[AIB]  AIB-WEB. Materiali per la storia dei bibliotecari italiani. Testi classici
AIB-WEB | Materiali per la storia dei bibliotecari | Testi classici della biblioteconomia italiana

DELLA
COSTRUZIONE
E DEL
REGOLAMENTO
DI UNA
PUBBLICA UNIVERSALE

BIBLIOTECA
CON LA
PIANTA DIMOSTRATIVA

TRATTATO
DI LEOPOLDO DELLA SANTA


FIRENZE
PRESSO GASPERO RICCI DA S. TRINITA

1816

[p. 3]

Dei difetti delle Pubbliche Biblioteche,
e dei danni che ne derivano ai Libri.


§. I.

LE Pubbliche Universali Biblioteche, essendo quelle che conservano con i Libri ogni umano sapere, e porgono i mezzi di apprenderlo, devono fra gli Stabilimenti alla Civile Società necessari, tenere uno dei primi posti. Quindi è che tanta loro importanza richiede molto ponderata la costruzione di esse.

L'avere in molte delle esistenti rilevati infiniti inconvenienti a danno dei Libri, a pregiudizio del Pubblico, e a incomodo ed ostacolo all'esattezza dell'ufizio degli Impiegati al servizio delle medesime: e l'aver conosciuto che tali danni, e inconvenienti, nascono dalla imperfezione dell'Edifizio, non meno che dal male inteso sistema amministrativo: mi ha indotto a meditarne, e descriverne il Piano di una, e delinearne per maggior chiarezza la Pianta, onde resti totalmente evitato, quanto ho osservato essere pregiudicievole ad un tale Stabilimento, e sia provveduto di quanto ho creduto essergli necessario. Il materiale, o la costruzione di quasi tutte le

[p. 4]

esistenti Pubbliche Biblioteche, consiste in una gran Sala, ed altre più piccole, con qualche varietà nella forma (varietà figlia del capriccio e non della ragione) senza essere stato pensato, o almeno ragionatamente pensato, al locale degli Studenti, a quello dei Ministri, nè a quello che si conviene ai Libri: come pure non è stato pensato ad alcune altre necessarissime Appartenenze, di cui le Pubbliche Universali Biblioteche abbisognano. La gran Sala viene inconvenientemente destinata ai Libri, ed al Pubblico: le altre Stanze servono pure anch'esse con eguale inconvenienza ai Libri, e di residenza ai Ministri della Biblioteca.

Il genio degli Uomini ha in ogni tempo facilmente inclinato ad anteporre il bello all'utile; e si sono molte volte sofferti, e si soffrono incomodi in grazia di quello. Quanto ciò sia vero, e quanto sia condannabile, ce lo insegna la riflessione; e molto più condannabile ancora, quando questi incomodi si soffrono in grazia di un bello che realmente non è tale; come è quello appunto della supposta magnificenza delle attuali Pubbliche Biblioteche; che si crede consistere nella vastità di una gran Sala, e di ampie Stanze; sì essa che queste, non idonee per la loro struttura, e ad onta della loro grandezza; nè alla capacità di molti Volumi, nè alla loro sicurtà, nè al loro buon custodimento, come verrò a dimostrare.

[p. 5]

Tale opinione della maestà delle Pubbliche Biblioteche, consistente nell'ampiezza del Salone e grandezza delle Stanze, è talmente radicata; che si è creduto, e credesi erroneamente tuttora, che quella sopra le altre, quanto al materiale, fosse da ammirarsi, che tutti i suoi Volumi in un vastissimo Salone potesse contenere: a guisa appunto di quelle delle Comunità Religiose, Collegi, ec. dalle quali sembra certamente essere stato preso il modello: senza considerare con quanto pregiudizio e pericolo dei Libri, a norma di quelle, si tengono esposti nell'istesso Salone ove il Pubblico studia, e nelle Stanze ove risiedono i Ministri.

Se si fosse fatta riflessione alla diversità che passar deve da una Biblioteca privata, ad una Pubblica Universale, certamente ad imitazione di quelle, queste non sarebbero state costruite: sì per essere il numero, e l'aumento dei loro Libri immenso, sì per non essere il contegno di un Pubblico di gran lunga paragonabile a quello di pochi, che in propria casa fanno uso del loro.

Col progresso del tempo, per la cresciuta quantità dei Volumi, essendosi venuti alla necessità di ingrandire qualche Pubblica Biblioteca, o ad erigerne alcuna nuova; sembrava, o almeno era desiderabile, che conosciuti dall'esperienza quei mali e inconvenienti, che dalla pubblica esposizione dei Libri, dalla grandezza e struttura del Salone e

[p. 6]

Stanze, non meno che dalla mancanza di molte obliate, o non conosciute Appartenenze ad esse Biblioteche necessarie, ne nascono; dovesse essere stato in simili opportune occasioni seriamente pensato a dare all'Edifizio di tali Biblioteche il loro proprio carattere, mediante il quale restasse evitata quella lunga serie di non indifferenti disordini, che dimostrerò; prodotti dalla difettosa costruzione di esse, non meno che dal male inteso servizio, o amministrazione delle medesime.

Ma o per mancanza d'idee, o per quella forza di assuefazione e di esempio, che tiene gli uomini nell'errore e negli incomodi, ad onta dei lumi; o per lo spirito che sempre ferve di anteporre il lusso all'utile, e l'apparenza alla sostanza; si è sempre avuto soltanto in mira la vastità di una gran Sala, e di ampie Stanze; tutta intesa e non di altro occupata la fantasia, o per meglio dire solo ristretta nel credere che così debbano essere costruite le Pubbliche Universali Biblioteche; e nel credere che in ciò consista la magnificenza di esse; di questa, a scapito di ogni altra necessarissima cosa, vanamente solleciti: senza conoscere o senza curare tutti quei notabili danni e disordini, che in grazia di una tale pregiudicievole, incomoda, e meschina magnificenza, viene la Biblioteca a soffrire.

E dove per difficoltà trovate non si è potuto tal Salone aumentare, o si è supplito con dei nuovi

[p. 7]

Saloni, dalla bizzarria e capriccio chiamati ora Gabinetti, talvolta Gallerie, e con altri vaghi oziosi nomi ancora: o si è supplito con altre grandi Stanze niente dissimili da quelle di abitazione, sì per la forma, sì per la luce, che per l'ingresso; e per conseguenza affatto anch'esse come le gran Sale, inette a custodir Libri, e molti contenerne ad onta della loro grandezza; grandezza ripeto, procurata da una male intesa magnificenza, che molto luogo richiede, poco ne lascia ai Volumi, e si oppone alla buona custodia di essi, come verrò successivamente a provare.

Se il bello, ed il magnifico, consiste nella riunione del solido, del comodo, e dell'utile; tutte le cose che di tali requisiti mancano, non possono dirsi nè magnifiche, nè belle.

Servendo dette Stanze egualmente ai Libri, che ai Ministri; servono ancora di comunicazione a tutta la Biblioteca, e suoi Annessi. Onde avviene, che per portarsi alle diverse parti di quella, sono continuamente percorse, non solo dai detti Ministri per i diversi loro bisogni, e da chi con essi ha necessità di trattare; ma da tutti quelli ancora, che per curiosità si portano ad osservarla.

Lascio considerare se i Libri collocati in Stanze di pubblico e frequente passo, sono decentemente e sicuramente collocati. Il più piccolo danno che ciò può ad essi apportare, è la polvere, che in

[p. 8]

tanta frequenza di passeggio quasi senza interruzione sollevandosi, va continuamente a posarsi, e internarsi nei medesimi con molto loro nocumento, e incomodo di chi maneggiar gli deve: aumentandosi questa ancora dalla necessità che da ciò ne deriva, di dovere esse Stanze più frequentemente essere spazzate. In oltre sono i Libri sottoposti, mediante questa loro pubblica esposizione, alle orine dei cani che inosservati si introducono; agli sputi inavveduti; e talvolta all'istessa perdita. Niun occhio può esser bastante a invigilare alla loro sicurezza, allora quando si introduce in tali Stanze quantità di Persone, in tempo che possono esservi in esse Libri posati sulle Tavole, e in tempo che gli Scaffali delle medesime possono essere aperti, o per guasto di serrame, o per negligenza, e ancora per comodità; come accade particolarmente in quelle ove risiedono i Ministri: e mentre che il Custode vigila attentamente in una parte, può facilmente seguire qualche irreparabile danno per la mancanza di alcuno di essi Libri nell'altra. Nè qui finiscono tutti i loro pericoli; essendo cosa agevole ad ognuno di servirsi del pretesto di parlare ai Bibliotecari, e procurarsi ancora la loro amicizia, per così introdursi tante volte nelle Stanze quante bastino, onde coglier l'occasione di alcuno involarne, come suole di quando in quando accadere.

Per infinite altre cagioni, si possono mediante

[p. 9]

una così poco ragionata costruzione di Biblioteca, perdere, e guastare i più preziosi oggetti che l'arricchiscono. Asserir posso che l'esperienza mi ha fatto conoscere, che i Libri in tali Stanze collocati, divengono pascolo della polvere, bersaglio degli insulti, e facil preda dei loro insidiatori: oltre l'occupare infruttuosamente i Custodi, più per guardarli da queste, e da tante altre incongruenze, che pel buon ordine, e servizio del Pubblico che studia.

E se in tali, e sì mal costruite Stanze, sono i Libri tanto mal custoditi; non meno mal custoditi, e anche più danneggiati lo sono nell'istesso Salone del Pubblico: poichè oltre i suddetti pericoli, vi è il danno che proviene dalla luce.

Un gran Salone nel quale deesi studiare su' Libri spesse volte di minuta stampa; è d'uopo che abbia molte, grandi, ed alte finestre; per le quali s'introducono sempre, anche ad onta di qualunque cautela, quei spruzzi, e stillicidi, che dalla pioggia provengono; e che colando per le pareti, si insinuano nei Libri a dette finestre sottoposti, o per lo meno comunicano ad essi notabile umidità; la quale oltre il macchiarli, produce col tempo il loro imporramento.

E meno impedire puossi il danno che resulta dalle intemperie; le quali aprendo, o rompendo le finestre, introducono quelle acque precipitose, che spinte dal vento arrivano a bagnare ancora quei

[p. 10]

Libri che sono da esse finestre lontani; alle quali intemperie più è sottoposto quel luogo, nel quale più grandi, e più spesse aperture vi sono: apportando ai Libri non lieve danno ancora il Sole; al quale con prontezza si ripara soltanto allora, che infastidisce o i Ministri, o gli Studenti; avanti di arrivare ai quali, buona pezza percuote sovr'essi Libri; il di cui quotidiano raggio, in breve tempo scolorando e contorcendo le loro coperte, gli deforma come ognuno sa, o può figurarsi; e gli riduce alla necessità di dover esser rilegati; le quali rilegature producono quella spesa che potrebbe essere impiegata nell'acquisto di nuovi; e per le quali vengono essi Libri sempre danneggiati particolarmente nella piega dei fogli, per le replicate battiture, e cuciture; oltre il disappunto che può agli Studiosi apportare, il non potersene in tal tempo servire. E se lo scopo della grandezza di questo Salone è di fargli contenere molti Volumi; tale scopo viene in parte deluso dai molti vacui che occupano le grandi, e spesse finestre; e quel che è peggio, deluso a danno degli stessi Volumi: come pure in gran parte deluso nelle annesse Stanze, alle quali per la loro grandezza e forma, essendo necessarie più finestre, sono ancora per la scambievole comunicazione tra loro, necessarie più porte: i vacui delle quali vengono a togliere ai Libri quel posto che essi dovrebbero occupare con tanto

[p. 11]

maggior loro buon custodimento; e che tanto prezioso si rende in una Pubblica Universale Biblioteca, ove ad ogni momento cresce il numero dei Volumi.

Oltre di ciò, i Libri collocati nel Salone dello Studio, non meno degli altri collocati nelle annesse Stanze, porgono occasione all'ozioso, stante la loro comoda pubblica esposizione, di farsi dar quelli su'i quali può posar l'occhio, e così usurpargli con inutile loro attrito, e vana occupazione del Custode, al vero Studente. Di più la quiete necessaria in tal Salone, giacchè a tal'uopo deve essere interno, viene continuamente interrotta dal doversi ad ogni momento portare ciascun Ministro della Biblioteca agli Scaffali; non meno che dal continuo rumore dell'aprirli, e serrarli.

