animo grato, il Principe Alberto, il quale donò 211 volumi, e Sua Maestà la Regina Vittoria, la quale, non solo le sussidiava, ma anche, in non pochi casi, indicava lei stessa i libri che desiderava fossero acquistati, e dati in lettura, con i denari da lei elargiti.

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Lo Schultze, parlando delle biblioteche pubbliche destinate al popolo, fa giustamente osservare che la biblioteca circolante degli italiani non è la Travelling Library degli anglosassoni, nè quella che i tedeschi chiamano Wanderbibliothek.

La libreria ambulante non è neppure da confondersi con le biblioteche popolari associate (Bibliothèques roulantes) per scambiarsi temporaneamente i loro libri. Non è una biblioteca che viaggia col lettore, come sarebbero quelle che stanno sui piroscafi, o sui treni ferroviari.

In ultima analisi essa non è altro, che una piccola collezione di libri, scelti e riuniti con cura grandissima e con un fine prestabilito, distaccati dal corpo d'altri libri d'una biblioteca, o d'un deposito centrale, per essere traslocata per breve tempo altrove, come apportatrice di civiltà. Essa viaggia per conto proprio; giunge alla destinazione assegnatale, fa sosta, e rappresenta una biblioteca circolante, perchè, parimente, presta intorno a sè i suoi libri. Ma poi, se ne va altrove; e a lei succede un'altra libreria, un'altra piccola collezione di libri.

Come si vede, la piccola libreria compie, per le campagne, un ufficio simile a quello che nell'ordinamento delle biblioteche d'una grande città, nell'ordinamento metropolitano, e in un ambito più ristretto, è affidato alla stazione di distribuzione o di consegna (Delivery Station).

Per dare un'idea, un po' più precisa, di queste piccole librerie, dirò prima di tutto che sono dette ambulanti, perchè, come la cattedra ambulante serve a porgere, qua e là, la parola viva del maestro, così esse,

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traslocandosi continuamente, servono a porgere il libro, che è la parola scritta.

La libreria ambulante può essere ospitata da una biblioteca; ma nei piccoli villaggi, dove la biblioteca manca, si ferma, trova posto ed è accetta in altri luoghi: nella scuola elementare, nella segreteria comunale, in una farmacia, nella sede di qualche associazione, ecc.; nel Wisconsin, anche negli uffici postali; oppure, se anche una simile posata le manca, può posarsi, per esempio, in una gran fabbrica industriale, in una fattoria, o anche presso le persone che ne hanno fatta domanda, prestando la prescritta malleveria, e, benevoli, intendono favorirne la istituzione in qualsiasi modo.

L'Istituto o la Associazione che riceve i libri se ne rende garante, e deve accurare il nome della persona che disimpegnerà l'ufficio di consegnatario. Nella scuola il consegnatario, o bibliotecario, è il maestro; nelle fattorie il più delle volte è un agente rurale, o anche la fattoressa, perchè essa pure ne sa abbastanza per disimpegnare quell'ufficio; nelle grandi fabbriche o officine industriali, è per solito il magazziniere, perchè basta che egli consideri, e tratti, il libro come un oggetto qualunque del suo magazzino.

È poi naturale che l'ente, che istituisce e mette in circolazione le librerie ambulanti, dica a chi egli vuol darle, e indichi anche a quali condizioni presta i libri.

Ecco un esempio, tolto fra quelli che, con perspicua chiarezza, sono ricordati dalla signorina Myrtilla Avery. La Biblioteca di Stato di Nuova York, che per questo servizio speciale può esser citata a modello, concede il prestito alle biblioteche già aperte al pubblico; ai comuni che ne mancano, previa domanda per istanza di 25 contribuenti; alle scuole pubbliche; agli enti morali; e finalmente alle stanze di lettura e alle associazioni operaie, ecc.; però, se queste non sono riconosciute per legge, si esige il deposito di 100 dollari.

I richiedenti si obbligano a tenere la piccola libreria in luogo conveniente e aperta, almeno tre giorni della settimana per un'ora, e di dare i libri in prestito per quindici giorni gratuitamente. Alla scadenza trimestrale, i volumi in giro devono essere effettivamente restituiti, per essere incassati e rimandati in buono stato al Deposito centrale; dal quale, verificata l'esattezza della restituzione, sono poi mandati in altro paese, ad altra stazione.

Per sopperire alle spese di trasporto e di affrancazione, si paga un tenue compenso: due soli dollari al semestre per 25 volumi; e un dollaro di più per ogni 25 volumi aggiunti alla stessa spedizione.

Per inviare i libri dal Deposito centrale alla loro stazione provvisoria, e viceversa, senza danneggiarli, si usano sistemi diversi.

In Inghilterra si usano cassette capaci di 50 volumi o di 100, a palchetti interni, aperte, le quali servono da scaffali.

Di queste cassette ho già parlato e dato un disegno (pag. 54 e 62).

Ma molto più economico, e più pratico, è il sistema seguito dalla Biblioteca di Stato di Nuova York.

