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OSSERVAZIONI
DI
VINCENZIO FOLLINI
BIBLIOTECARIO DELLA PUBBLICA IMP. E R.
BIBLIOTECA MAGLIABECHIANA DI FIRENZE
SOPRA L'OPERA INTITOLATA
Della Costruzione e del Regolamento di una Pubblica
Universale Biblioteca, con la Pianta dimostrativa,
Trattato di
LEOPOLDO DELLA SANTA: Firenze presso
Gaspero Ricci da S. Trinita
1816., e sull'articolo riguardante la medesima, inserito nel Giornale
di Milano, intitolato BIBLIOTECA ITALIANA N. XX.
Agosto
1817.


AL CHIARISSIMO
SIG. ABATE ANGELO MAI
UNO DE' BIBLIOTECARJ DELLA BIBLIOTECA
AMBROSIANA DI MILANO

FIRENZE
PRESSO GASPERO RICCI
1817.

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Alloraquando i Giornali Letterarj formavano l'occupazione di soli uomini dotti, o di illustri Società o Accademie, ed avevano il nobilissimo scopo di far pervenire da un luogo all'altro le notizie delle nuove opere e edizioni, delle utili e amene scoperte di ogni genere, di render giustizia con le dovute lodi ai benemeriti Scrittori, editori, e inventori, non meno che di combattere con sana critica, e senza il fiele dell'invidia, gli errori e l'ignoranza: non potea certamente dispensarsi un savio Scrittore dal far caso de' loro giudizi, e dall'entrare in commercio con i compilatori de' Giornali, onde schiarire i dubbi, e render più manifesta la verità coi vicendevoli ragionamenti. Ma dacchè questa utilissima istituzione, allontanandosi dal suo principio, per la moltiplicazione de' Giornali, e la molto diversa qualità dei Compilatori, che succedettero ai primi, passò in molti luoghi dal nobil servizio della scienza

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all'ignobile e vilissimo dell'interesse delle Stamperìe, delle quali vennero in qualità di mezzani a far parte i Giornalisti; sembra che agli emuli mercatanti de' Libri piuttostochè agli Scrittori convengasi l'entrare in questione con costoro. Non essendo però universalmente conosciuto il fine dei degenerati Giornali, nè potendo esser privi affatto di credito, per ragione dei buoni, e giudiziosi articoli, che di tratto vi si trovano, inviati ai Compilatori da uomini dotti ed imparziali, non può giudicarsi disdicevole impresa a chicchessia, il difendere le opere di merito dagli attacchi degli inconsiderati, dozzinali, o maliziosi articoli dei Giornalisti, che stando in mezzo a quelli esatti ed imparziali, potrebbero usurparsi credito e stima. Ma se per queste ragioni utile e conveniente la difesa si rende, necessaria dee inoltre giudicarsi, quando si tratta di opere che hanno per argomento un pubblico vantaggio, e ci dimostrano compiutamente i mezzi onde ottenerlo; nel qual caso cessando ogni riguardo, nè disdicendosi la difesa a veruno, a quelli specialmente appartiene, che dalla loro professione, e dal proprio dovere sono a rompere il silenzio strettamente obbligati.

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Non si maravigli adunque, Chiarissimo Signore, se contro il mio costume alieno dalle letterarie contese, le quali spesse volte nascendo dall'invidia, o da altra vilissima cagione, sono dall'irragionevole orgoglio, a scapito della Letteratura, fomentate, vengo a pubblicare alcune mie osservazioni sull'opera del Sig. Leopoldo della Santa, Della Costruzione e del Regolamento di una Pubblica universale Biblioteca, in conseguenza di un estratto datocene dal Giornalista di Milano nel N. XX. del Mese di Agosto 1817 dalla pag. 337. alla pag. 342.