Sono male, e forse peggio collocati i Volumi, nelle Stanze ove risiedono i Ministri. In tali Stanze non solo sono sottoposti ai dimostrati danni, e pericoli di perdita; ma arrecano ancora non indifferenti incomodi. Essi privano della necessaria libertà i detti Ministri; poichè divenendo allora invece di residenza dei medesimi, Librerie; non può impedirsi al Pubblico che desidera vedere la Biblioteca, di entrare in quelle, e trattenersi a suo piacere a leggere sul dorso dei Libri, e per passatempo chieder quelli, con interrompimento e ritardo di loro ufizio, e studi, oltre l'inconveniente di non poterle essi Ministri chiudere neppure in loro

[p. 12]

assenza, per non privare il Pubblico dei Volumi che in esse Stanze sono collocati. Per la qual cosa con grandissimo incomodo, ogni volta che loro convenga fare un passo fuori della propria Stanza, gli è d'uopo il raccorre, e riporre, quanto sulle Tavole, e altrove, in dette Stanze si trova di ciò che veduto esser da tutti non deve; come carteggi letterari, studi, affari d'ufizio ec.

Tralascio per ora il novero di altri diversi piccoli mali, il di cui complesso accelera ai Libri l'attrito, quale essi soffrono in conseguenza di questa loro mal ponderata collocazione: riserbandomi in seguito di continuare a provare, che una Pubblica Biblioteca in tal guisa costruita, apporta seco infiniti disordini; opponendosi alla capacità di molti Volumi; al loro buon custodimento; alla comodità, e quiete degli Studenti; a quella dei Ministri; alla sua vera magnificenza; ed al riparo della sua totale distruzione in caso d'incendio.

Se una tra le bellezze delle Città, nè certamente la minore, è quella della varietà sì esterna, che interna degli Edifizi; perchè mascherarne molti sotto un medesimo aspetto; ed asconderne uno sotto la forma di un altro; o per lo più dare quasi a tutti l'aspetto di Palazzi, come continuamente si vede; a coartazione, incomodo, e danno della cosa per la quale sono stati fatti? Ogni Edifizio deve desumere la sua costruzione

[p. 13]

dall'oggetto a cui è destinato; e superbo deve palesare con la propria forma tanto esterna che interna, a qual'uso egli serva, per quanto questo possa essere abietto; come lo è di quelli che servir devono a certe manifatture, o ad altre meno nobili Appartenenze di una Città, relativamente agli Edifizi destinati per Accademie, Licei, Teatri, ec. Tutti devono palesare per la loro struttura il loro particolar carattere. Ma per lo più di ogni necessaria cosa negligenti, si procura dare agli Edifizi il loro carattere, solo per mezzo di Emblemi, Simboli, ed Iscrizioni, rapportate sopra magnifiche Architetture; le quali erudite, e belle cose, per quanto pregevoli, niente influiscono sull'utile, comodo, ed esatta conduzione della cosa che essi Edifizi sono stati destinati a contenere.

Una Pubblica Biblioteca costruita a Stanze che comunicano l'una con l'altra, non presenta che un Quartiere comune di abitazione annesso alla sua Sala, ceduto dagli Uomini ai Libri; e per conseguenza mancando essa della sua propria forma, e carattere, riesce affatto incapace a contenere molti Volumi e ben conservarli; non meno che incomoda al buon servizio del Pubblico, e al buon ufizio degli Impiegati nella medesima; come l'esperienza mi ha fatto conoscere, e come mi lusingo di chiaramente dimostrare.

I Libri sono quell'unico ricco tesoro cui niuno

[p. 14]

altro può stare a paragone. Se un fenomeno distruggitore non lasciasse vestigio di umana industria, si potrebbe reputare un sì enorme ed incalcolabile dan no, riparabile, se i soli Libri ci avesse salvati. Per mezzo di questi, le cose tutte si rifanno; contenendo essi tutto lo scibile, tutto il seguìto: onde niuna spesa, niuna diligenza, niuna cura va risparmiata, per conservarli in un comodo e magnifico Edifizio. Per rendere più utile tal prezioso Stabilimento, non si dee avere per iscopo la scelta dei Libri, ma la quantità, e la totalità per quanto è possibile: dimodochè tutti i Volumi che dalle scelte Biblioteche, o Pubbliche, o Private, vengono per il loro poco o niuno merito espulsi, e talvolta espulsi con pericolo di loro annientamento: devono nelle Pubbliche Universali trovare un sicuro asilo che gli conservi. Queste niuno ne devono escludere; non tanto per dirsi Universali, come per non esservi Libro per quanto sia inetto, che non ci somministri, e conservi Epoche Istoriche, Aneddoti, Nomi, Costumi, Abiti, ec. E non solo di questi conviene ad una Universale Biblioteca l'aver cura; ma ancora di tutti quei frammenti di Libri, i quali servono spesse volte a migliorare, e a completare quelle rare Edizioni, ed Opere, che o per macchie, o per mutilazioni, hanno perduto e il loro uso, e il loro pregio.

In conseguenza richiedesi vasto Locale,

[p. 15]

economicamente, e giudiziosamente diviso; dalla qual divisione resulti la capacità di molti Volumi; collocati in Quartieri che denotino essere per la loro costruzione in difesa dei medesimi, non Stanze comuni, ma Abitazioni di Libri; procurando che la di loro sicurezza sia combinata con la loro più facile particolare reperibilità, e comodità per prenderli; e che ai Ministri della Biblioteca non venga incagliata l'esattezza del loro ufizio dalla difettosa costruzione della medesima, e dalla mancanza di qualche sua Appartenenza.

Descrizione del Salone e di tutta la Biblioteca,
e Sistemi da adottarsi per il di lei regolamento.


§. II.

Non essendo mio scopo di interessarmi in questo Piano di Biblioteca, che della superficiale interna costruzione del di lei Edifizio, e del particolare ufizio dei Ministri di essa: lascio ad un abile Architetto il pensiero della sua solidità, analoga Facciata, magnifica Scala, e Vestibulo, e qualunque altra architettonica eleganza, che nell'esterno, ed interno, un tale Stabilimento richiede: rammentandogli solo, che se imponente e maestosa cosa negli Edifizi Pubblici è quella di essere distaccati da

[p. 16]

ogni altra fabbrica; a quello di una Pubblica Universale Biblioteca diventa necessità: per allontanarla non solo dagli incendi, umidità, furti, ec. ma ancora dai topi, e da qualunque altro danno, e servitù, che l'appoggio di Abitazioni, o altro fabbricato può ad essa apportare: non dovendo per altro essere esclusa l'Abitazione del Bibliotecario Superiore, la quale è necessario che sia contigua alla Biblioteca, o almeno molto prossima; non solo perchè egli possa più facilmente invigilare alla di lei sicurezza (come quegli al quale è stata data in custodia) ma ancora per molte altre cagioni che dimostrerò, parendomi ora tempo di venire alla descrizione del Piano, che più intelligibile si renderà con l'osservazione sull'annessa Pianta.

Salita la Scala si prende riposo in un Vestibulo, (3) alle pareti del quale per non tenerle oziose, si potranno collocare quante marmoree antiche Iscrizioni possono capirvi; e nel quale saranno appese ai lati della Porta due Tabelle. In una saranno descritte le ore nelle quali sta aperta la Biblioteca, e le ferie di tutto l'Anno: nell'altra il modo di contenersi nella medesima dal Pubblico.

Dal detto Vestibulo si passa nel Salone dello Studio. (4) Niun Libro deve esservi in tal Salone; il quale in vece si può dipingere e ornare di Statue, Busti di Uomini Illustri, ed altre cose spettanti a Belle-Arti, e Scienze: ed ivi saranno collocate, e

[p. 17]

disposte in buon ordine le Tavole, con ogni altra necessaria mobilia.

In ciascun angolo del medesimo vi sarà un Banco, ove devono stare repartiti i Custodi ad osservare gli Studenti, e ad attendere la domanda dei Libri, che verrà loro fatta. Questi Banchi saranno un poco elevati, sì per sicurtà dei Libri o altro, che provvisoriamente possa essere su i medesimi posato; sì per potere essi Custodi dominare le Tavole degli Studenti; e così invigilare con più facilità su quei danni che possono esser fatti, anzi che si fanno ai Volumi, dalla indiscretezza o poca onestà dei medesimi Studenti, come di levar carte, far macchie, baratti, e cose simili.

Questi non lievi danni, che nelle attuali Pubbliche Biblioteche, sono quanto frequenti, altrettanto inevitabili; vengono in tal modo tolti, o in gran parte diminuiti, non solo dalla elevazione di detti Banchi, ma dalla repartizione ancora dei Custodi, che in essi Banchi, ai quattro angoli della Sala devono risedere: non potendo mai i Custodi riuniti in un sol punto, e all'istesso livello delle Tavole, (come si pratica) essere abbastanza atti alla non mai troppa osservanza su gli Studenti, la quale tanto più si rende difficultosa, quanto più grande è il Salone.

Togliendo i Libri da detto Salone, non resta diminuita, anzi viene accresciuta la magnificenza di tale Stabilimento: poichè laddove si fa consistere

[p. 18]

nel Salone quasi il totale della Biblioteca; in questo mio Piano, per quanto grande possa esser fatto il Salone, viene sempre ad essere parte della Biblioteca, e parte ad essa secondaria, e serva. Riguardo poi all'occhio, a me pare che le suddette analoghe decorazioni di Statue, Busti, ec. sieno assai più imponenti e vaghe, della schiena di una quantità di Libri; i quali, oltre all'esser sottoposti per la loro esposizione ad ogni danneggiamento, e produrre tutti quelli inconvenienti da me sopra rilevati, altro non ci presentano che una vasta bottega di Libraio.

Della posizione dell'Indice,
del Ministro di esso e sue incumbenze,
e dei vantaggi che derivano da tal Ministro.


§. III.

L'Indice dei Volumi, è assolutamente necessario che sia prossimo alla Sala dello Studio: sì per essere il di lui maggior uso in servizio di quella; come per la comodità dei Custodi, che in essa Sala sono obbligati a risedere. Un Ministro, che a detto Indice presieda (Ministro fino ad ora giammai praticato quantunque della primaria massima importanza come dimostrerò) risederà in una Stanza contigua a detta Sala, (5) la quale Stanza

[p. 19]

comunica ad essa Sala per mezzo di un Finestrone traverso, sollevato discretamente da terra; al quale i Custodi si indirizzeranno per intendere dal Ministro dell'Indice che ivi deve risedere, la locazione dei Libri che vengono loro domandati dagli Studenti, e poscia prenderli nelle Librerie ove sono custoditi.

Per maggior chiarezza del Lettore, col nome di Librerie, intendo chiamare tutte quelle Stanze della Biblioteca nelle quali ci sono i Libri, e le quali ho fatte solo per essi. Tutte le altre portano o il nome comune di Stanza, o quello dedotto dalla loro forma, ed uso.

Il detto Finestrone della Stanza del Ministro dell' Indice, resta collocato in faccia alla Porta d'ingresso della Sala; e per il di lui buon disegno, e simmetrica posizione, può accrescere decorazione alla medesima. Sopra di esso si potrà collocare l'Orologio. Questa medesima Stanza che comunica alla Sala per mezzo di detto Finestrone, comunica nell' interno con un'altra Stanza nella quale sarà collocato l'Indice, e alla quale do il nome di Gabinetto dell'Indice. (6) Mediante tal comunicazione, resta facile e comodo al detto Ministro il passare in esso Gabinetto, per così sodisfare con prontezza alle richieste degli Studenti.

Chiuso adunque l'ingresso all'Indice dalla parte della Sala, e distinta l'incumbenza dei Custodi da

[p. 20]

quella di chi a detto Indice deve presedere; restano dissipati alquanti disordini, e si viene all'acquisto di non pochi vantaggi come dimostrerò in seguito.

Le Pubbliche Universali Biblioteche, nel sistema nel quale sono presentemente montate, richiederebbero Custodi sufficientemente culti; la qual cultura è affatto incompatibile con le indispensabili basse faccende delle quali devono essi continuamente occuparsi. Il Custode culto sdegna le opere servili, e trascura la Biblioteca in tutto quello ove egli crede male impiegate le sue cognizioni, e talento: per la qual cosa riuscendo imperfetto il di lui servizio, ne nascono moltissimi sconcerti. All'opposto il Custode inculto occupandosi di buona volontà nelle faccende servili, trascura, ed evita tutte quelle nelle quali richiedonsi bibliografiche cognizioni. Onde avviene talora, che alla domanda dei Libri che gli vien fatta, ritrovandosi spesso imbarazzato, per non saperli nell'Indice cercare, o si disimpegna coll'addurre di essi la mancanza, o ne somministra altri in vece dei richiesti, ovvero conduce all'Indice (cosa inconvenientissima) gli Studenti a cercarli da se stessi. Da ciò ne deriva, che alcuni per non saper l'uso di esso, non trovandoli; si partono con incaglio di loro studi, e talvolta con pregiudizio di loro interesse, dalla Biblioteca sdegnati; mormorando, o dell'incapacità dei Custodi, o della scarsità

[p. 21]

dei Volumi, e della trascuratezza dei Bibliotecari, che non gli provvedono. Alcuni altri piccati dalla poca sodisfazione che vien loro data da così poco abili Ministri, si portano con indebita libertà all' Indice ogni volta che loro piace, e abusando di quello, vengono senza alcun riguardo, e quasi insultando, a domandare capricciosamente quei curiosi, o rari Libri, che in esso Indice vedono descritti; e non per altro che per mero passatempo scartabellandoli, spesso privano dei medesimi chi veramente di essi abbisogna. Altri ancora per vendetta, perdendo il dovuto rispettoso contegno, si prendono piacere di schernire essi Custodi, occupandoli con ritardo dell'altrui servizio nella ricerca di Autori, e Opere ideali; ridendo così con poco onore della Biblioteca, a spese della loro compatibile ignoranza; la quale è indispensabile in Ministri quali sono i Custodi, che essendo destinati alle faccende più servili della Biblioteca, vengono incaricati erroneamente del maneggio dell'Indice; e ingiustamente si rimprovera loro il difettare in un ufizio che richiede ciò che da essi non si può esigere; cioè qualche conoscenza di alcune Lingue, ed estesissime cognizioni Bibliografiche.