A chi ottiene per la prima volta una libreria ambulante, il Deposito centrale spedisce un armadino di piccole dimensioni e tale da occupar poco posto. L'armadino si chiude a chiave, ed è accompagnato da una piccola cassettina volante e maneggiabile.

L'armadino è semplice. Nell'interno vi sono o uno o due palchetti per collocarvi 50 o al più 100 volumi. Sullo sportello, e internamente,

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sono affisse le norme stampate del servizio e le pene severe, come il carcere, o le gravi multe, in cui può incorrere chi sottraesse o deliberatamente danneggiasse i libri dello Stato.

L'obbligo di avere questo armadino che, come si capisce, serve di scansia per custodire bene i libri, pare di una spesa inutile. Invece nella pratica ha importanza grande, perchè impedisce la dispersione, lo smarrimento e il deterioramento dei libri, e li salva dai maneschi e dai tocconi, che hanno pure cinque dita. Altrove (pag. 52) ho ricordato che la Francia sperperava, specialmente nel 1848, per questa semplice ragione, non lievi somme nei libri, destinati alle biblioteche scolastiche, fino al momento in cui, il ministro Rouland, con la circolare del 30 maggio 1860, prescrisse che ogni scuola elementare dovesse avere un armadio a chiave per la sua piccola biblioteca, e dichiarava che non avrebbe più concesso sussidi per la costruzione o l'acquisto di edifizi scolastici se, fra le spese diverse, non fosse stata compresa quella di questo armadio.

La cassettina volante è di legno; si chiude a chiave ed è semplicissima. Ha un cassetto, a tiratoio, diviso in due parti: l'una ha due o tre suddivisioni trasversali, fatte con assicelle mobili, che s'incastrano dove fa comodo, e della larghezza precisa delle schede usate per le ricevute. Nell'altra parte si serbano gli stampati, i piccoli cataloghi e tutte le carte necessarie al consegnatario. La cassettina è maneggevole, affinchè il consegnatario possa portarsela, volendo, anche a casa sua.

L'armadino e la cassettina, arrivati alla stazione di distribuzione, vi restano, secondo questo sistema americano, giacenti; non viaggiano, come le casse inglesi; e così si evita il loro deterioramento e serbano la loro pulitezza. Nel sistema americano, il gruppo di libri di cui si compone realmente la libreria ambulante viaggia, dal Deposito centrale alla stazione di consegna e viceversa, in una cassa di legno rozzo, piallata internamente e chiusa a viti, per non guastare il coperchio nel chiuderla e aprirla coi chiodi e col martello.

Coi libri si mandano molte copie del cataloghetto, elegantemente stampato in-64º, con note opportune. Uno di questi serve al consegnatario; gli altri si distribuiscono per dare subito la notizia dei nuovi libri arrivati.

In Inghilterra, invece del cataloghetto stampato, c'è nella cassa un foglio contenente la nota dei libri, pure stampato a guisa di manifesto da affliggersi alle pareti esterne delle chiese, delle scuole, dell'ufficio postale, e in altri luoghi comunemente frequentati.

Il cataloghetto, col nome dell'editore ed i prezzi necessari, anche per il caso di guasti nel libro o di perdita, è certamente preferibile al manifesto; perchè rimane in casa, come un invito permanente a rileggere e anche ad acquistare i libri che più piacciono.

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Sarebbe una vera stortura il credere che le librerie ambulanti, per il piccolo numero dei loro libri, siano esclusivamente destinate a dotare la biblioteca di una scuola rurale, come io chiedeva; a soccorrere una biblioteca popolare; oppure a propagare unicamente tra i giovanetti ed il popolo le nozioni pratiche più importanti della agricoltura, dell'industria e del commercio, come ora, con un primo suo decreto, intende fare S. E. il ministro Baccelli.

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No. La libreria ambulante incoraggia ed agevola anche studi più elevati; perchè essa offre i libri a tal fine necessari, rifornendosi modernamente. L'esperienza ha già dimostrato di quanto valore e rinfranco esse possano essere per l'universale.

Nella stessa agricoltura è certo cosa santa diffondere fra i giovanetti e i contadini una maggiore istruzione, precetti e norme agricole più razionali; ma non si può pretendere che ogni miglioramento, ogni avanzamento agrario, per essere attuato, passi attraverso una mente non preparata prima a capire certi studi. Sarebbe una sbagliata esagerazione, simile a quella di chi pretendesse che il contadino zappasse la terra tenendo in mano il libro, o in un leggìo raccomandato all'aratro, come propone il marito di Babette, nell'applaudita pochade.

Ma anche nei più piccoli villaggi, oltre i fanciulli e i lavoratori della terra, vi sono dei piccoli proprietari, il sindaco, i consiglieri e il segretario comunale; vi è il medico, il farmacista, il curato, il maestro; vi sono gli agenti di campagna, i quali hanno già una certa istruzione. E per loro la libreria ambulante può e deve essere in particolar modo preparata.

Per conseguire fini così diversi, nell'avviamento dato da Melvil Dewey alle librerie ambulanti, abbiamo tre diverse qualità di librerie: Le Educative, che si occupano di istruzione e di educazione generale, che diffondono utili notizie e preparano a certi studi necessari.