L'argomento di questa opera è talmente connesso alla professione che esercito col solo capitale di una buona volontà, che io avrei creduto di trascurare uno de' miei principali doveri, dispensandomi dal ragionare sopra di essa, e sul giudizio datone dall'imperitissimo autore di quell'articolo. Nè da ciò ritrar mi deve il considerare che le censure, manifestamente ingiuste e irragionevoli, non possono pregiudicare alle opere degne della universale stima, giacchè, se non altro, a guisa di quelle passeggiere nubi che ci ritardano il godimento de' raggi del Sole, vagliono spesse volte a rimandare alle future generazioni il frutto di quelle

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onorate fatiche, al quale avrebbero diritto i presenti, con danno gravissimo, e da doversi con ogni lodevole sforzo impedire.

E siccome parlar volendo alcuno delle cose della propria arte, non può farsi meglio intendere che da quelli dell'arte medesima, così ho ardito di sottoporre queste mie osservazioni al di lei purgatissimo giudizio, vale a dire a quello d'un Bibliotecario dottissimo, e benemerito al sommo delle Lettere per le sue eruditissime ed immortali fatiche: il quale è in grado di conoscere superiormente ad ogni puro Letterato, ed in tutta la sua estensione, ciò che alla miglior conservazione de' Libri, al buon servizio del Pubblico, ed all'esatta amministrazione di una Pubblica Universale Biblioteca può convenire.

Il Trattato del Sig. della Santa, benchè piccolo di mole, dee considerarsi un'opera grande nel suo genere, e da annoverarsi tralle classiche, perchè importantissimo è l'argomento, ed è frutto di molti anni di osservazioni diligentissimamente reiterate, come resterà persuaso chiunque si ponga ad esaminarlo attentamente. Tutto quello che vi si dice è talmente dimostrato dalla esperienza, che non può esser contradetto

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se non dalla malignità, o dalla ignoranza, sempre avverse alle utili invenzioni; ed io son certo, che i veri dotti, noiati ogni dì dalle opere inutili, e degne del loro disprezzo, che si producono e riproducono per la sola utilità degli Stampatori e de' Librai, sapranno ben distinguere il pregio di un'opera necessaria e ardentemente desiderata da chi lo stato attuale delle Pubbliche Biblioteche non superficialmente conosce.

Presedendo io da molti anni ad una delle più voluminose di Italia, ho creduto sempre esser debito del mio ufizio, l'indagare per quanto mi era possibile ciò che sopra le Biblioteche era stato scritto, e di informarmi delle straniere, come suole il diligente artefice ricorrere ai libri della propria arte, ed ai lumi di quelli che professano la medesima, per esercitarvisi con maggior decoro e utilità.

Per queste premure ho potuto conoscere che delle Biblioteche degli Antichi scarsissime notizie ci hanno tramandate gli Scrittori, dalle quali non possiamo intendere in qual maniera fossero costruite, quali regole per il pubblico o privato uso vi si osservassero, con quale ordine e modo vi fossero i libri collocati, come formati i loro Indici;

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talchè quello che se ne può dire è d'uopo fondarlo sulle congetture.

Da ciò che è stato scritto dipoi sulle Biblioteche, dai prospetti e disegni stati fatti, e dalle Biblioteche esistenti ho rilevato generalmente più sfoggio di magnificenza e di erudizione, che comodo ed utilità. Gli Architetti, a' quali unicamente fu per lo più affidata la cura de' loro edifizi, lasciando da parte lo scopo principale, pensarono a far trionfare la loro arte, con sontuose facciate, vaste sale, colonnati, cornici, e talvolta con tempietti, statue e giardini, sacrificando al lusso ed al bello l'utile e la comodità. Quindi furono trascurate le appartenenze necessarie dalle quali dipende la buona amministrazione, il buon servizio del Pubblico, il custodimento de' Libri, e la difesa de' medesimi da quei danni che loro continuamente sovrastano.