Per evitare adunque questi, ed altri inconvenienti, che dimostrerò; e per dar luogo a quei tanti vantaggi che non tralascerò di fare osservare; si rende necessarissimo, anzi indispensabile, un perito

[p. 22]

Ministro che a detto Indice presieda, la di cui residenza sia tale, quale io l'ho in questo Piano procurata, cioè esposta alla Sala per comodo degli Studenti; i quali per la di lui cultura restando pienamente soddisfatti, restano ancora dissipati tutti quei disordini, che la mancanza di sì importante Ministro continuamente cagiona.

La necessità di questo Ministro è talmente manifesta, che mi reca maraviglia come in ogni Pubblica Universale Biblioteca fino dalla sua prima erezione non sia stato stabilito. La qual cosa non ad altro parmi potere attribuire, che, o all'essere tutte le cose nel suo incominciamento imperfette; o alla scarsità dei Volumi, e ai pochi Studenti che frequentavano allora le Biblioteche; per attendere ai quali, pochi Impiegati erano allora tanto sufficienti, da non far venire in mente sì fatta necessità. Ma al presente la immensa quantità dei Volumi, e il numeroso concorso degli Studenti, non solo ci fanno conoscere la necessità di tal Ministro dell' Indice, ma quella ancora di una nuova costruzione di Biblioteca, mediante la quale i Volumi, il di cui esorbitante numero va di giorno in giorno crescendo, non occupi molto luogo; il di loro collocamento sia comodo; e da tutti quei danni che dal Pubblico, e da tante altre cagioni ad essi Libri derivano, restino difesi. Le quali cose quantunque sieno della primaria importanza, sono non ostante

[p. 23]

quanto trascurate, altrettanto inesigibili nell'attuale stato delle Pubbliche Biblioteche; sì per difetto della costruzione dell'Edifizio, come per difetto della montatura amministrativa.

Col Ministro dell'Indice viene il Pubblico ad essere bene, e speditamente servito: sì per la gran pratica che egli deve avere nell'additare con prontezza la locazione dei Libri che vengono richiesti; sì per la di lui cultura; mediante la quale può suggerire agli Studenti quelle notizie bibliografiche, e quelli Autori, ed Opere, che ad essi possono abbisognare, e di cui bene non si ricordano; e così può risparmiarsi talvolta il trasporto del Volume, con maggior soddisfazione dello Studente: non richiedendosi dai Custodi con l'adozione di tal Ministro altra abilità, che la pura conoscenza dei Numeri, come dimostrerò a suo luogo, allora che parlerò dell'Indice.

E mediante tal Ministro, non solo si viene a togliere agli Studenti l'occasione e la necessità di scartabellar l'Indice, ma si viene ancora a risparmiare ad essi la perdita di tempo, e l'incomodo di internarsi nella Biblioteca a ricercare i Bibliotecari, per essere dai medesimi notiziati di ciò che domandato nella Sala ai Custodi, hanno mal saputo, o non hanno saputo, e che averebbero dovuto sapere: come pure ai Bibliotecari resta tolto l'imbarazzo di supplire, come segue continuamente, alla

[p. 24]

incapacità dei medesimi Custodi; alla quale con poca sodisfazione degli Studenti, e talvolta con loro disappunto, saranno sempre le Pubbliche Biblioteche sottoposte, diversamente da questo Piano regolate: non potendosi esigere dai Custodi, come avanti ho detto, quella cultura che si può esigere, e che necessariamente deve avere il Ministro dell'Indice; al quale potrà il Pubblico comodamente ricorrere nei suoi bisogni studiosi, che peritissimo del proprio ufizio, resta quasichè nella Sala, sempre esposto e reperibile, ai ricorrenti della Biblioteca.

Non dovendo pertanto i Custodi occuparsi dell' Indice, hanno miglior modo di vigilare su i Libri dati agli Studenti, la qual vigilanza sarà loro primaria incumbenza; non rimanendo ad essi per l'adempimento di loro ufizio, che l'andare a prenderli, rimetterli, chiuderli, tener corredate del necessario le Tavole degli Studenti, e tener pulita la Biblioteca.

La chiusura dell'Indice dalla parte della Sala, non è meno importante del Ministro del medesimo; la qual chiusura in un con esso, oltre ad allontanare e dissipare molte altre incongruenze, che tralascio per non rendermi troppo minuto; viene ancora a togliere agli Studenti la facilità, e la necessità, di ricercare da se stessi i Volumi: la qual cosa per quanto indebitamente da essi si faccia, altrettanto ella è frequente; e per la qual cosa venendosi a

[p. 25]

togliere dal Pubblico agli Impiegati della Biblioteca parte del loro ufizio, si viene in conseguenza a dar luogo al disordine; ritrovandosi spesse volte gli Impiegati, costretti ad astenersi dalla ricerca dei Volumi, e così a ritardare, e talvolta ancora a non poter somministrare i medesimi, a quelle Persone che glieli hanno domandati.

Essendo mio principale scopo la buona conservazione dei Volumi, e il buon servizio ed utile del Pubblico, e sapendo benissimo che talvolta è necessario il vedere, e consultare tutti quelli Autori che hanno trattato di quella tal materia che ci abbisogna; e che non sempre il nome di essi, o il titolo delle Opere, e le diverse Edizioni, si presentano alla memoria; a tale effetto sarà fatto un Dizionario Bibliografico, comprensivo di tuttociò che esiste nella Biblioteca; e che a distinzione dell'Indice, e per la sua natura, io chiamo con tal nome.

Questo Dizionario sarà diviso in più Tomi, e comprenderà sotto un solo Alfabeto i Nomi degli Autori, i Titoli dei Volumi, e le diverse loro Edizioni; come ancora saranno in esso comprese tutte quelle Materie ed Articoli, che servir possono alla Letteratura, all'Istoria, alle Scienze, ed all'Arti, con la citazione delle Opere nelle quali si trovano incorporati.

Tal Dizionario avrà luogo presso il Ministro dell' Indice, e sarà da esso somministrato agli Studenti

[p. 26]

quando il di loro bisogno lo esiga; i quali potranno in esso ritrovare a colpo d'occhio, tutto ciò, che con assai perdita di tempo, incomodo di persona, e imbarazzo degli Impiegati della Biblioteca, ritrovar non possono nell'Indice dei Volumi della medesima; il di cui principale oggetto non deve essere, che di indicarne la loro situazione.

Allora che in ultimo parlerò dell'Indice, parlerò ancora più estesamente di questo Dizionario.

E per viepiù sempre togliere la strada ai disordini, gli Impiegati della Biblioteca denunzieranno al Ministro dell'Indice tutti quei Libri che per loro uso vengono trasportati nelle proprie Stanze, il qual Ministro ne prenderà appunto per sua notizia in una Nota; sì per evitarne lo smarrimento, come per non trattenere gli Studenti con l'inutile ricerca e sull'Indice, e nelle Librerie, allora che sono tali Volumi domandati.

Il Ministro dell'Indice noterà ancora volta per volta tutti quei Libri, che venendo richiesti non possono essere somministrati attesa la loro effettiva mancanza; e sarà poscia pensiero del Bibliotecario il provvederli: riuscendo più facile il completare o corredare una Universal Biblioteca, giusta la varietà degli studi di un Pubblico, per le diverse rìchieste di esso, che per la sola cura di un Bibliotecario; a cui per quanto perito sia, non potranno mai esser note, nè tutte le Opere che esistono, né

[p. 27]

tutte le nuove Impressioni, e Traduzioni di esse: o che talvolta dimenticandosi di presedere ad una Universale Biblioteca, non curerà che i soli Classici, o magnifiche e rare Edizioni; o non crederà necessari altri Libri che quelli della branca o classe alla quale egli è più dedicato.

Di tutti quei Libri che non si ritroveranno presso i mercanti, e dei quali sarà mancante la Biblioteca, ne sarà fatta una Nota; in testa della quale si renderà avvisato il Pubblico dell'acquisto che è per fare di essi la Biblioteca, invitando quelli presso dei quali essi Libri si ritroveranno, e che disfar se ne volessero, a venderli alla medesima; la qual Nota verrà esposta in un sito il più conveniente o dell' Atrio, o della Sala.

Al Ministro dell'Indice si consegneranno tutti i nuovi acquisti di Libri, e nella sua Stanza gli custodirà, fino a tanto che non saranno stati notati nell' Indice, e nel Dizionario Bibliografico, bollati, e fatta sovr'essi l'indicazione. Lo stesso Ministro terrà il registro delle Associazioni, e Opere, che si pubblicano periodicamente; non meno che dei Giornali Scientifici, Letterari, Politici, Bandi, Leggi, Avvisi di ogni genere, e di qualunque altro benchè piccolo Componimento, sia in versi, sia in prosa: quali terrà ben custoditi in Armadi, fin che se ne formino alla fine dell'Anno, e alla fine dell' Opere i Volumi. Tali incumbenze analoghe al di

[p. 28]

lui ufizio, e ad esso solo commesse, vengono meglio adempite, che repartite senza metodo a tutti gli Impiegati della Biblioteca; imperocchè un ordine dato a molti, o non è eseguito, o viene assai peggio eseguito di più ordini dati ad un solo.

La poca o niuna cura, ed anzi il disprezzo di molti Opuscoletti, ci ha involato, e ci invola tuttavia infinite recondite notizie, che di tempo in tempo vengono con tanto dispiacere inutilmente ricercate. Onde avviene talora, che si pagherebbero a peso di oro quei fogli, i quali per averli una volta troppo disprezzati si sono distrutti. E per quanto sia scusabile della non curanza di essi il Particolare, altrettanto non lo è una Universale Biblioteca, nella quale il Pubblico deve esser sicuro di ritrovarli: potendo ancora tali Libercoli, per quanto inetti sieno, somministrare dei Temi alle più interessanti, ed utili Opere.

Presso al Ministro dell'Indice, e nell'istessa Stanza, risederà ancora un altro Impiegato, necessario in quelle grandi affluenze di Studenti, e più necessario ancora nelle accidentali assenze di detto Ministro dell'Indice; il quale Impiegato dipenderà da esso Ministro, ed avrà il titolo di suo Aiuto. Sì l'uno, che l'altro, devono essere della classe dei Letterati; o essendo giovinetti dovranno essere nella Letteratura incamminati, onde potere essi pervenire ai primi Impieghi della Biblioteca: non mancando in tali

[p. 29]

Stabilimenti il mezzo di perfezionarsi, non tanto pel comodo dei Libri, che per l'aiuto, o direzione dei Superiori; facendo così servire la Biblioteca alla pubblica non meno che, dirò così, alla privata istruzione, con maggior esattezza del servizio di essa Biblioteca, con maggior soddisfazione degli Studenti, e con maggior lustro ed utile di quella Città, nella quale la di lei Biblioteca sarà così costruita, e così regolata.

Delle Stanze dei Bibliotecari,
del Saloncino privato e suo uso,
e di ogni altra Appartenenza della Biblioteca.


§. IV.

Se è necessario che l'Indice sia vicino al Salone, come ho dimostrato poco avanti; non è meno necessario che lo sia ai Bibliotecari. Onde è d'uopo che le Stanze di loro residenza restino ad esso Indice vicine, col libero ingresso al medesimo, e vicine tra loro, per la comoda scambievole comunicazione di essi: come pure è necessario, che questa vicinanza non venga a toglier fra di loro la libertà. Su tali riflessi le ho situate prossime a detto Indice, e costruite in modo, che ognuno possa chiudere la propria, senza impedire l'accesso a quella dell'altro. (8)

[p. 30]

Queste pure per le dimostrate cagioni esser devono senza Libri; in vece dei quali oltre la consueta Mobilia, vi saranno degli Armadi, per tenere, e riporre le loro Carte, Studi, ec.