Quelle Speciali (Extension Collection), destinate a studi più larghi. Esse riuniscono libri scritti intorno ad un determinato argomento, o ad argomenti affini, e questo, per coloro che possono non solo leggerli, ma studiarli seriamente ed applicarli. Anche queste hanno il loro cataloghetto; il quale, invece di un numero progressivo, riceve il nome dalle materie trattate.

Per ultimo, vi sono le librerie ambulanti Combinate, vale a dire quelle formate per il momento, e a richiesta, con i libri desiderati intorno ad un dato soggetto, per il quale il Deposito centrale non ha ancora preparato, o non preparerà mai, delle librerie Speciali.

È per tutti evidente che il potere di queste librerie ambulanti è, e deve essere, diverso.

Le prime, le educative, destinate ad istruire ed educare chi è quasi digiuno di ogni studio, sono troppo legate alla scuola elementare, alle sue vicende e alle sue sorti; sorti che in Italia, sarebbe dannoso il nasconderlo, sono tutt'altro che liete. Esse devono soccorrere l'insegnamento elementare; cercare, con scarsa speranza di ritrovarli subito, i lavoratori della terra e gli operai vogliosi di leggere, e che chiedano il libro almeno per cavarne diletto, benchè non siano stati dalla nostra scuola rurale preparati e non abbia destato nell'animo loro questo desiderio. I risultati delle librerie educative saranno certi, immancabili; ma si faranno molto aspettare: la via che esse hanno da percorrere è lunga, faticosa, piena di ostacoli.

Le librerie speciali invece, giovano alle persone colte che vivono lontane dalle biblioteche, che non hanno libri, e che sarebbero in grado di trarne profitto; di persone verso le quali converge, oppure si accentra, la vita amministrativa ed economica di un paese. La ricchezza ed il progresso nelle nostre campagne stanno nelle loro mani.

Sono queste le librerie ambulanti che meglio d'altre potrebbero essere utilmente offerte in dono dai patrocinatori.

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I vantaggi che con esse si possono conseguire sono grandi, incalcolabili. Se, per esempio, in ogni villaggio un po' importante, anche una sola persona potesse leggere e studiare i libri migliori sulla costruzione delle case coloniche, sulle migliori disposizioni da darsi ai granai, alle cantine, ai fienili, alle stalle, al pollaio e a qualsiasi altro edifizio necessario all'azienda agricola, si potrebbe esser contenti. Quanti miglioramenti, non insegnati dalla scuola, potrebbero esser introdotti, con l'esempio e con la parola, a vantaggio dell'igiene, e a benefizio della economia rurale del paese? Una libreria speciale dei migliori libri sulla viticultura, sulla vendemmia, sulla fabbricazione del vino, sulla sua conservazione e commercio, diffusa largamente in tutta Italia, e a tutti caldamente raccomandata dalle cattedre ambulanti, trasformerebbe in poco tempo, secondo i dettami della scienza, la produzione e il commercio del vino italiano. E così dicasi per tutto il resto! Altro che lettere circolari mandate dal Ministero, e diligentemente registrate al loro arrivo dai Segretari dei Comizi agrari o dei comuni, e poi bellamente da loro rinchiuse, e tumulate, in un cartone d'archivio! Le librerie combinate servono invece a promuovere un determinato studio, a dare ad una persona la possibilità di accrescere man mano la propria cultura, poichè in più casi essa indica i libri dei quali ha bisogno.

Esse servono inoltre all'espansione dell'insegnamento universitario, che è ben altra cosa della nostra università popolare. Quando il conferenziere manda, a coloro che desiderano udirlo, il Syllabus, cioè la traccia delle diverse sue conferenze, indica sempre quali libri dovrebbero essere studiati, come preparazione ad ogni conferenza; in quali libri si trovano più ampiamente svolte le sue idee, o le contrarie a quelle che egli professa.

Se questi libri non si trovano nella biblioteca popolare o municipale più vicina, non dovrebbe mancare il modo di chiedere una libreria ambulante, formata coi libri voluti dal conferenziere. Allora le conferenze sarebbero molto più gustate e digerite! Un tale soccorso dovrebbero riceverlo anche le nostre cattedre ambulanti di agricoltura. L'insegnante sarebbe ascoltato da persone, non del tutto digiune di nozioni intorno all'argomento trattato; da persone che, prima o dopo la conferenza, potrebbero studiare e meditare quello che a viva voce esporrà, o ha esposto, l'insegnante. E per questa grave ragione sarebbe molto utile che la cattedra ambulante avesse le proprie cassette, provvedute dai Comizi agrari.

Il servizio delle librerie speciali e di quelle combinate può, secondo i casi, essere affidato alle Biblioteche pubbliche; oppure ad un Deposito centrale, istituito a questo fine dal Governo o da Associazioni private.

Ma la buona formazione di queste librerie non è facile cosa. In essa si mostra il sapere e la bravura del bibliotecario. È così che si spiega come il Melvil Dewey, abilissimo in questo, riescì a promuovere con esse grandemente la cultura generale del suo paese.