Il risparmio del luogo, tanto essenziale, trattandosi di una immensa quantità di Volumi, che una Pubblica universale Biblioteca dee contenere, fu in conseguenza di tali disegni, e della casuale piuttosto che meditata costruzione delle scanzie, quasi del tutto trascurato. I Prefetti delle Biblioteche, seguitando il gusto del loro secolo

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inventarono più maniere di ordinazioni di Libri e varj metodi di Indici, separando, dividendo, e suddividendo le materie, gli autori, i secoli, le nazioni, ma sempre inesattamente, per l'ostacolo trovato in un gran numero di Volumi, che inseparabilmente tengono unite molte cose, le quali secondo i loro metodi doveano star separate. Questa loro pompa di erudizione lungi dall'esser utile, non fece che ritardare l'uso dei Libri agli Studenti, occupando troppo i Ministri nella ricerca, e nella ricollocazione di essi, inconveniente grandissimo in una Biblioteca di pubblico servizio.

Si rendeva adunque tuttora necessario che venisse proposto un sistema di Pubblica Biblioteca, nella costruzione ed amministrazione della quale fossero evitati questi ed altri difetti, e stabiliti nuovi comodi per la conservazione, aumento, sicurezza, ed uso dei Libri, e questo è ciò che ha fatto il Sig. della Santa.

Considerando egli che un Architetto per quanto abile sia, non può giammai intieramente conoscere tutto ciò che si richiede nell'interno di un edifizio, destinato ad uno speciale uso, al pari di quelli che per professione sono addetti all'uso medesimo

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ragione per cui dir soleva il nostro celebre Architetto Paoletti, che il primo e più abile Architetto è il padrone della casa; si determinò ad intraprendere questo lavoro. Essendosi egli posto in grado, mediante un lungo servizio prestato in una delle maggiori Biblioteche, di rilevare ciò che ad esse manca, ed è loro necessario, quello che è inutile o dannoso: mosso da un lodevole zelo meditò un sistema di Biblioteca Pubblica universale, col quale si venissero a toglier via quei difetti che sono l'origine di tanti disordini, ai quali le vediamo soggette, e che l'assuefazione impedisce bene a spesso a molti di ravvisare.

Prendendo egli di mira l'esorbitante quantità dei Volumi che già esiste, e che va di momento in momento crescendo, e riflettendo che le Pubbliche universali Biblioteche costruite nel modo, nel quale attualmente le vediamo, richiedono un vastissimo spazio, il quale, se con male intesa economia venga distribuito, resta tuttavia insufficiente a contenere un numero grandissimo di Volumi, ed a ben conservarli, ha saputo riparare a questo difetto. Tenendosi adunque lontano da quanto si era fin qui praticato per servile e inconsiderata

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imitazione, è mirabilmente pervenuto a stabilire le più sicure e migliori regole per costruire ed amministrare le Pubbliche universali Biblioteche, dimostrando tutto ciò ch'ei propone con ragioni talmente convincenti, che nessun uomo intelligente di questa materia, il quale sappia rinunziare ad un irragionevole superstizioso attacco alle vecchie consuetudini, potrà farvi opposizione.

Per mezzo della pianta unita all'opera, si viene facilmente a conoscere con quanto risparmio di luogo una Biblioteca contener possa una immensa quantità di volumi, e come nel tempo stesso possano essere assicurati, e difesi dai danni, a' quali sono ordinariamente soggetti. Chiunque si ponga a considerare la sagacità e avvedutezza con cui è stata immaginata questa Pianta, sarà persuaso, che un eguale spazio diversamente tagliato non può esser atto a contenere un egual numero di volumi, nè a custodirli egualmente.

Alla loro buona custodia molto pure contribuisce il modo col quale ha architettate le scanzie. In questo mediante la forma che ha data alle Librerie, o stanze destinate ai Libri, resta evitato l'angolo, e si rendono inutili i praticati sportelli, i quali

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occultano in parte i Libri, e ne ritardano l'uso, come egli ha dimostrato al §. V.

Quanto poi ai palchetti delle dette scanzie, avendo conosciuto l'autore che l'arbitraria altezza del loro vuoto produce molto strazio di luogo, con molta diligenza e fatica ha potuto stabilire le giuste e dovute distanze, avendo misurate nelle copiose Biblioteche le diverse grandezze dei Volumi, come vedesi al §. VII. Bisogna confessare che niuno sin qui avea pensato seriamente a questa importantissima economia di luogo, perchè in tutte le grandi Biblioteche se ne vede molto perduto, sino a trovarsi in alcune scanzie più vuoto che Libri.