Quivi contigua alle Stanze dei Ministri, e al Gabinetto dell'Indice, con sommo studio ho procurata un'altra necessarissima Stanza di assai maggior grandezza di quelle; e a bella posta quivi collocata; non potendo in alcuna altra parte della Biblioteca rendere quelli importantissimi servigi per i quali l'ho costruita, e che passo a descrivere; e alla quale do il nome di Saloncino privato. (7) In tale Stanza vi saranno e Banchi, ed Armadi, nei quali sarà collocato l'Archivio della Biblioteca. Sarà pure custodita in tale Stanza una copia dell' Indice, per mallevadorìa di ogni disgrazia o accidentale, o procurata, che a quello di uso pubblico potesse accadere. Si conserveranno nella medesima Stanza tutti quei Frammenti di rari Volumi, che servono per migliorare, e reintegrare qualche macchiato, o mutilato Esemplare. Dovrà ancora in tale Stanza aver luogo il Libro nel quale vien registrato a eterna gratitudine il nome di quelli, che a favor del Pubblico regalano alla Biblioteca dei Volumi. Come pure averanno luogo in tale Stanza Mappe Geografiche, Topografiche, Alberi Genealogici, ec. unitamente a tutti quei Fogli, o dirò così Monumenti Letterari, la di cui conservazione spetta a una

[p. 31]

Biblioteca; e che non conviene tener promiscuati nè con i Volumi, nè con le Stampe, collocandoli nelle loro Stanze, come irregolarmente vien fatto per la mancanza di sì necessario Locale. Tutto ciò si terrà dal Bibliotecario Direttore diligentemente chiuso nei detti Banchi ed Armadi.

Comunicando a detta Stanza, e l'Indice, e tutti i Ministri della Biblioteca; si rende opportunissima a ricevere quelle illustri Persone, che talvolta si portano alla Biblioteca; e ad adagiare quei distinti Letterati, che ai Bibliotecari si indirizzano, e così a servire in tal guisa come di Saloncino privato.

La mancanza di tal Saloncino cagiona frequentemente la privazione della necessaria libertà ai Ministri della Biblioteca, con pericolo di quei Libri, che sulle Tavole delle proprie Stanze per uso loro si trovano: molto più allora quando da qualche bisogno essendo altrove chiamati; o sono costretti a lasciar sole in esse Stanze le Persone, che per una certa conoscenza vi si sono introdotte a studiare; o sono costretti a ivi rimanere con loro pregiudizio. In oltre può servire tal Saloncino a Impiegati provvisori, per quei lavori estraordinari, che o per commissione del Governo, o per necessità della Biblioteca, ogni tanto tempo occorre di fare Può ancora servire a ricevere, riscontrare, e dar buon ordine a quelle quantità di Volumi, che o per compra, o per regalo, o per legato, sogliono alle

[p. 32]

Pubbliche Biblioteche pervenire; come pure servire, e far comodo in diverse altre occasioni a quelle tante operazioni, che nelle Pubbliche Universali Biblioteche, ove questo Saloncino manca, si fanno con tanto poco riguardo dei Volumi, in quelle medesime Stanze ove essi sono collocati.

Ma in questo nuovo Piano di Biblioteca, avendo io separati, e distinti i Quartieri dei Volumi da ogni altra Appartenenza della medesima; e costruiti solo per essi; e data loro quella forma che ad essi è necessaria; e per conseguenza non essendo idonei nè ad abitarvi, nè a farvi alcuna altra operazione; ho perciò procurato tal Saloncino, ed ho cercato di collocarlo prossimo a tutti i Ministri della Biblioteca; restando così combinato nel centro della medesima tutto l'abitabile, per maggior comodo della di lei amministrazione.

Nè qui terminano gli Annessi di una Pubblica Universale Biblioteca; la vera magnificenza della quale, come quella di qualunque altro Stabilimento, consiste non già in un vano lusso di oziose architetture, e dorati ornamenti; ma nel corredo delle sue necessarie Appartenenze; nella ragionata forma, e comoda posizione di esse; e nella solidità, e abbondanza delle sue Mobilie.

A tal uopo non ho trascurata un'Officina Libraria, senza la quale sarebbe continuamente costretta la Biblioteca a mandar fuori a legare, e risarcire i

[p. 33]

Libri: la qual cosa è del tutto sconvenevole, particolarmente trattandosi di Manoscritti, o altri rari Volumi: come pure sconviene che il Libraio lavori in Stanze ove essi sono collocati, non tanto per la di loro sicurezza, come per non convertire esse Stanze in botteghe.

Ho procurato ancora un Magazzino per tutto ciò che a tener pulita la Biblioteca è necessario; e per quant'altro di consimile può abbisognare nel decorso dell'Anno ad un tale Stabilimento.

Un altro pure per Carta, Penne, Inchiostro, Polvere, Calamai, e quanto altro serve allo scrivere, e ai Libri. Come pure altri Locali per Pozzo, Acquaio, Cammino, Luoghi comuni, ec. le quali necessarie cose ho riunite tutte in parte comoda della Biblioteca; e dalle Librerie, o Quartieri dei Libri, non meno che da ogni altra Appartenenza della medesima, ho separate. (11)

Delle Librerie, o Stanze dei Libri.

§. V.

Ad ogni parte, e angolo della Biblioteca, si perviene con facilità partendosi da ognuna delle due porte interne del Salone; ciascheduna delle quali

[p. 34]

mette in un Andito che comunica con tutta la Biblioteca, e la divide nelle sue diverse Parti. (12) Per mezzo di quest'Andito adunque, dà ancora la Biblioteca facile ingresso ai suoi Volumi: e comodi, sicuri, e ben custoditi, chiaramente gli mostra in tante uniformi strette e lunghe Librerie, che si succedono l'una all'altra in tutta l'estensione dell'Andito, senza che ad esse frapposta sia cosa per la quale debbano servir di passo, o che la di loro situazione regolare interrompa; derivandone da questo, non meno che da tal loro posizione, e struttura, il buon custodimento dei Volumi, la comodità di pervenire ad essi, e il render atta la Biblioteca a contenere la più estesa quantità dei medesimi. (10) Prossime alle Stanze dei Bibliotecari ho collocate quattro grandi Librerie, che io chiamo Librerie scelte, per dover queste servire a più preziosi, e rari Volumi: cioè alle Edizioni del primo secolo, a quelle di Lusso, ai Manoscritti, ed alle Stampe. Dette Librerie le ho situate prossime ai Bibliotecari per maggior loro comodità, e facilità alla vigilanza che sopra di esse devono avere; dovendosi a loro soltanto indirizzare quelli ai quali bisogni, o che sieno curiosi di vedere quanto di più prezioso la Biblioteca possiede: delle quali Librerie terranno solo essi le chiavi, e ne saranno i loro particolari Custodi. (9)

[p. 35]

Ogni Libreria sarà chiusa non già da Imposte di legno, il quale comunica ai Libri le tarme, e in caso d'incendio lo aumenta, ma da un Cancelletto di ferro, che ne impedisca il pubblico ingresso senza togliere la veduta dei Libri, che ciascuna di esse contiene. Essendo così chiuse, e non avendo comunicazione tra loro, nè dandola ad alcun altro Annesso della Biblioteca, può ogni estero, senza scorta, non solamente portarsi alle Stanze di ciascun Ministro, ma ancora tutta percorrerla; godendo così della veduta dei Volumi senza poter loro arrecare alcun nocumento. Di più mediante il Cancello che ognuna di dette Librerie chiude, si rendono inutili gli Sportelli agli Scaffali, i quali occultano, o per lo meno adombrano con i loro regoli, traverse, e rete, i titoli, e talvolta gli stessi Libri, con imbarazzo e ritardo nel prenderli; e bene spesso per la necessaria piccolezza dei loro serrami, e incardinature, ora l'uno, ora l'altro dal frequente uso guastandosi, sono i Libri sottoposti ad avere di quando in quando il manifattore a ridosso, con pericolo di loro danneggiamento e perdita: accadendo ancora talvolta non potersi taluno di essi aprire, in tempo di maggior bisogno.

In ciascuna Libreria vi sarà un Banco nel quale si collocheranno i Volumi Atlantici: il di cui piano o superficie può nell'istesso tempo servire per posare, e riordinare i Libri da rimettersi, come

[p. 36]

ancora per farvi dai Bibliotecari in essi Libri quelle osservazioni, per la brevità delle quali non convenga il trasporto del Volume. Nelle Librerie comuni questi Banchi (essendo elleno strette) saranno essi pure alquanto stretti, per lasciar luogo al necessario sdraio delle Scale a mano, che devono appoggiarsi agli Scaffali per prendere i Volumi. Per lo che in tali Banchi, i Volumi Atlantici si collocheranno in ambedue i loro lati corti.

Ciascuna Libreria averà dalla parte esterna al di sopra dell'ingresso, una Tavoletta, ove sia descritto il proprio nome, che sarà numerale, principiando dall'uno, due, ec. In oltre averà il numero, cioè la somma dei Volumi che ciascheduna di esse contiene. Ed averà ancora il nome delle diverse Collezioni dei Volumi che in esse Librerie saranno collocati.

Tali segnali che devono corrispondere nell'Indice per la reperibilità dei Volumi, notiziano nel medesimo tempo l'Estero, sì della loro quantità, come delle varie Collezioni dei medesimi, senza aver d'uopo di domandarne: potendo ancora privo di scorta come avanti ho detto, percorrere tutta la Biblioteca; sicura la medesima di non potere esser danneggiata in alcun suo Volume. Per la qual cosa resta così tolto e ai Custodi, e agli altri Ministri, l'incomodo di quella continua, e talvolta inutile vigilanza che gli conviene avere su quelle persone, che,

[p. 37]

o ad essi Ministri, o nell'interno della Biblioteca per qualche occorrenza si portano.

I Ballatoi che convengono soltanto alle Biblioteche private, ove tutto il limitato numero dei loro Volumi in poche stanze vien compreso, non averanno luogo nelle Librerie di questa mia Biblioteca. Io sostituisco a tali Ballatoi un altro piano, trovandolo assai più comodo, e di un risparmio notabile di luogo, e di polvere, che tanto pregiudica ai Libri. Per salire a questo piano, e ad altri ancora, ho fatte quattro Scale, alle quali si perviene mediante il medesimo suddetto Andito, e che ho collocate per comodità ai quattro angoli della Biblioteca. (13) Al secondo Piano delle quattro Librerie Scelte, si perverrà mediante un'altra Scaletta fatta a ciascuna nel proprio interno; non essendo cosa nè comoda, nè convenevole, che i Volumi delle Collezioni per le quali tali Librerie sono state fatte, vengano separati, come lo sarebbero allora che la detta Scaletta fosse fuori di esse, o lontana da esse.

Contenendo queste più preziosi Volumi, non solo ho creduto necessario di maggiormente difenderle, collocandole prossime ai Bibliotecari, e ad essi solo affidando le di loro chiavi, e custodia, ma mi è piaciuto ancora il distinguerle dalle altre, coll' aver loro procurato una diversa forma, e maggior

[p. 38]

grandezza. Esse verranno ancora distinte nei loro Scaffali; il color dei quali sarà diverso da quello delle Librerie Comuni; come pure saranno diversi i Cancelli che le chiudono, i quali dovranno essere più alti degli altri, e di un disegno più ricco.

Il secondo Piano sostituito in tutte le Librerie al Ballatoio, sarà egualmente costruito come il primo; e solo necessariamente variato sopra le Stanze dei Ministri, Gabinetto dell'Indice, Salone, ec. sopra il qual Salone non potranno aver luogo i Volumi, attesa la di lui altezza, la quale verrà a livellare con quella dei due Piani delle Librerie; ciascuno dei quali sarà alto braccia nove.

L'altezza delle Librerie di una Pubblica, e di qualunque altra voluminosa Biblioteca, deve esser dedotta dall'altezza degli Scaffali, onde non essere obbligati a coartare questi, nel numero, e misura dei loro Palchetti, per adattarli all'arbitraria altezza di esse: come pure l'altezza degli Scaffali deve esser dedotta dai diversi necessari ben calcolati vacui dei Palchetti, che richiedono gli Scaffali di ogni voluminosa Biblioteca. La qual cosa avendo io diligentemente fatta; ho perciò stabilita l'altezza delle mie Librerie di braccia nove, per dovere esse contenere gli Scaffali, che dalle diverse, e necessarie dimensioni dei loro Palchetti, ho architettati di braccia nove scarse: la quale altezza ho calcolata, e bilanciata in guisa, che ognuna di esse Librerie

[p. 39]

venga a contenere un buon numero di Volumi; e in guisa, che il trasporto delle Scale, e il salire e scendere sopra di esse, non sia nè di troppo incomodo, nè pericoloso, nè di troppo ritardo, come lo sarebbe, e lo è dove le Librerie sono di un'altezza soverchia.