E per convincersene basta sapere che nella Biblioteca di Stato di Nuova York, da lui diretta, i volumi già assegnati alle librerie ambulanti ascendevano, il 1º maggio 1901, a 53,432. Di questi, oltre quindicimila erano suddivisi in gruppi di venticinque, di cinquanta, ovvero di cento volumi, destinati alle librerie educative; mentre gli altri 37,948 servivano alle librerie speciali, e a quelle combinate.

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Ma a proposito di queste librerie è naturale la domanda: Perchè fare una cosa nuova? Non vi sono già le biblioteche popolari circolanti? Non sarebbe meglio studiare una buona volta come si possano perfezionare e moltiplicare per tutto il Regno?... Esse sono già conosciute ed esperimentate. Non si è cercato, fino ad ora, di rendere al popolo, col loro mezzo, accessibile il libro? Perchè non si continua?...

Tutto questo è vero; ma, senza considerare che fra quelle aperte in Italia e in epoca lontana venne in alcune man mano scemando l'impulso a loro dato dagli istitutori, e l'entusiasmo nei frequentatori; e che anche per queste cause le imperfezioni inerenti al loro stesso organismo si resero sempre più manifeste; bisogna qui notare che l'ufficio, al quale esse sono commesse, è molto diverso.

La libreria ambulante è destinata a offrire il libro là dove non vi sono biblioteche; oppure, dove la biblioteca non ha, nè può avere, i libri desiderati.

Stabilita questa differenza fondamentale, è evidente che le biblioteche popolari, possono essere, dentro i loro limiti, tenute in gran pregio soltanto nei luoghi dove la popolazione è agglomerata, e si ha sufficienza di mezzi.

In un villaggio piccolo, la biblioteca popolare ha troppi bisogni eccedenti i mezzi dei quali può disporre. Essa ha necessità, come dell'aria che si respira, di libri buoni, continuamente rinnovati. Ora, l'acquisto di libri buoni e necessari costa molto, e il denaro è poco. Dei libri donati non parlo; sono troppo spesso inefficaci, e le biblioteche popolari non hanno bisogno di libri rifiutati o raccogliticci; hanno bisogno di denaro per comperare libri necessari e confacenti.

Ma anche se ci fosse il denaro, la scelta dei libri migliori è molto difficile a farsi nei paesi lontani dai grandi centri intellettuali. In Italia manca, ed è gran danno, una associazione o una istituzione qualunque che indichi i libri migliori alle piccole biblioteche (pag. 46).

La biblioteca popolare, oltre i libri, deve avere una sala di lettura; locali e scaffali, per conservare e custodire le sue opere, molte delle quali, lette forse una volta, non sono mai più cercate; ha bisogno di un personale amministrativo e sorvegliante retribuito. Ci sono poi le spese per l'illuminazione, per il riscaldamento, per le rilegature, per la pulizia, ecc.

Di tutto questo, le stazioni di consegna non hanno bisogno. Con le librerie ambulanti, i libri, che la stazione riceve in prestito, sono scelti con attenzione; appagano ampiamente i giusti desiderî dei lettori; e per di più si cambiano con altri, ogni sei o ogni quattro mesi. Non è necessario avere una sala di lettura e degli scaffali; non occorre un bibliotecario; basta, come ho notato, un semplice consegnatario che se ne occupi, poche ore della settimana; non occorrono spese per le rilegature, per il riscaldamento e per l'illuminazione.

Tutte le spese sono ristrette al tenue compenso per le spese d'invio da pagarsi semestralmente al Deposito centrale; compenso che ripartito fra molti si riduce a pochi centesimi. Una economia maggiore sembra impossibile! In una sola cosa la biblioteca popolare prepondera sulle librerie ambulanti. A queste mancano, ed è gran difetto, i libri di consultazione; tanto necessari a chi legge e studia in campagna. Una piccola raccolta di dizionari, è, se così posso esprimermi, il serbatoio letterario, storico, scientifico, al quale la notevolissima maggioranza degli

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Italiani, più di 20 milioni, potrebbe e dovrebbe ricorrere per attingervi continuamente schiarimenti e notizie. Ma a questa mancanza, a mio avviso, provvederebbe la biblioteca della scuola rurale, come ho già proposto (pag. 6 e 37), perchè in essa vi sarebbe una piccola sezione composta esclusivamente di dizionari, atlanti, ecc.

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L'anno passato, scrivendo sui provvedimenti da prendersi per legge in Inghilterra, per maggiormente diffondere le librerie popolari nei distretti rurali, anche il sig. James Duff Brown osservava che, con le librerie ambulanti, si avrebbe una suppellettile letteraria meglio scelta, più variata e che periodicamente si rinnoverebbe; maggiore facilità di raggiungere la meta desiderata; e un andamento amministrativo molto più semplice, perchè direttamente dipendente dai correspettivi Depositi distrettuali.

Ora se a noi, con meraviglia generale, saltasse in capo l'idea, e si pretendesse attuarla, di introdurre le biblioteche popolari ovunque, anche in quei luoghi dove la luce del libro non giunge o giunge ora incerta e scarsa, si anderebbe incontro ad una spesa talmente rilevante, da non poter sperare di ottenerla.