Ma se tanta avvedutezza si scorge nella parte dell'edifizio destinata ai Volumi, non minore si riconosce in tutte l'altre parti. Egli ha pensato alla comodità, al buon servizio ed alla quiete degli Studenti; e conoscendo per esperienza con quali principj debba essere amministrata una pubblica universale Biblioteca ha potuto in conseguenza stabilire il numero de' suoi ministri, i quali ha divisi in tre classi, ed ha assegnate a ciascuno di essi le sue particolari funzioni in tal modo, da evitare il minimo disordine. Ha inoltre facilitata assai l'amministrazione della

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Biblioteca con la ben ponderata e giudiziosa situazione delle appartenenze ad essa necessarie. Queste appartenenze non si erano ancora conosciute, nè si può abbastanza commendare l'utile ingegnosissimo modo con cui ha collegato ad esse il sistema amministrativo della Biblioteca ed il buon servizio dei ricorrenti alla medesima.

Per rendere agevole e spedito il ritrovamento ed uso de' Libri, ha proposto un Indice il più semplice e comodo che immaginar si possa, e prima di esporcene il metodo ci ha data l'idea di quelli che già esistono, e sono in uso, notando quei difetti che intralciano e ritardano la ricerca del Libro, per dimostrarci ad evidenza, come ha fatto, quanto sia preferibile in una Biblioteca di pubblico uso il semplicissimo metodo da lui proposto.

Una stanza situata prossima al Salone dello Studio, alla quale ha dato nome di Gabinetto dell'Indice, è stata da lui destinata alla collocazione del medesimo. Ha deputato all'Indice un abile ministro con un coadiutore, facendoli ambedue risedere in una stanza contigua alla indicata, la quale per mezzo di una apertura o finestrone traverso, sollevato discretamente da terra, comunica col Salone

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dello Studio, e dall'opposta parte col Gabinetto dell'Indice. Per questo mezzo ogni studente, senza aver l'incomodo di internarsi nella Biblioteca, trova sempre esposto al Salone un abile soggetto, atto a sodisfarlo nelle studiose ricerche, e che stando contiguo all' Indice può cercare prontamente i libri richiesti. A questo Bibliotecario, incaricato della presidenza e maneggio dell'Indice, vengono addossate altre incumbenze, che per essere analoghe al di lui ufizio e per il buon ordine, ad esso più che agli altri Impiegati convengono.

Nell'interno della Biblioteca ha situate contigue all'Indice le stanze di tutti gli altri Bibliotecarj, e le ha costruite in modo da non togliersi fra di loro la libertà, potendo ognuno chiudere la propria, senza impedire l'ingresso a quella dell'altro. Nel mezzo di queste stanze ha collocata una piccola sala destinata a varj usi, de' quali fa menzione al §. IV., non meno che agli studenti di rango e ad ogni altro ancora, i di cui studi richiedessero la massima quiete, o l'ajuto dei Bibliotecarj.

Questa piccola sala ch'egli appella Saloncino privato, è una delle primarie appartenenze di una gran Biblioteca. Troppo sarei diffuso, se annoverar volessi tutti i servigi

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che presta, e dimostrare quanto la di lei situazione ne aumenti l'utilità, e come deluso resterebbe il fine di essa, se in altra parte della Biblioteca fosse stata collocata.

Avendo l'autore riunito nel centro della Biblioteca tutto l'abitabile per maggior comodo della di lei amministrazione, è venuto nello stesso tempo a render sempre più custoditi i volumi nei loro quartieri, dove non si ha alcuna necessità di passeggiare, nè di eseguire alcuna operazione, come siamo necessitati a fare con pregiudizio dei Libri, in molte Biblioteche, per la loro poco ragionata costruzione.