A scanso di ogni sbaglio che seguir potesse, sarà cosa ottima avanti di impostare il Cielo o Palco di queste Librerie, di delinear prima lo Scaffale sopra un regolo di legno, onde possa servir di misura alla di loro altezza, non omettendo nè l'Imbasamento, nè lo spazio o distacco che correr deve dalla fine di esso Scaffale, al Cielo delle Librerie; nè la dovuta grossezza delle assi dei Palchetti, il vacuo, e numero dei quali, dopo molte diligenti osservazioni da me fatte sulle quantità delle diverse grandezze dei Volumi, ho stabilito di una inalterabile misura, la quale descriverò in seguito allora quando parlerò della costruzione degli Scaffali.

Degli Impiegati della Biblioteca.

§. VI.

Essendomi prefisso di parlare di ogni interessante articolo che riguardar possa questa mia Biblioteca; devo adunque parlare ancora degli Impiegati

[p. 40]

della medesima: la quale essendo costruita e regolata nel modo da me descritto, quantunque ricca della più gran quantità di Volumi, si conduce o amministra pianamente col piccol numero di soli dieci Individui, senza che possa giammai insorgere il minimo disordine.

In questo numero non intendo di comprender quelli cui piacesse deputare ad alcune Collezioni, come sarebbe di Volumi Orientali, Stampe, ec. poiché non dovendo questi ingerirsi della conduzione della Biblioteca, non fanno parte del numero da me sopra indicato, che comprende soltanto i Ministri necessari al servizio, e buon regolamento della medesima; e che io divido in tre classi.

Alla prima Classe apparterrà il Bibliotecario Direttore, il di lui Aiuto, il Ministro dell'Indice, e il di lui Aiuto. Questi ultimi tre succederanno nell' Impiego del Bibliotecario promovendosi ordinatamente.

Formeranno la seconda Classe due Copisti.

Alla terza Classe apparterrà un Custode, e tre suoi Aiuti, i quali succederanno nell'Impiego di Custode, promovendosi anch'essi ordinatamente.

Dal Bibliotecario Direttore dipenderà il suo Aiuto, con tutti gli Impiegati della Biblioteca. Dal Ministro dell'Indice dipenderà il suo Aiuto. Dal Custode dipenderanno i suoi tre Aiuti.

Al Custode saranno consegnate tutte quelle

[p. 41]

Masserizie, e Generi della Biblioteca, che al di lui ufizio, e a quello dei suoi Aiuti possono appartenere. Il Custode avrà cura che la Biblioteca sia tenuta pulita. Che la Sala dello Studio sia ben servita, e sempre corredata del necessario. Che i Libri vengano prontamente somministrati, diligentemente sorvegliati, e prontamente rimessi. Che le Librerie vengano sempre chiuse allora che da quelle si è usciti. In oltre avrà cura di suggerire al Bibliotecario la necessità di rilegare, e risarcire quei Volumi che di ciò abbisognano: rappresentando ancora di mano in mano la mancanza di tutte quelle cose che si sono consumate, o rotte: dovendo essere altresì sua cura, che la Biblioteca si trovi sempre fornita di tutto ciò che può occorrerle, e risarcita di tutti quei danni che possono sopraggiungerle.

Questo è quanto ho creduto necessario per un tale Stabilimento, sì per la parte amministrativa, come per la parte dell'Edifizio. Per la parte amministrativa io non ho inteso di limitare precisamente il numero degli Impiegati, ma di dimostrare quali sono i necessari, e quali devono essere le loro incumbenze; dalla buona repartizione delle quali nasce il buon ordine, e dal buon ordine la buona condotta dei Dipartimenti. Se la Biblioteca sarà in una Città ove il concorso degli Studenti sia alquanto numeroso; l'aumento di un Aiuto del Custode, e l'aumento di un Aiuto del Ministro dell'Indice, non

[p. 42]

possono che contribuire al miglior servizio del Pubblico, e alla maggior sicurezza dei Volumi.

Per la parte dell'Edifizio io non ho parimente inteso di limitare la di lui forma, e misura, in questa superficiale dimostrativa Pianta, ma solo di mettere in vista come esser deve costruita una Pubblica Universale Biblioteca; quali Appartenenze debba ella avere; dove situate; ed in qual degno modo si possa farle contenere un immenso numero di Volumi; non potendo niuno altro eguale spazio diversamente economizzato di altrettanti esser capace, senza pericolo della loro sicurezza, e buon custodimento; senza lesione della comodità del Pubblico, e dei Ministri; senza omissione di alcuna sua parte, e sua necessaria posizione; e senza detrimento della di lei magnificenza.

Tutte queste cose da me avute in considerazione, sono state fino ad ora con incalcolabile pregiudizio, e alquanto incomodo molto trascurate, ed anzi del tutto sconosciute ad onta della loro importanza.

E se fino ad ora si sono veduti tali Stabilimenti assai diversamente dal mio Piano costrutti, e per conseguenza poco atti a ben soddisfare il Pubblico, a ben conservare i Volumi, e a molti contenerne: e se si vedono ancora altri Stabilimenti di diversa natura mancanti della loro propria forma; mancanti del corredo e opportuna comoda posizione dell'Appartenenze ad essi necessarie; e se queste

[p. 43]

Appartenenze non sono tali quali ad essi convengono; la cagione si è che raramente avanti di edificarli si consultano le persone che in essi servono e ad essi presiedono: poichè per quanto abili possano essere gli Architetti, non possono giammai conoscerne interamente nè tutti i loro bisogni, nè la precisa forma, nè la precisa posizione delle loro Officine, ed altri Annessi; nè antivedere le variazioni, e i casi che in tali Stabilimenti possono succedere, onde prepararne i comodi per evitarne i disordini; e per conseguenza non possono sempre dare ad essi un carattere conveniente alla loro natura nella divisione interna; cioè nella quantità, struttura, e situazione delle loro parti; allo studio delle quali importanti cose, è stato spesso anteposto particolarmente nel Secolo delirante, quello della decorazione.

L'assurda sontuosità, e ornativa, della quale cotanto si sono occupati in quel Secolo, ci fa vivere negli incomodi, ha fatto profondere vanamente e luogo, e tesori in tanti inutili ridicoli sragionati corniciami, mensole, modiglioni, scartocci, e in tanti altri consimili folli arabeschi, i quali accelerando la vecchiaia degli Edifizi, minacciano continuamente le nostre teste, e per i quali è stato sacrificato ogni importante oggetto, cioè la comodità, la solidità e l'utile; prerogative primarie di ogni Edifizio, e di tutte le cose.

Non intendo con ciò di voler nudi di

[p. 44]

architettonico ornato gli Edifizi, che amando anzi la bella architettura, mi compiaccio alquanto di vederla ora risorta dal gusto aggrottescato, e puerile nel quale era caduta, a quello della sua nobile, ragionata, ed imponente semplicità.

Se nel Paese dove ho avuto l'essere, avessi la sorte di vedere erigere da alcuno dei tanti abili Architetti che vi fioriscono, prima che altrove, questa nuova Biblioteca che sottopongo con piacere al giudizio e correzione di tutte quelle culte persone alle quali può interessare; mi chiamerei felice, e della non poca fatica che mi è costata, largamente ricompensato: tanto è l'affetto che porto a tali Stabilimenti.

Degli Scaffali della Biblioteca.

§. VII.

Dalla costruzione degli Scaffali dipende ancora il ripiego di un maggiore o minor numero di Volumi: e in questi pure ho osservato che la parte ornativa è stata quasi sempre la primaria cura dei loro Architetti: molti dei quali ornati per la loro poca eleganza offendono spesso la vista; recano qualche volta incomodo; e tolgono sempre ai Libri alquanto posto. Ed ho parimente osservato, che i

[p. 45]

diversi Ordini dei loro Palchetti, non sono stati calcolati giusta le diverse grandezze dei Volumi: dal che ne è nato un enormissimo strazio di luogo. Per la qual cosa ho giudicato necessario misurare i Volumi; e fra le tante varie loro grandezze, osservare quali di esse sono le più numerose, quali le meno, onde stabilire le diverse altezze dei Palchetti, acciò non resti in ogni Scaffale del vacuo ozioso, del quale fino ad ora nessun conto si è fatto: ed ho parimente calcolato la necessaria profondità, o larghezza dei medesimi Scaffali; la quale non ho giammai trovata uniforme in nessuna Stanza o Libreria delle esistenti Pubbliche Biblioteche, come esser dovrebbe: in ciascuna delle quali ricorrer possono, e devono, tutte le grandezze dei Volumi. Io non mi dilungherò nella narrazione di alcuni altri difetti da me osservati in molti Scaffali, non essendo questo il mio scopo, bastandomi averli conosciuti, onde evitarli nella costruzione dei miei: i quali ho procurato di fare della maggior comodità combinata col solido, e con l'eleganza.

In questa Biblioteca, essendo le di lei Librerie di quella forma che devono essere (cioè lunghe e strette) le sole pareti laterali, vale a dire le due lunghe pareti di ognuna, saranno interamente occupate dagli Scaffali. Le altre due pareti, cioè quella di fronte, e quella di rene, saranno occupate, la prima dalla luce o Finestra; l'altra dall'ingresso

[p. 46]

o Porta. Sì la Porta che la Finestra saranno fatte nel mezzo delle loro pareti, come nella Pianta si osserva.

Alla parete che avanza da ambedue i lati della Finestra, e da ambedue i lati della Porta, termineranno gli Scaffali; ai quali esse pareti serviranno di fiancate, tenendoli come a stretta.

Gli Scaffali riposeranno in tutta la loro estensione, sopra un Imbasamento di pietra, fatto a guisa di Zoccolo, o Muricciuolo; alto un terzo di braccio, e largo tre quarti di braccio; che estendendosi da cima a fondo delle due lunghe pareti, verrà ad attestare o congiungersi alla parete della Porta, e a quella della Finestra.

Lo spazio di parete adunque, che avanzar deve da ambedue i lati della Porta, e Finestra, sarà un poco maggiore della larghezza di detto Imbasamento; cioè un poco maggiore di tre quarti di braccio. Sopra tale Imbasamento saranno edificati gli Scaffali nel modo che segue.

Alle distanze debite saranno eretti i Tramezzi, o Divisioni, che servono, e si fanno per sostenere i Palchetti; l'ossatura dei quali Tramezzi sarà di un'Asse rozza di Abete, della grossezza di circa un soldo di braccio, e di tutta l'altezza degli Scaffali; i quali arriveranno quasi fino al Cielo o Palco delle loro Librerie.

Tali Tramezzi saranno impostati un buon soldo di

[p. 47]

braccio più indentro dell'Imbasamento: e fermati tanto lungo l'altezza del muro, che sull'Imbasamento, con staffe di ferro. Questi Tramezzi non dovendo servire agli Sportelli si faranno alquanto distanti tra loro; acciò la frequente ripetizione di essi, non venga a togliere ai Libri gran luogo. La di loro molta distanza richiede le Assi dei Palchetti alquanto grosse; la spesa delle quali viene doppiamente compensata, e dal risparmio di un maggior numero di essi Tramezzi; e dal risparmio di un maggior numero di quei sostegni che hanno d'uopo i Palchetti fatti di Assi sottili; per i quali sostegni si impiega con la molta fattura molto legno; e i quali, quanti più sono, tanto più luogo tolgono ai Volumi, e tanto più accrescono bruttura.

Le Assi dei Palchetti saranno sostenute non già da regoli chiamati dai Legnaiuoli col nome di Seggiole; ma da tanti pezzi di Asse rapportati, e fermati alle pareti dei Tramezzi; i quali pezzi di Asse saranno di tutta la profondità degli Scaffali, e di tutta la varia altezza dei Palchetti; e i quali nell' istesso tempo che formeranno i Canali per introdurvi e sostenere i Palchetti, ricuopriranno ancora l'ossatura dei Tramezzi, unitamente a tutte quelle staffe di ferro che gli fermano, e sostengono: ai quali Tramezzi daranno con la maggior grossezza, una maggior solidità. Detti canali si averà l'avvertenza di lasciarli tanto comodi quanto basti per

[p. 48]

poter facilmente levare i Palchetti quando il bisogno lo richieda.

Per coprire sulla faccia dei Tramezzi la bruttura dell'appoggio dei Palchetti e canali, ci sarà rapportato col mezzo di poche viti, un Pilastro di legno di pochissimo aggetto, acciò non faccia molta ombra; la di cui larghezza non oltrepasserà quella di detto Tramezzo, onde non venga a nascondere quei Libri, che alle pareti di essi Tramezzi sono appoggiati; come gli nascondono con qualche incomodo molti Scaffali, o per mancanza di avvedutezza, o in grazia degli ornamenti che si sono a loro procurati a scapito dell'utile.