Giorni sono, leggevo uno studio del dott. Antonio Schübert, scritto col proposito d'introdurre in Austria (l'Ungheria è esclusa) su vasta scala, e a spese dello Stato, le biblioteche popolari, che egli, come tanti altri, giudicava indispensabili (6).

Dimostrata la importanza di esse, ed esaminata la questione sotto molti e vari aspetti; stabilita la varia grandezza delle biblioteche popolari da istituirsi, secondo la entità diversa dei comuni; riconosciuto necessario che queste biblioteche popolari siano soccorse da librerie ambulanti, differenti secondo la lingua parlata, pose in evidenza che occorrerebbero Depositi speciali: a Vienna per i tedeschi, a Praga per gli czechi, a Lemberg per i polacchi e i ruteni, a Trieste per gli italiani, a Czernowitz per i rumeni, a Lubiana per gli sloveni, e a Zara per i serbi e i croati.

Trovata poi la via, attraverso una selva di calcoli e di dati statistici, egli conchiude che il Governo austriaco, dovrebbe contrarre un prestito speciale di 24,224,334 corone (in cifra tonda, e in moneta italiana, 30 milioni e 280 mila lire) per istituire le biblioteche popolari e le librerie ambulanti.

A nessun italiano, che sa e vede quello che succede in casa nostra, passerebbe mai per la mente di proporre al nostro Governo una spesa simile! Una somma eguale, e anche molto superiore, si potrebbe, è vero, chiedere e far votare per trasportare più facilmente da un luogo all'altro le persone e le merci, per una ferrovia; ma non perchè col lavoro intelligente si accresca e migliori la produzione nazionale, e si ricavi più largo e più sicuro profitto dalla rapidità e facilità del commercio delle idee.

Del resto, è bene sapere fin d'ora che la spesa delle biblioteche popolari è una spesa alla quale lo Stato male saprà sottrarsi. Cinquanta anni or sono il Carlyle chiedeva, perchè in Inghilterra lo Stato non aveva ancora aperta, a sue spese, in ogni capoluogo, una pubblica

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biblioteca. «Non ha forse, diceva egli, provveduto ogni capoluogo di una prigione?» È certo che le librerie ambulanti potrebbero, in moltissimi casi, ottimamente supplire alla mancanza di biblioteche popolari; e questa, economicamente parlando, sarebbe per noi una vera fortuna! Dico fortuna, perchè noi dobbiamo risolvere contemporaneamente anche un altro più difficile, e più costoso, problema di quello che mi occupa; il problema delle grandi biblioteche municipali, al quale, in tanti anni di libertà, non si è mai consacrato un pensiero. Da noi si figura sempre di non sapere che, ai tempi nostri, è la biblioteca che deve rendere utili e fecondi gli insegnamenti dati in qualunque scuola. Ma, lasciando ad altra occasione migliore di parlare delle biblioteche municipali, continuando a dire della spesa necessaria per le piccole biblioteche popolari, posta a confronto con quelle delle librerie ambulanti, mi giova ripetere la domanda già fatta dal signor Franck A. Hitchins (7), presidente della Commissione delle biblioteche pubbliche nel Wisconsin: «Si può, diceva egli, dato il nostro sistema di istruzione popolare, trovare per la scuola un complemento più appropriato a diffondere in remote contrade, con spesa insignificante, tanti utili cognizioni? Un complemento tale, che possa uguagliare, o meglio ancora superare, quello che si ottiene con la istituzione delle librerie ambulanti?...» Per parte mia io credo di no!... Ma a questa domanda potrebbe taluno rispondere che vi sono altri mezzi migliori, ma sono molto più dispendiosi, e fra questi citare per esempio quello che si fa proprio agli Stati Uniti per diffondere con i libri l'istruzione agricola.

Il signor Carlo H. Greathouse, in una pregevole memoria sull'incremento delle biblioteche agricole, nella Grande Unione Americana, dove il progresso nell'agricoltura è tale da inviare a noi, qui in Italia, il grano e le frutta, narra che il Department of Agriculture di Washington, negli ultimi cinque anni (1894-1899), aveva fatto stampare, e poi distribuire gratuitamente, in media, per ogni anno, 6,000,000 (dico sei milioni) di esemplari delle sue pubblicazioni. «Quasi tutte, egli dice, furono spedite direttamente ad agricoltori».

Regalare i libri è certo qualche cosa più che prestarli! La nostra luna non mi ha mai ispirato un desiderio così poetico! A noi italiani, nello spasimo dei milioni, non è concesso fantasticare una volata simile di sei milioni di libri all'anno!

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Innumerevoli sono le applicazioni delle librerie ambulanti. Ma qui non mi è permesso che indicarne alcune fra le più necessarie per noi.

Nelle grandi città italiane, potrebbero riuscire utilissime quelle destinate ai fanciulli. Noi non abbiamo ancora biblioteche municipali, nel senso moderno di questa istituzione; sono municipali solo perchè ne fa le spese il municipio! Così non abbiamo Sale pubbliche di lettura per i fanciulli, delle quali ho già parlato.