Degno di ammirazione in conseguenza si rende il modo col quale si percorre tutta la Biblioteca senza aver bisogno di entrare e passare nelle stanze de' Ministri, nè in alcuna altra appartenenza della medesima, poichè ad ogni parte di essa si perviene regolarmente per mezzo di ciascuna delle porte interne del salone, mettendo ambedue in un andito, che comunica con tutta la Biblioteca. Separando questo le sue diverse parti ci espone nel tempo stesso un magnifico colpo d'occhio nella veduta di tutti i Libri, senza il minimo pericolo del loro danno, risparmiando inoltre ai Ministri

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l'invigilare su i passi degli estranei, i quali possono sodisfare la loro curiosità, ed essere immuni dall'altrui, sempre molesta diffidenza.

Essendo il primario oggetto delle Pubbliche Biblioteche la pubblica istruzione, e utilità, e considerando che agli Studenti non conviensi il maneggio dell'Indice il quale è un geloso inventario delle ricchezze delle Biblioteche, ha proposto a benefizio di essi un Dizionario Bibliografico, il quale comprenda sotto un solo alfabeto, le materie delle opere, i titoli delle medesime, e i nomi de' loro Autori, estendendo lo spoglio alle collezioni dove molte opere sogliono restare dimenticate. Questo Dizionario in più Tomi diviso vien collocato presso il Ministro dell'Indice, dal quale deve essere somministrato agli Studenti ad ogni loro richiesta. Per mezzo di questo possono da ciascuno trovarsi a colpo d'occhio gli autori che sopra una tale o tal materia hanno scritto, e conoscersi i trattati sopra qualunque argomento, che nella Biblioteca esistono.

Se io non mi estendo nel rilevare i pregi di molte altre avvertenze, delle quali è arrichita questa giudiziosa utilissima operetta, egli è non solo per aver già meritata la considerazione degli intendenti di questa

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materia, ma per credere ancora sufficiente quanto ho accennato a darne una giusta idea a quelli che non la conoscessero altrimenti che per mezzo del Giornale di Milano, onde far comprendere ad essi quanto la malizia o l'ignoranza abbia travisata la medesima. Posso certamente asserire, come testimonio presente, che avendo l'Autore comunicato il suo Ms. all'abilissimo e culto Architetto Giuseppe Manetti, poco fa rapitoci dalla morte, restò egli talmente colpito dall'ingegno, e avvedutezza, con cui fu immaginata la Pianta, e provveduto alla luce di ogni parte dell'edifizio, e ad ogni altra occorrenza, che esortando l'Autore a pubblicarlo, ebbe, finchè visse, una fondata speranza di veder questo disegno sotto la propria assistenza eseguito. Non dissimile è stato il giudizio datone da altri culti professori dell'arte medesima, dopo la pubblicazione. Il ragionato estratto di quest'opera fatto dal Sig. Francesco Poggi, coadjutore per le lingue orientali nella Biblioteca Mediceo-Laurenziana, e inserito nel Vol. XXI. della Collezione d'Opuscoli Scientifici, e Letterarj Firenze 1816. è un altro attestato della stima, che gode fra le persone, alle quali spetta il ragionare su questa materia.

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Venghiamo adesso all'Estratto datocene dal Giornale di Milano, l'esame del quale sarebbe, dopo il sin qui detto, affatto superfluo, se non vi fossero molti che per comparir culti con poca fatica, trascurano di leggere le opere, contentandosi delle notizie e de' giudizj delle Gazzette Letterarie. Questo Giornale intitolato Biblioteca Italiana ci ha dato di tempo in tempo dei buoni e ragionati estratti, i quali potevano accreditarlo assai, e procurargli una lunga e decorosa vita, ma non di rado è stato avvilito da altri, che muovendo a sdegno i dotti Italiani l'hanno condotto a quel discredito, che è sempre foriero d'un ignobile e prossimo fine. Uno di questi è l'articolo che riguarda l'opera di cui si tratta. Non si accorse il Compilatore del Giornale, che l'esame di un' opera di questa importanza, non era da affidarsi a quelle triviali e mercenarie penne, che servono a riempire un vuoto di carta, per formare il Tomo, allorchè mancano i buoni estratti: che la modestia degli Autori non si induce a fare e trasmettere delle proprie opere, nè a procurarseli da altri: ma ad una di quelle intelligenti persone delle quali tanto abbonda la dotta Città di Milano.