Questi Pilastri riposeranno sopra l'Imbasamento; ed arriveranno sino alla fine o sommità dello Scaffale. Il Tetto dello Scaffale riposerà sopra tali Pilastri, come se da essi fosse sostenuto; aggettando in fuori quanto l'Imbasamento.

La superficie orizzontale dell'Imbasamento, sarà ricoperta da un'Asse della grossezza di quattro quattrini di braccio: la larghezza della quale sarà come i Tramezzi, cioè un poco minore dell'Imbasamento; dimodochè livellando con essi, venga a formare sull'Imbasamento un listello. Con quest'Asse, la totale altezza dell'Imbasamento viene ad essere di otto soldi di braccio. Dell'istessa grossezza di tal Asse, saranno le Assi di tutti gli altri Palchetti; e sarebbe cosa ottima il farle di cipresso

[p. 49]

unitamente ai loro sostegni, e Pilastro; perchè un tal legno non tarla, ed allontana dai Libri le tignuole, e i topi.

In ambedue i Piani della Biblioteca, il detto Imbasamento sarà di eguale altezza, profondità, e lunghezza; come pure di eguale altezza ec. saranno gli Scaffali: ma diversa la quantità dei loro Palchetti, e diverse le altezze o vacui dei medesimi: i quali saranno del seguente calcolato numero, e misura.

Nel primo Piano il vuoto del primo Palchetto sarà di un braccio. Il secondo vuoto sarà di cinque sesti. Il terzo sarà di tre quarti. Il quarto, e quinto, saranno di due terzi. Il sesto, e settimo, saranno di soldi dodici. L'ottavo, e nono, saranno di mezzo braccio. Il decimo, undecimo, e duodecimo, saranno di soldi otto. Il tredicesimo sarà di un terzo.

Nel secondo Piano, il numero e le altezze dei Palchetti, saranno come segue.

Il vuoto del primo Palchetto sarà di cinque sesti. Il secondo vuoto sarà di tre quarti. Il terzo, e quarto, saranno di due terzi. Il quinto, e il sesto, saranno di soldi dodici. Il settimo, ottavo, e nono, saranno di mezzo braccio. Il decimo, undecimo, duodecimo, e tredicesimo, saranno di soldi otto. Il quattordicesimo sarà di un terzo.

Quest'ultimo vuoto sarà ricoperto in tutti gli

[p. 50]

Scaffali come avanti ho detto, da un'Asse che gli farà da tetto, e farà per conseguenza da tetto a tutto lo Scaffale; la quale riposerà sopra i detti Pilastri, aggettando in fuori quanto l'Imbasamento.

L'istessa grossezza di tal Asse, che sarà eguale alla grossezza delle Assi di tutti i Palchetti, servirà e allo Scaffale, e a se stessa di finimento, facendo le veci di cornice.

Compreso l'Imbasamento, compresa la grossezza di tutte le Assi, e compreso il vacuo dei Palchetti: si vengono a formare gli Scaffali dell'altezza di braccia nove scarse; cioè a dire poco minori di tutta l'altezza delle Librerie: le quali ho fissate come ho detto a suo luogo, di braccia nove; nascendo così tra gli Scaffali, e il Cielo delle medesime un piccolo necessario distacco, il quale non viene a togliere posto ai Volumi, come lo toglierebbe se fosse egli maggiore; cioè a dire se fosse tale, quale è stato lasciato in alcune Librerie di qualche esistente Pubblica Biblioteca, e come è stato lasciato in molte delle medesime ai lati degli Scaffali, come se fossero questi, Quadri dipinti, o altre galanterie, destinate ad ornare simmetricamente una Galleria.

La parete che avanza sopra la Porta, sarà interamente occupata da uno Scaffale, che verrà ad unirsi con gli altri, senza che tra essi, e questo,

[p. 51]

nasca alcuno spazio. Questo Scafale verrà sorretto da proporzionati, e semplici modiglioni.

L'istesso muro delle pareti delle Librerie, servirà di fondo agli Scaffali, e molto lodevol cosa sarebbe, il tingerlo a olio di color cenerino.

Tali Scaffali mediante la semplicità dei loro ornati, e la natura del loro legno, non annidano nè polvere, nè tignuole, nè topi. Di più non hanno attriti; sì per non essere tempestati dai colpi degli Sportelli, che come avanti ho dimostrato, si rendono inutili, atteso il Cancello di ferro, che ciascheduna Libreria chiude; come per la loro solida e semplice costruzione. Quei Palchetti che dal peso dei Libri venissero a piegarsi, o a ricevere qualche altro danno, si possono mediante il modo col quale son messi, facilmente levare per accomodarli, o mutarli: la qual comodità in quelli fino ad ora praticati, è molto trascurata. Sotto tali Scaffali, le spazzature non si possono rannicchiare, atteso l'Imbasamento di pietra sul quale sono edificati. L'istesso Imbasamento salva lo Scaffale, e i Libri, da quella polvere, sudiciume, e danni, che il passeggiare, e lo spazzare, facilmente cagiona a quelli Scaffali che arrivano fino in terra, e a quei Libri che in essi sono: o diversamente essendo essi Scaffali sorretti da mensole, come talvolta si pratica, non solo vengono allora queste a soffrir tali danni, ricuoprendosi di sporca indelebile patina, ma

[p. 52]

servono ancora di asilo al sudiciume, e agli insetti.

Riguardo alla tintura di detti Scaffali, essendo essi pulitamente eseguiti, si potrebbero lasciare del loro natural colore: e volendoli tingere, essi anderebbero tinti di un colore, che gli distaccasse dai Libri. Ma essendo i Libri di una Pubblica Universale Biblioteca legati in coperte di diversi colori, questo colore che gli distacchi da essi non si trova; qualora non si volessero tingere di un colore o troppo delicato, o troppo sfacciato; il primo dei quali è sottoposto a insudiciarsi, non meno dalle escrezioni delle mosche, che dall'appoggio delle mani, scale, ec. il secondo riuscirebbe ridicolo, ed offenderebbe la vista. Evitati questi, ogni altro colore che possa ad essi esser dato, sarà sempre a olio; per essere la tinta a olio di una indicibile conservazione del legname, e la più durevole di ogni altra. Se ne vedono alcuni, per la poca esperienza, e poco gusto, tinti a gesso e colla: una tal tinta pregiudica al legno, ha pochissima durata, ed è sempre per la sua rusticità di attrito alle coperte dei Libri: le vernici che talvolta vengono date sopra tal tinta, oltre l'esser costose, ritrovando un letto morbido quale è il gesso, cedono per quanto dure ad ogni lieve urto, e sgraffiandosi e scrostandosi, ci fanno presto pentire di averne fatto uso. Molti se ne tingono a guazzo, cioè a tinta penetrata; e si tingono

[p. 53]

spesse volte di quel medesimo colore, che il legno lavorato acquista da se stesso nello stagionarsi; onde una tal tintura è quasi inutile. Qualunque colore, come ogni altra cosa, piace, e dispiace secondo la moda, o decadenza di quella. In oggi si costuma molto il color di bucchero, o magogano. Tali specie di Mobilie, che negli Stabilimenti Pubblici devono essere perpetue, vanno tinte di un colore, che regga in tutti i tempi, come ho cercato che regger possa in tutti i tempi il semplice ornato che ho procurato a tali Scaffali. Per la qual cosa, un color di granato pieno, e sopra a tutti un color di noce scuro, (sempre a olio) gli antepongo ad ogni altro colore: quest'ultimo è il più ordinario, ma è il più durevole; e durevoli devono essere tutte le cose degli Stabilimenti Pubblici; delle quali non si usa mai ne dal Pubblico, né dagli Inservienti, con quel riguardo, e diligenza, con la quale si fa uso dal Particolare, delle cose proprie.

[p. 54]

Della collocazione dei Volumi.

§. VIII.

La collocazione dei Libri negli Scaffali richiede una diligenza, la quale per quanto sia necessaria, facile, e comoda, non l'ho veduta giammai praticare.

Non sempre lo spazio di luogo che si vede rimanere in alcuni Palchetti al di sopra dei Libri, nasce per difetto degli Scaffali. Esso nasce ancora dal non collocarsi i Volumi in quel preciso Palchetto, che ad essi conviene. La qual cosa facendo usurpare ai Libri piccoli quel posto che dovrebbero occupare i Libri di maggior grandezza, produce nel totale della Biblioteca un notabile minor ripiego di essi, ed offre all'occhio una spiacevole veduta. Per ovviare a tale inconveniente, si terrà un Regoletto di legno, lungo quanto il maggior vuoto di tutti i Palchetti, il qual vuoto ne' miei Scaffali è di un braccio. Sopra tal Regoletto entrano in conseguenza, per essere di esso minori, tutte le altre altezze dei Palchetti, le quali verranno segnate una sotto l'altra gradatamente, per mezzo di lineette orizzontali; ognuna delle quali lineette averà il

[p. 55]

numero corrispondente a quello del Palchetto, al quale essa serve di misura.

Quei nuovi Libri che di mano in mano si dovranno collocare negli Scaffali, si applicheranno alle varie dimensioni segnate su detto Regoletto: mediante il quale può ognuno figurarsi con qual facilità si trovi subito il Palchetto, che conviene alla grandezza di quei tali Volumi che devono collocarsi nello Scaffale.

Ed essendo in ogni Piano della Biblioteca, diverso il numero, e la distribuzione dei Palchetti; la misura di questi, sarà segnata o sopra un altro Regoletto, o sopra un'altra faccia del medesimo Regoletto. Verrà distinto l'uno dall'altro di questi Regoli, o Faccie, col numero dei Piani ai quali servono di misura. Quei Volumi che oltrepasseranno l'altezza di tutto il Regoletto, saranno quelli da collocarsi nei Banchi.

Questo Regoletto ci risparmia il tempo, e l'incomodo di stare a meditare, cercare, e misurare col Libro alla mano quel Palchetto che più ad esso Libro conviene: dalle quali incomode cose non si ottiene giammai tanto prontamente ed esattamente quel resultato, che si ottiene da un così semplice, e facil metodo: il qual metodo riesce nel medesimo tempo di una indicibile comodità al Ministro dell'Indice; poichè dovendo egli registrare i Volumi in esso Indice, e indicarli coll'assegnazione del

[p. 56]

Palchetto; ritrova senza muoversi dalla sua Stanza, nella breve dimensione di un braccio, tutte le varie altezze dei Palchetti della Biblioteca, sicuro di non fare avanzare negli Scaffali alcuno inutile spazio.

Dei vantaggi che dalla Abitazione del Bibliotecario
unita alla Biblioteca, ne derivano.


§. IX.

L'abitazione del Bibliotecario contigua alla Biblioteca, fa che essa Biblioteca sia più sicura; non solo per potere essa facilmente e comodamente esser guardata da esso Bibliotecario al quale è stata data in custodia; ma ancora per potersi ella chiudere internamente: per la qual cosa non dovendosi rimuovere dalla Biblioteca le di lei chiavi, non vengono esse sottoposte ad esser perdute, nè lasciate talvolta per dimenticanza in parte lontana dalla Biblioteca; la prima delle quali cose produrrebbe un pericoloso sconcerto; l'altra ritardar potrebbe con pregiudizio degli Studenti, l'ora stabilita all'apertura della medesima; alla precisione della qual'ora, può facilmente il Bibliotecario abitando ivi, vigilare senza suo incomodo.

Di più allora quando conviene aprire la

[p. 57]

Biblioteca, o a qualche estero insigne Personaggio, o per qualunque altro estraordinario bisogno che dar si possa; o in tempi feriati, o in ore nelle quali essa Biblioteca deve restar chiusa; si ritrovano contigue ad essa, e quasi in essa e le di lei chiavi, e il Bibliotecario, che è quella Persona che in tali occasioni è sempre necessaria, e che sempre vien ricercata. La variabile, o lontana abitazione del Bibliotecario dalla Biblioteca, obbliga in tali occorrenze a scorrer per la Città, a cercare e di esso, e delle chiavi; potendo accadere talvolta di non ritrovare nè esso, nè queste; la qual cosa oltre il potere alcuna volta apportare qualche notabile pregiudizio, viene ancora ad essere poco decorosa: dovendo le chiavi degli Stabilimenti, o altri Edifizi Pubblici, esser sempre reperibili, e pronte, ad ogni suprema ricerca che ne possa esser fatta.