Ora sarebbe cosa bella che almeno i grandi municipi inviassero alle diverse scuole elementari, con librerie ambulanti, libri buoni, che continuamente si rinnoverebbero; libri che l'insegnante concederebbe in prestito agli alunni. Sarebbe un'onda di civiltà che

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lentamente penetrerebbe e fluirebbe per tutti gli strati sociali della cittadinanza.

Parlando sempre del giovamento che i fanciulli poveri potrebbero ritrarre da queste librerie, ricorderò le così dette librerie domestiche (Home Libraries), istituite nel 1887, per i fanciulli poveri delle grandi città, dal signor Carlo W. Bittwell, segretario della Boston Children's aids Society. Nelle case dove abitano molti fanciulli, si manda una cassetta contenente 15 libri e 5 volumi di riviste e di giornali scritti per i ragazzi. Sotto la direzione di una signora caritatevole, che disimpegna l'ufficio di maestra e di bibliotecaria, si riuniscono, in ore determinate, circa dieci ragazzi alla volta, i quali, incoraggiati a leggere, ricevono le spiegazioni necessarie. Ogni tre mesi la cassetta si cambia. Altre Società seguono per queste librerie domestiche altri sistemi e procedimenti, dei quali non occorre preoccuparsi in questo momento.

Così pure la libreria ambulante potrebbe essere adoperata per inviare buoni libri di lettura, oltre quelli che dovrebbe dispensare la biblioteca della scuola rurale, ai fanciulli di famiglie agiate, che dimorano nelle piccole città o paesi di campagna, e che hanno già un certo grado di istruzione, superiore a quello degli altri fanciulli del paese. Le famiglie ricche pagherebbero ben volentieri un tenue compenso, se avessero la certezza di avere in questo modo in prestito libri ottimi.

Perchè non si provvedono di una speciale libreria ambulante i bastimenti che trasportano in lontane contrade i nostri poveri emigranti? Nelle lunghe traversate non troverebbero forse una buona persona che leggesse ad essi un libro sulle nuove terre, dove vanno a cercare lavoro; che mantenesse vivo in loro l'amore, e il caro ricordo, della madre patria? Non sarebbe opera umana e sociale? Ciò non toglie che si dovrebbero per essi compilare anche i Libretti per l'emigrante, che io proposi al terzo Congresso Geografico Italiano, tenuto a Firenze nel 1898 (8).

Non potrebbe il nostro benemerito Presidente della «Dante Alighieri», Pasquale Villari, valersi delle librerie ambulanti, sia con farle spedire direttamente, sia promovendone l'istituzione, nei paesi stranieri dove dimorano molti italiani; dove vi sono scuole italiane, o meglio ancora dove esiste una piccola biblioteca italiana, come a Nuova York? (9).

E ai ciechi non dobbiamo pensare? Essi difficilmente trovano i libri stampati o copiati in rilievo. Sono poche le biblioteche pubbliche che ne possiedono: Vienna, Lipsia, Ginevra e Parigi. E, proprio solo perchè la notizia si diffonda, dirò che, pochi anni or sono, acquistai per la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze un centinaio di opere classiche francesi, stampate in rilievo, per unirle alle poche che si avevano in italiano. A questi poveri infelici non è dato, come a noi, di

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chiedere libri all'uscio del vicino; sebbene Voltaire abbia lasciato scritto che al vicino si può sempre, impunemente, chiedere e facilmente avere, il fuoco, e un libro a prestito.

Se le scuole per i ciechi fossero costituite in federazione; se un sodalizio caritatevole, come quello di Roma, mandasse delle librerie ambulanti, composte solo di libri stampati in rilievo, nelle diverse città d'Italia, si renderebbe certo meno dolorosa una esistenza priva di ogni conforto di luce. Gli sventurati che dimorano nelle piccole città e nei piccoli paesi chiederebbero questi libri alla stazione di consegna più vicina.

A Vienna, sotto l'alto patrocinio del principe Giovanni di Lichtenstein, si è formato, proprio di recente, un Comitato promotore (10) per istituire una gran biblioteca di libri stampati o copiati in rilievo, col determinato proposito di darli poi in prestito, franchi di qualsiasi spesa, ai ciechi sparsi per la Monarchia austro-ungarica. Al di là dell'Oceano, a Washington, fu ultimamente presentato al Congresso un progetto di legge per ottenere che agli istituti per i ciechi, e alle biblioteche, sia permesso spedire in prestito, e ricevere di ritorno, in franchigia, da tutti gli uffici postali degli Stati Uniti, i libri, gli opuscoli, i giornali stampati, oppure preparati a mano a rilievo; purchè ogni spedizione, in pacco non suggellato, pesi meno di quattro libbre.

La franchigia postale sarà certo accordata; ma si ha fondata speranza, così dice il Library Journal, di ottenere ancora maggiori facilitazioni rispetto al peso.