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Comincia il Giornalista (con tal nome indicar voglio l'Autore dell'Estratto) dal dire esser quasi dugent'anni che si pensa al modo di bene ordinare una Biblioteca, e che si scrive su questo argomento, ed ancora non si sono ben fissate le idee, nè stabilite le massime regolatrici. Vediamo ora se il Sig. della Santa abbia raggiunto lo scopo meglio di tanti altri scrittori che lo aveano preceduto, tanto in Italia, quanto di là da' monti, e meglio dei diligentissimi Tedeschi, presso i quali numerosissimi sono i parerghi de ordinanda Bibliotheca. Questi quasi dugent'anni mi fanno sospettare che egli computi dall'Opera del P. Claudio Clemente Gesuita, intitolata Musei sive Bibliothecae tam privatae quam publicae Extructio, Instructio, Cura, Usus, stampata in Lione nel 1635. vale a dire 182 anni fa. Ma se egli avesse conosciute queste opere altrimenti che per fama, avrebbe per conseguenza potuto distinguere le Biblioteche pubbliche dalle private, e i metodi per disporre i libri secondo le materie, da un trattato intero e compiuto della costruzione, e regolamento di una Pubblica universale Biblioteca, e riflettendo inoltre sul gusto de' secoli e delle nazioni non avrebbe oggi ardito di far credere che

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ad un confronto di dubbio evento si potesse esporre l'opera del Sig. della Santa. Ma di questo confronto, e della sentenza che ci promette con quel suo vediamo ci ha con poco buona fede del tutto privati, e la ragione di ciò è la mancanza della distinta notizia di quei suoi pretesi numerosissimi parerghi, la quale se avesse avuta, non si sarebbe impegnato in una promessa che egli non ha potuto attenere. Egli ha voluto adunque con poco suo decoro imporre a quei semplici, che si fidano delle sue asserzioni. Quelli però che non si lasciano guidare dagli altrui giudizi, ma vogliono toccar con mano le cose, sanno benissimo che quei suoi stessi numerosissimi parerghi, i quali ci insegnano soltanto a classare i Libri, e non hanno che fare con l'opera del Sig. della Santa, parvero pochi, nè molto felici, a Gio. David Koelero, allorquando ne pubblicò in Francfort nel 1728. una scelta raccolta sotto il titolo Sylloge aliquot scriptorum de bene ordinanda et ornanda Bibliotheca. Ecco come egli si esprime nella sua prefazione dopo aver mentovate le collezioni del Madero e dello Schmidio: pauciores tamen sunt, qui de bene ordinanda et ornanda Bibliotheca ex instituto scripserunt, et qui etiam ad hoc

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argumentum tractandum accesserunt, in eo tamen non tam feliciter versati sunt, ut suffragia idoneorum hujus rei existimatorum omni ex parte promeruerint. E quindi ne nomina alcuni, tra i quali il P. Clemente, che si meritarono le pubbliche critiche. La stessa raccolta del Koelero non comprende se non metodi già eseguiti, o da potersi eseguire per la classazione de' Libri, e talvolta di altre materie. Asserendo però il Giornalista che dopo quasi due secoli di scritti ancora non si sono ben fissate le idee, nè stabilite le massime regolatrici, bench'ei lo faccia secondo la confusa notizia che ha di quelle opere, pur viene a confessare che utile era il trattar di nuovo l'argomento delle Biblioteche, lo che ha fatto compiutamente il nostro Autore.