Per viepiù evitare questo inconveniente, sarà ben fatto che il Bibliotecario nella sua Casa, all'ingresso privato della Biblioteca, tenga in luogo sicuro, unitamente alle chiavi, una Tavoletta nella quale sia descritto il nome, e impiego di tutti gli altri Ministri della Biblioteca, con la Strada, e Numero delle loro Abitazioni; acciò nella di lui assenza, o impotenza, si possa ad alcuno di essi prontamente ricorrere nei suddetti ed altri bisogni. Ed essendo così in luogo tanto notorio stabilita a perpetuità la di lui abitazione, viene egli sempre facilmente

[p. 58]

ritrovato in ogni occorrenza di qualunque altro importante affare, che ogni Pubblica Persona appartenente al Governo, è sottoposta ad avere con esso.

Abitando il Bibliotecario presso alla Biblioteca, può comodamente profittare dei tempi, e delle ore nelle quali essa dee restar chiusa, per fare con tutta sua libertà, e quiete, quelli studi che ridondar possono in maggior utile, e lustro di tale importante Stabilimento, non meno che a vantaggio della Letteratura, e pubblica istruzione; ai quali studi non si può egli interamente dedicare in quelle ore nelle quali essa Biblioteca sta aperta al Pubblico; dovendo egli in tal tempo necessariamente occuparsi della presidenza al buon ordine, e della amministrazione della medesima.

Dell'Indice dei Volumi,
e del Dizionario Bibliografico.


§. X.

Parendomi avere a suo luogo abbastanza dimostrato, e la necessità del Ministro dell'Indice, e i tanti vantaggi, che in tutti gli aspetti de esso derivano: credo essere ancora necessario di parlare del modo col quale sono disposti e indicati in alcune Biblioteche i Volumi, e del sistema col quale

[p. 59]

sono fatti i loro Indici, onde dimostrare esser quello da me ideato il meno incomodo degli altri, e per conseguenza il più adottabile.

Il sistema di disporre i Volumi per Materie, vale a dire i Filosofi, gli Istorici, i Poeti, ec. tenuti separati gli uni dagli altri in tante diverse Stanze, o Scaffali, quante sono le Materie; ha in apparenza un certo aspetto di buon ordine: e a questo sistema, dall'Arte Bibliografica quasi per impulso ci sentiamo inclinati: compiacendoci di vedere, e ritrovare riunita in un solo luogo quella quantità di Volumi, che appartiene ad una sola Materia. L'Indice che a questo metodo conviene, se non è dei più complicati, non è neppure di quella semplicità che in tutte le cose è tanto utile: avendo tal Indice, come indispensabili, tutti quei difetti che derivano dal distinguere e disporre i Volumi per Materie. Questo sistema oltre all'offender l'occhio per i tanti vacui che in ogni Stanza, o Scaffale, conviene lasciare a ciascheduna Materia per la collocazione dei nuovi Volumi; cagiona ancora molta profusione, e strazio di luogo, che necessariamente devesi tenere ozioso, per quei Volumi che talvolta non giungono mai; o i quali giungendo, e restando questi vacui dai nuovi Libri di quando in quando riempiti; ne accade, che per quei Volumi che in seguito pervengono alla Biblioteca, non essendovi posto nelle Stanze alle quali appartengono; è

[p. 60]

d'uopo collocarli in altro luogo disgiunti da quella Materia della quale essi sono: per la qual cosa restando il Sistema pervertito, obbliga a delle tediose operazioni che facilmente incagliano l'uso dei Libri al Pubblico; rimanendo esso Pubblico più pregiudicato da questo incaglio, che dal sapere che accanto alle Opere del Galileo ci sia il Malmantile del Lippi, o altro.

L'indicazione dei Volumi, l'ho veduta praticata spesso quantunque poco plausibilmente, per mezzo delle Lettere dell'Alfabeto, e per mezzo di una numerazione progressiva che tutti gli comprende. Sì l'una che l'altra di tali Indicazioni, per quanto possano esser tollerabili nelle limitate Biblioteche, altrettanto non sono da adottarsi in quelle, ove la quantità, e l'incremento dei loro Volumi non ha limite.

Indicando i Volumi con le Lettere dell'Alfabeto, non essendo esse che in numero di ventiquattro, si giunge prestissimo in una voluminosa Biblioteca ad esaurirne la loro quantità, per il che conviene il duplicarle; nè ciò bastando, si viene in breve a quadruplicarle ec. e così ridurle col progresso del tempo a tal quantità, che oltre al non poterle far capire in tutte le schiene dei Volumi, si rende difficoltosa la lettura di esse, per la contazione che siamo necessitati di farne; la qual contazione oltre al produrre ritardo, può ancora facilmente indurci

[p. 61]

a cadere nello sbaglio, e prender così l'un per l'altro Volume, e ricollocare i medesimi fuori del proprio posto.

La Numerazione sopra mentovata, produce questi, ed altri consimili inconvenienti; come potranno rilevarsi con breve riflessione, da chiunque è pratico di tal Materia.

In qualche altra Biblioteca, sono i Volumi distinti, e divisi in moltissime Classi; il nome di ciascuna delle quali è numerale; vale a dire Classe prima, seconda, terza, ec. appartenendo ad ogni numero una Materia; come Grammatica, Istoria, Fisica, ec. Tali Classi si succedono in ogni Palchetto l'una all'altra, per ordine di numero; e i Volumi di ciascheduna Classe si succedono l'uno all'altro con l'osservanza di un rigoroso Alfabeto. In questa guisa sono collocati i Volumi in ciascun Palchetto degli Scaffali della Biblioteca: restando a contatto l'una Classe all'altra, senza intervallo di spazio. Di maniera tale che, per ogni Volume che alla Biblioteca pervenga, conviene continuamente scorrere in ogni Palchetto tutti gli altri che ad esso nuovo Libro succedono, onde fargli luogo tanto nella Classe alla quale il nuovo Volume appartiene, tanto nella Lettera dell'Alfabeto alla quale il suo Titolo, o Autore, lo richiama.

Da questo metodo così complicato, ne resulta l'Indice, quanto complicato altrettanto inceppante;

[p. 62]

il quale è diviso in tanti Alfabeti quante sono le Classi: le quali sono in qualche Biblioteca in numero di quaranta. Ciascun Volume vien registrato in esso Indice alla Classe della di lui Materia.

Avanti di ricercare i Volumi in tal Indice, è necessario prima, il richiamarsi alla memoria la natura del Volume del quale si abbisogna, per poterlo trovare nella Classe ove è registrato. Per la qual cosa è stato necessario fare una Tabella, nella quale sono descritte tutte le quaranta Classi, con i loro numeri; e alla quale conviene ricorrere per sapere qual numero porta la Classe del Volume che si ricerca. Dopo ciò conviene trovare nell'Indice quella tal Classe; e ricercare in essa il Volume del quale si abbisogna: la qual ricerca spesse volte succede riuscire inutile, per le seguenti cagioni.

Quei Libri che a più Classi appartengono, e quelli che per la loro ambigua materia, recano dubbio a quali Classi possono o debbono appartenere, vengono facilmente a non essere registrati nella loro propria Classe; in conseguenza di che, la ricerca di essi nell'Indice riesce lunga, difficoltosa, e qualche volta inutile. Per la qual cosa è d'uopo ricorrere ad un altro compendioso Indice, stato fatto per aiuto del primo; e nel quale ritrovato che sia l'Opera, o l'Autore, conviene nuovamente ricercarlo nel detto Indice.

Se lunga, e tediosa è la ricerca dei Volumi in

[p. 63]

tal Indice, non è meno lunga e tediosa la ricerca di essi nelle Stanze ove sono collocati: per prendere i quali, bisogna avere a memoria la Stanza, il Palchetto, la Classe, l'Alfabeto, il Titolo, e il nome dell'Autore di essi. La dimenticanza di alcuna delle quali cose, costringe a ritornare all'Indice, con incomodo, e perdita di tempo; e la lettura delle quali tante cose, ritarda, e si rende difficoltosa; particolarmente sopra la schiena di quei sottili Libri, i quali siamo costretti prendere in mano, o per il piccolo e abbreviato carattere, che è stato necessario fare: o per leggere sul piano delle loro coperte queste tante indicazioni, che non sono potute entrare sopra la schiena di essi, atttesa la di loro sottigliezza.

La ricollocazione dei Volumi è egualmente tediosa; richiedendo somma attenzione, oltre l'osservanza della Stanza, e Palchetto, l'osservanza ancora delle Classi, e dell'Alfabeto: per le quali tante cose succede facilmente, che i Volumi nel rimetterli vengano collocati fuori del proprio posto. La slogazione di essi, non meno che la di loro mancanza, si manifesta difficilmente. Gli Alfabeti che si ripetono più e più volte nell'istesso Palchetto; e le Classi che si ripetono in ciascun Palchetto, invitano facilmente alla slogazione del Volume. Un Volume slogato nella massa immensa di tante migliaia, si reputa come perduto: esso non si ritrova

[p. 64]

che per casualità. Alcuni Libri collocati fuori del proprio posto, sono stati creduti perduti, e sono stati trovati dopo molti anni che furono ricomprati.

Da tal complicato sistema ne nasce ancora, esse- re i Ministri, come avanti ho dimostrato, continuamente necessitati a rimuovere i Libri dal proprio posto, per inserire i nuovi nelle loro Classi; per il che non se ne impara giammai da essi la loro situazione, per essere necessariamente di continuo mutati, e rimutati dal loro luogo, fino a passare da una Stanza ad un'altra. In conseguenza di che, siam costretti a dovere di quando in quando tanto nell' Indice, che sulla schiena dei Volumi, cancellare la loro prima, seconda, e anche millesima indicazione, per sostituirvi la nuova; con detrimento, e insudiciamento di esso Indice, e Libri: la quale operazione può esser facilmente dimenticata come talvolta segue, e così viepiù accrescere tedio a confusione, e confusione a tedio: apportando ancora l'incomodo di dover sempre ricorrere all'Indice ad ogni bisogno di ciascuno di quei Libri, dei quali se ne sapeva per l'avanti la posizione; e restare così ogni Impiegato sempre novizio, nella memoria locale dei Volumi, per il continuo mutar di posto dei medesimi. Per la qual cosa un antico Custode da me ben conosciuto, avendo a mente per la lunga dimora fatta in una tal Biblioteca, la posizione di quasi tutti i Volumi; essendo un buon numero di questi,

[p. 65]

stati rimossi dal loro posto, per dar luogo nelle diverse Classi a dei nuovi che ivi pervennero; rincrescendogli di esser ritornato novizio; perchè costretto da questa, e da tante altre mutazioni, di dovere ad ogni domanda di Libro ritornare all'Indice, che da alquanti anni quasi più non adoprava, servendo anzi molte volte egli stesso di Indice agli altri Impiegati; si risolvette di chiedere il riposo; per così togliersi da quella noia, alla quale un nuovo inutile noviziato lo costringeva.

L'oggetto del Sistema di questo, e di altri consimili Indici, non è certamente quello che doveva essere: cioè la facile reperibilità dei Volumi, tanto nell'Indice, che nelle Stanze, e la facile ricollocazione dei medesimi; per le quali importanti cose non si è avuto alcun pensiero: ma è stato quello, o di mantenere di Volume in Volume una certa successiva analogia di Materie, la quale non è stata ottenuta come dimostrerò: o di disporre i medesimi con un certo progredimento ragionato di tutto lo scibile; principiando dalla Grammatica; il quale parimente non si è ottenuto: non curando per queste vane, ed inutili vedute, tutti gli inconvenienti che ne risultavano, da me stati rilevati. Non ostante ciò; tale scopo che niun vantaggio, anzi che tanti incomodi apporta, e per il quale si è sacrificato il vero utile, resta deluso dalle seguenti ovvie combinazioni.

[p. 66]

In primo luogo restano in alquanti Palchetti necessariamente saltate delle Classi; sì per la mancanza di esse, sì per quei Volumi, che o per la loro troppa piccolezza, o per la loro troppa grandezza non convengono a quel tal Palchetto a cui la Classe gli richiama. Per la qual cosa venendosi a ritrovare a contatto due Classi, che per il loro ordinato Sistema avrebbero dovuto rimanere alquanto disgiunte tra loro; vengono per conseguenza a ritrovarsi a contatto, e Autori, e Materie, di natura totalmente opposta; restando così nell'istesso tempo egualmente annientato e l'oggetto dell'ordinata classazione dei Volumi, e l'oggetto di mantenere una certa successiva analogia tra i medesimi: potendosi facilmente ritrovare la Vita di qualche Santo, il Kempis, o qualche altro ascetico Componimento, accanto alle Novelle del Lasca, e a qualunque altra Opera immorale.