Passando ad altro, chi non vede come le biblioteche delle nostre scuole secondarie siano incredibilmente misere? Le opere rappresentano, talvolta con qualche larghezza, il pensiero religioso del chiostro; quasi mai il pensiero civile moderno! I lamenti, contro questa imperdonabile inclemenza, sono continui e giustificati, e anche di recente il chiarissimo Luigi Riccioni, professore del R. Liceo di Cesena, faceva in proposito delle assennate e utili considerazioni. Perchè una buona volta non si pensa a dare migliore ordinamento almeno a queste biblioteche? Come è possibile l'insegnamento secondario senza biblioteca? Stabilito che in ognuna vi dovesse essere una piccola sezione di opere, da potersi consultare negli eventuali bisogni della scuola, la piccola biblioteca dovrebbe essere trasformata addirittura in biblioteca circolante per gli alunni, convenientemente sussidiata da librerie ambulanti. In quanto ai professori delle scuole secondarie, è vero che i nostri regolamenti permettono loro di chiedere ed ottenere libri in prestito dalle grandi biblioteche; ma questo provvedimento, ottimo per avere qualche libro, si dimostra, ed è insufficiente. È per questa ragione che, mantenendo sempre questa savia disposizione, si dovrebbe, al tempo stesso, soccorrere seriamente i professori, non con qualche libro, richiesto qua e là per la nostra bella Italia; ma con vere e proprie librerie ambulanti combinate, sia secondo le richieste presentate da ognuno di essi, sia coll'offrir loro spontaneamente i libri più recenti e migliori, che si credono utili al loro insegnamento. Anche per queste librerie occorrerebbe uno speciale Deposito, come è la Biblioteca Pedagogica Centrale (Comenius-Stiftung) di Lipsia, destinata unicamente ai professori delle scuole secondarie tedesche.

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La Revue scientifique, più conosciuta sotto il nome di Revue Rose, fa cenno (2 febbraio 1895) di un'altra utile applicazione di queste librerie. Ai medici condotti di campagna è impossibile, nel loro isolamento, di conoscere e procurarsi, con la necessaria prontezza, i libri indispensabili per seguire, passo a passo, i progressi che continuamente fanno le scienze mediche. A Parigi, il sig. Marcel Baudouin, segretario generale dell'Association de la Presse médicale française, fondò una libreria circolante di medicina, per spedire ad essi libri in prestito, contro un modico prezzo di abbuonamento. Non potrebbero fare altrettanto anche le nostre principali Associazioni mediche? È forse ardua impresa inviare nei paesi più centrali delle nostre vallate delle librerie ambulanti, destinate ai medici condotti? Non sarebbero essi disposti a pagare una piccola retribuzione, se avessero la morale certezza che i libri offerti in prestito sono i migliori?...

In altro campo, ugualmente vasto, le librerie ambulanti potrebbero contribuire moltissimo. Intendo parlare della educazione e cultura della donna.

In Italia, la grande, anzi l'unica preoccupazione del Governo, rispetto alla donna, che ha imparato a leggere e scrivere, è quella di trasformarla in maestra. Se si eccettua qualche educandato o collegio, lasciatoci dai Governi cessati, il resto della istruzione secondaria o superiore femminile è lasciato alle cure dei genitori, oppure abbandonato ai conventi, dove, lontane dalla famiglia, della quale un giorno dovranno regolare le sorti, e segregate dal mondo, in mezzo al quale dovranno pur vivere, si rinchiudono, per mancanza di scuole, anche giovinette che hanno la loro madre, nella speranza che così l'affetto e la devozione alla famiglia là si alimentino e si accrescano, e là si preparino a resistere coraggiosamente ai contrasti, alle passioni e ai disinganni della vita! Il provvedere ad un maggiore insegnamento di migliaia e migliaia di giovanette, desiderose di apprendere, e che non possono frequentare le scuole maschili, o star rinchiuse, e pagare la retta, in un collegio o in un convento, è indubbiamente una grande necessità, ed un obbligo che non sappiamo adempiere. Pertanto, di grandissimo sussidio per loro potrebbero essere le librerie ambulanti riccamente fornite di libri ottimi e adatti alla loro intelligenza.

La geniale scrittrice Ida Baccini, nel suo pregiato giornale Cordelia, ha già compreso di quale e di quanta utilità le librerie ambulanti sarebbero per le sue gentili lettrici, e per tutte le altre giovinette italiane. Essa si proponeva di stabilire, e per questo merita gran lode, le fondamenta di una Associazione di Signore, le quali si proporrebbero il santo fine di mandare in prestito, specialmente alle giovanette delle piccole città e della campagna, contro tenue compenso, delle librerie ambulanti, scelte con grande ponderazione. Se altre Associazioni simili sorgessero altrove, sarebbero poi facili gli accordi per istituire, a questo fine, un'altra grande Federazione per scambiare fra di loro le librerie ambulanti.

Un'altra Associazione, con intendimenti eguali, potrebbe parallelamente sorgere, e avere vita prospera e feconda di gran bene.

Molte signore che, nella loro prima gioventù ebbero in famiglia, nelle prime scuole urbane, o in qualche collegio, una buona istruzione, si vedono obbligate, nell'interesse delle loro famiglie, a passare gran parte, o tutto l'anno, in campagne, lontane dal movimento

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intellettuale, e prive della possibilità di conoscere e di procurarsi da loro i libri migliori. Il desiderio, in esse vivissimo, di leggere per meglio istruirsi ed educare la loro mente e il loro cuore alla bontà ed alla gentilezza, può essere raramente appagato; e sono solo per questo costrette ad abbandonarsi alla lettura del primo romanzo che ad esse capita in mano in un momento di tedio.

Nei diversi punti della grande Unione Americana (nel Delaware, nel Maryland, nella Georgia, nell'Albania, nel Texas, nel Tennessee, nel Kentucky, ecc.) vi sono Associazioni femminili (State Federation of Women's clubs) le quali si occupano con grande impegno, non solo ad agevolare in tutti i modi possibili la diffusione delle librerie ambulanti, istituite dallo Stato o da altre benemerite Associazioni per la gente di campagna; ma anche a scegliere con amore, ed acquistare, i libri migliori per le librerie ambulanti destinate alle signore ascritte alla Federazione.

Ho già ricordato altrove (pag. 53) che a Boston la Women's Education Association, possedeva ultimamente 25 librerie ambulanti, e fra queste due destinate esclusivamente agli scritti migliori su Firenze e su Venezia, accompagnati da una ricca ed elegante raccolta di fotografie, le quali riproducevano gli edifici più insigni, e le più splendide opere d'arte, di quelle città.

È ben facile farsi un'idea di quanto profitto intellettuale e morale riescano queste librerie ambulanti alle gentili lettrici, e all'educazione della donna in generale.

Ma è tempo di terminare questa enumerazione, che non avrebbe mai fine!

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A chi pensa ad un non lontano avvenire, e pensa a tutto il bene che le librerie ambulanti, in tante e così diverse loro applicazioni, potrebbero arrecare alla patria nostra, dovrà anche risaltare tutta l'importanza del Decreto proposto alla firma reale da S. E. l'on. Guido Baccelli.

L'istituzione delle librerie ambulanti non è più per noi una cara visione, di chi scrive o legge nel silenzio del suo gabinetto! La loro via è oramai aperta anche in Italia!...

Lasciamo che il libro varchi la soglia della biblioteca; se ne allontani, e voli liberamente; lasciamo che con sentimento di dignità, di pace e di amore riveli alle genti italiane le scoperte dello scienziato, il pensiero dello scrittore, le creazioni dell'artista, e le ispirazioni del poeta!

D. CHILOVI.          


(1) Chilovi D., La Scuola rurale, la sua Biblioteca e le Biblioteche provinciali, seconda edizione con aggiunte e con una Notizia sulle piccole Librerie ambulanti nel Pistoiese. Firenze, R. Bemporad e figlio, 1902, in-8º, pag. 77. Per non citare ripetutamente, in nota, il titolo di questo mio scritto, indicherò, al bisogno, nel testo stesso, e fra parentesi, la pagina alla quale mi riferisco.

(2) De antiquis Ecclesiae ritibus, libri tres collecti atque exornati a rev. patre Edmundo Martene. Editio novissima, Antuerpiae (Mediolani), 1763, tomo IV, pag. 289, 339.

(3) D. Felibien, Hist. de Paris, tom. III, pag. 177.

(4) Politecnico. Milano, gennaio e febbraio, 1867.

(5) The Library Record of Australasia. Melbourne, December, 1901, pag. 117.

(6) Zur Frage der Errichtung von staatlichen Volksbildungsbüchereien in Oesterreich. Brünn, 1901.

(7) American Library Journal. Aprile, 1896.

(8) Ecco la proposta approvata: «Il terzo Congresso Geografico Italiano esprime il desiderio che, per iniziativa, e sotto la direzione della Società Geografica Italiana, già tanto benemerita degli studi geografici, e col concorso del Ministero degli affari esteri e di quello della istruzione pubblica, sia stampata una serie di Libretti per l'emigrante, destinati a far conoscere, in modo succinto, il paese dove vuole recarsi; come può spiegare vantaggiosamente la sua operosità; i pericoli cui va incontro; in che modo deve regolarsi dal momento del suo arrivo; la tutela che in ogni caso può trovare nel Governo italiano, ed i mezzi di cui può valersi per mantenere sempre vive le relazioni colla madre patria, ecc.»

(9) Italian Reading Room and Library 149, Mulbery Street.

(10) Vedi: Zentralblatt für Volksbildungswesen (Wien, April, 1902).


Fonte: Chilovi, Desiderio. Le librerie ambulanti. «Nuova Antologia di lettere, scienze ed arti», n. 763 (1 ottobre 1903), p. 463-480.
La spaziatura è stata normalizzata e le note sono state numerate progressivamente. Sono stati corretti i seguenti refusi: "resiste" invece di "resistè" a p. 464 riga 28, "nati e" invece di "nati a" a p. 465 riga 14, "la loro" invece di "loro" a p. 471 riga 28, "E" invece di "È" a p. 476 riga 3, "moltiita liani" invece di "molti italiani" a p. 477 rigo 34. È stata inoltre aggiunta la chiusura delle virgolette nella nota 8.


Copyright AIB 2015-09-01, ultimo aggiornamento 2015-09-01, a cura di Alberto Petrucciani
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