La discrepanza di Materie, e di Autori, si combina egualmente ancora nelle istesse Classi. Per esempio nella Classe della Poesia può tornare accanto ad Anacreonte, o alle Poesie licenziose del Marino, una Raccolta di Sacri Inni, e qualunque altro Poema Ascetico. Nella Classe della Fisica può tornare accanto ad un Trattato delle Meteore, una Descrizione Anatomica, o un Analisi delle Orine. Nella Classe dell'Antiquaria può combinarsi accanto all'Illustrazione di un Idolo, quella di una

[p. 67]

sacra Reliquia; e possono tornare reciprocamente a contatto per la divisione, e suddivisione che di ogni Classe può farsi, mille altre diversità di Materie, come ho osservato, e come può ognuno riflettendo capacitarsi; per il che resta pure egualmente annientato l'oggetto di un tanto inutilmente studiato Sistema; non meno che annientato dai nuovi prodotti di quegli Studi, che le nuove scoperte, la moda, e il bisogno de' tempi introducono, e possono introdurre; per i quali non essendo stata preparata, come non si poteva preparare, la Classe; è d'uopo collocarli, e descriverli nelle Classi già stabilite, e così restare viepiù annientato l'ordine, e l'oggetto di un tal metodo; e dirò così, rovinato l'Edifizio dalla cosa medesima per la quale è stato fatto; la di cui rovina per altro non è da compiangersi, per non apportare nè maggiori, nè diversi mali, da quelli che ne apporta la di lui integrità.

Ad evitazione adunque di tanti incomodi, difficoltà, perdite di tempo, ed altri inconvenienti: tralasciando tante belle e dotte inopportune eleganze, ed al solo utile attenendomi; saranno collocati i Volumi in ciascuna Libreria della Biblioteca, senza alcun ordine di Classe, Materia e Alfabeto.

Durante l'estensione di ogni Palchetto, ciascun Volume averà chiaramente descritto sulla schiena il suo proprio Numero; principiando dal N.º uno, fino al N.º della quantità dei Volumi che ciascun Palchetto potrà contenere.

[p. 68]

Questa numerazione sarà rinnovata Palchetto per Palchetto, sopra ogni Volume in tutte le Librerie della Biblioteca, principiando sempre dal N.º uno, e proseguendo due, tre, ec. Averà inoltre ogni Volume il numero del Palchetto ove è collocato; ed averà ancora il numero della Libreria nella quale egli sarà. Cioè a dire; averà per esempio il N.º 8. se sarà collocato nell'ottava Libreria della Biblioteca. Averà inoltre il N.º 4. se il Palchetto nel quale è collocato sarà il quarto Palchetto dello Scaffale. Ed averà il N.º 30. se sarà il trentesimo Volume del Palchetto.

Tali Numeri che ciascun Volume porterà chiaramente descritti uno sotto all'altro sopra la propria schiena, corrisponderanno nell'Indice alla descrizione e registro di ciascuno di essi.

Avanti di descrivere tal Indice, è necessario il dare un'idea del Dizionario Bibliografico, del quale ho dimostrata la necessità alla pag. 25., e di cui servir si devono gli Studenti, come ivi ho detto, per ricercare quanto può loro occorrere.

Questo Dizionario, che supplir deve alla mancanza della memoria, e all'ignoranza della cosa, e che deve avere una certa correlazione coll'Indice, comprenderà in un solo Alfabeto la denominazione delle Materie, i Titoli delle Opere, e il Nome degli Autori di esse.

Ad ogni Titolo o Tema di Opera, egualmente

[p. 69]

che ad ogni Materia, ci sara un (vedi) che manderà al nome di tutti quelli Autori che averanno scritte Opere sopra la medesima, e col medesimo titolo.

Sotto al nome di ogni Autore vi sarà l'Elenco delle sue Opere; ed ogni Opera verrà come sopra ho detto registrata nell'Alfabeto alla sua Lettera.

Le Opere di più Titoli; gli Autori che hanno il nome mentito; anagrammatico; accademico; o in qualunque altro modo celato; egualmente che gli Anonimi; saranno registrati in diversi aspetti, onde si manifestino facilmente.

A tutte le Opere Collettizie, come sarebbe il Rerum Italicarum del Muratori: il Tesoro del Burmanno: i Grammatici Latini del Putschio: Gli Atti d'Accademie: ec. sarà fatto lo spoglio dei loro Autori, e Articoli. Sì gli uni, che gli altri, verranno registrati nell'Alfabeto alle loro respettive lettere, con la citazione dell'Opera, e Tomo, ove essi si trovano inseriti.

I piccoli Opuscoletti verranno riuniti, e legati insieme a seconda delle loro grandezze, e ne saranno fatti tanti Volumi di mediocre grossezza: di tutti gli Opuscoli riuniti in tali Volumi ne sarà fatto un Elenco a penna, e sarà posto nel principio di essi; ognuno dei quali Opuscoli, egualmente che i loro Autori, verranno come sopra, registrati nell'Alfabeto, con la citazione del Volume nel quale sono stati incorporati.

[p. 70]

Questo è quanto spetta al Dizionario Bibliografico; il quale supplir dovendo come sopra ho detto, alla mancanza della memoria, e all'ignoranza della cosa; si devono nel di lui Alfabeto ritrovare le Materie, le Opere, e gli Autori.

L'Indice, che non ad altro deve servire che ad indicarci in qual luogo della Biblioteca si ritrovino i Volumi, sarà fatto nel modo che segue.

In esso saranno registrati in un solo Alfabeto soltanto i Nomi degli Autori, ad eccezione degli Anonimi, il Titolo delle Opere dei quali starà in vece del nome di essi.

Quelle Opere Anonime delle quali è noto l'Autore, ma che è taciuto nel Frontespizio, saranno anch'esse registrate per il Titolo dell'Opera, inerente alla quale verrà posto in parentesi il Nome dell'Autore; e questo verrà riportato nell'Alfabeto alla sua lettera, con un (vedi) che mandi al Titolo dell'Opera; che come anonima verrà registrata nell'Alfabeto in vece del nome dell'Autore di essa.

Gli Autori che hanno il nome mentito, anagrammatico, accademico, ec. dei quali è noto il vero nome; avranno questo, registrato nell'Alfabeto egualmente che gli altri qui detti, ciascheduno alle loro respettive lettere.

Sotto al Nome di ogni Autore vi sarà l'Elenco delle di lui Opere, e ad ogni Opera vi saranno

[p. 71]

registrate per ordine di tempo le diverse Edizioni di essa; alle quali sarà notata la forma o sesto del Volume. Ogni Volume verrà indicato con i tre numeri che porterà sulla propria schiena, come è stato detto a suo luogo; cioè col Numero della Stanza, con quello del Palchetto, e col proprio.

Le Edizioni che comprendono tutte le Opere di un Autore, precederanno le Edizioni particolari di ciascuna di esse.

Tutti gli Opuscoletti riuniti in Volumi, egualmente che gli Articoli compresi nelle Opere Collettizie ec. i quali saranno stati registrati nel Dizionario Bibliografico come si è avvertito, verranno riportati nell'Indice per mezzo del nome dei loro Autori; con la citazione dell'Opera, e Tomo, nel quale si ritrovano.

I Libri di Lusso; i I.ibri di Collezione; quelli Rari; non meno che i Proibiti, averanno sull'Indice un segno che gli distingua dagli altri, e che gli contraddistingua tra di loro. Questi contrassegni serviranno di regola al Ministro dell'Indice, secondo le Persone che richiedono tali Volumi.

Il Ministro dell'Indice, ritrovato che averà il Volume statogli richiesto, scriverà sopra una Scheda di carta, anche col lapis, i tre numeri con i quali esso Volume è indicato: e con questa Scheda alla mano anderà il Custode a prenderlo; sicuro di non dimenticarlo come potrebbe facilmente accadere

[p. 72]

senza di questa: non richiedendosi con tal metodo dai Custodi altra abilità come avanti ho detto, che la pura conoscenza dei numeri; i quali in qualunque benchè piccola e stretta schiena di Libro, entrano l'uno sotto all'altro tanto comodamente, e si leggono tanto facilmente; quanto all'opposto in tutti i Volumi non entra comodamente nè si legge facilmente tutta quella descrizione che nell'anzidetto sistema sopra la schiena dei medesimi, è necessario di fare. E dovendo così ogni Volume restare a perpetuità in quel medesimo posto nel quale la prima volta è stato situato, ne deriva che imparatane una volta la di lui collocazione si viene a risparmiare quel tempo ed incomodo che richiederebbe la ricerca di esso nell'Indice.

Le pagine di detto Indice, che sarà in carta grande, averanno quattro colonne o divisioni lineari; e in esse verrà disposta la descrizione del Volume nel modo che segue, onde a prima vista comparisca e si manifesti il Nome dell'Autore; il Titolo dell'Opera; lo Stampatore, Città, Anno, ec. e i tre detti Numeri indicanti il posto del Volume nella Biblioteca, cioè

Nome dell'Autore. Titolo dell'Opera Forma del Volume,
Stampatore, Anno, ec.
 
Posto
del Volume
BORGHINI
Vincenzio
Discorsi di Monsignore D.
Vincenzio Borghini, al Se-
renissimo Francesco Medici
Gran-Duca di Toscana. Re-
cati a luce da Deputati per
suo Testamento. Con la Ta-
vola delle cose più notabili.
Vol. 2. in 4.º

Filippo e Jacopo
Giunti.

Firenze

1584.
VIII.

4.

30.

[p. 73]

Questo è un sistema d'Indice il più piano e chiaro che immaginar si possa; mediante il quale i Volumi si trovano tanto in esso, che nella Biblioteca, con la massima facilità; facilmente si rimettono; e a colpo d'occhio se ne conosce nello Scaffale la loro slogazione, e mancanza.

Il Dizionario Bibliografico, che è il mobile principale e l'anima di ogni Biblioteca, ci palesa con l'istessa facilità non solo le Materie, le Opere, e gli Autori; ma essendo fatto come esser deve, cioè alquanto minuto; ci può mettere alla cognizione di quei tanti Articoli che esistono non solo nelle Opere Collettizie, ma in infinite altre ancora; nelle quali essendo stati accessoriamente inseriti, ed estranei essendo alle medesime, difficilmente vengono in quelle ricercati: talchè restando in esse sepolti, se ne ignora l'esistenza con tanto pregiudizio della Letteratura: potendoci essi talvolta togliere alquanti dubbi, e farci conoscere infiniti errori e menzogne, che in qualunque Branca possono essere occorse; non meno che manifestarci il nome, il tempo, e le azioni di molti Autori, ed altri Soggetti; e render così palesi, e chiari, alcuni punti d'Istoria taciuti, e incerti.

La fatica che può costare il farlo, vien ricompensata dagli immensi vantaggi che la Letteratura, la Bibliografia, la Storia, le Scienze, e le Arti, ritrarre ne possono, nel ritrovare con facilità tutto ciò che

[p. 74]

è stato scritto sopra ogni Materia, senza che rimaner possa ignoto o negletto il più minimo dei tanti e diversi prodotti della umana fantasia: molti dei quali o si ignorano, o essendoci noti, non sempre la memoria ci suggerisce in quali Autori, Opere, e Volumi si ritrovano.

Questa fatica, che io credo indispensabile, e doverosa, e per la quale si può giungere alla perfetta cognizione della Bibliografia, che è la scienza necessaria a quelli che sono addetti alle Pubbliche Biblioteche; ad essi sopra ad ogni altro lavoro, e come primaria loro occupazione raccomando.

Un Dizionario comprensivo di tutto ciò che può esservi in una Pubblica Biblioteca, il di cui piano sia tale da somministrare con facilità al Pubblico, agli Studenti, qualunque notizia che possa loro abbisognare in ogni Materia, è un tesoro da gran tempo desiderato; e una Pubblica Universale Biblioteca si deve fare un dovere di possederlo.

I soliti Indici, e Cataloghi, compendiosi e inesatti, sono da mercanti di Libri, degradano una Biblioteca, e ne diminuiscono i vantaggi.

[p. [78]]

SPIEGAZIONE DEI NUMERI
DELLA PIANTA.

[p. [79]]

[Pianta della biblioteca]



Fonte: Della Santa, Leopoldo. Della costruzione e del regolamento di una pubblica universale biblioteca: con la pianta dimostrativa: trattato / di Leopoldo Della Santa. Firenze: presso Gaspero Ricci da S. Trinita, 1816. 76 p.: 1 tav. Generalmente attribuito a Vincenzo Follini.
La trascrizione rispetta ortografia, accenti e maiuscole dell'originale, ma è stata uniformata la spaziatura dei segni d'interpunzione. È stato corretto il refuso "distingna" per "distingua" (p. 71, riga 19). È stato omesso l'Indice dei paragrafi, p. 75-76.


Copyright AIB 2015-09-01, ultimo aggiornamento 2015-09-01, a cura di Alberto Petrucciani
URL: http://www.aib.it/aib/stor/testi/dellasanta.htm

AIB-WEB | Materiali per la storia dei bibliotecari | Testi classici della biblioteconomia italiana