Avendo egli divisa l'opera in paragrafi, agevole si rendeva al critico l'ordinato esame della medesima, ma essendosi prefisso di diminuirne il merito, nè curandosi perciò di quella esatta conoscenza, che si sarebbe opposta al di lui scopo, ne ha talvolta pervertito l'ordine, ha travisati i concetti, riportati dei pezzi staccati dal contesto, per farli comparire cose di niun valore e inconcludenti, ed ha saltati a piè pari tutti quelli

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che potevano deludere le mire del suo mal talento, addebitando poscia l'Autore di omissioni, e di non avere osservato il buon ordine nella descrizione.

Convenendo egli del tutto sul principio coll'Autore, non si è accorto che le seguenti censure, inconsideratamente pronunziate, restano distrutte dalla precedente approvazione. Nè diversamente potea in fatti accadere, potendosi paragonare quest'opera a una di quelle macchine, le quali non avendo alcun pezzo superfluo, corre rischio colui, che non comprende l'azione di essi, o la ragione della loro forma, di rimanervi alla stiaccia, qualora prenda a rimuoverne, o alterarne la minima parte.

L'imperito Giornalista vorrebbe che l'Autore avesse sul principio dell'opera, parlato subito delle appartenenze della Biblioteca, che egli però, in aria di uomo veggente, dice di intendere quali esser dovrebbero, indovinando dopo la lettura, come l'Ariosto per bocca di Melissa dopo i fatti. Ignora egli adunque che le parti accessorie in simili architettoniche descrizioni debbono dopo le principali esser nominate, lo che non avendo ignorato il Sig. della Santa, ha perciò fatta menzione di esse al suo luogo,

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dimostrandoci per mezzo della Pianta in qual posto della Biblioteca esser debbono collocate. Ma avendole trovate in seguito il nostro critico tutte accuratamente descritte, non sapendo che dirsi, e tacer non volendo, accusa allora l'Autore di troppo minuto. Su questo proposito è necessario istruirlo, facendogli sapere che nelle descrizioni tenniche e disciplinari, non vi è cosa benchè minima, che non debba essere diligentemente considerata, e che anzi degno di riprensione sarebbe stato l'Autore se nella Pianta della sua Biblioteca avesse obliate quelle parti che il Giornalista ha, come inutili, con derisione notate alla pag. 340. del suo infelicissimo estratto. Ogni fanciullo educato potrebbe certamente insegnarli, che altra via tener debbe colui, che detta le precise regole per costruire ed ordinare un edifizio, da quella di un Oratore che dee arringare in occasione della solenne apertura del medesimo.

Va il Censore pienamente d'accordo con l'autore per le convincenti ragioni addotte nel §. I. che i libri collocati nel Salone dello studio sono mal custoditi, ed apportano varj inconvenienti. Ma egli ci convince ancora nel paragrafo stesso che i libri meno si

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convengono alle stanze dei Ministri, che al Salone, non solo per le medesime ragioni, ma per altre ancora di assai maggior rilievo, che l'Autore con la massima chiarezza e diligenza espone. Or chi non crederebbe che colui, il quale è persuaso dei motivi per i quali non debbono collocarsi nel Salone i Libri, non dovesse più facilmente accordare, in virtù delle più forti ragioni, che peggio collocati sono nelle stanze de' Ministri? Eppure il Giornalista privo di senso comune e di logica, e solo ripieno della manìa di censurare, non presentandosi alla sua mente alcuna obiezione a tante palpabili ragioni, dice, che troppo eccessivi gli sembrano i timori del Sig. della Santa. A questo io posso francamente rispondere, che la lunga esperienza mi ha fatto conoscere, che giustissimi, oltre ogni credere, sono tutti i motivi, per i quali non convengonsi i libri alle stanze de' Ministri, e che recami non poca maraviglia il considerare, che siasi ingerito nell'esame di quest'opera, chi tanto ne conosce la materia, quanto un cieco i colori ed un sordo la musica.

Avendoci il Sig. della Santa, per mezzo di validissime ragioni, e della sua molto studiata Pianta, dimostrati tutti gli

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inconvenienti che nascono nelle Pubbliche universali Biblioteche costruite a sale e stanze, siccome le vediamo, si esprime nel §. I. in questi precisi termini, «Una Pubblica Biblioteca costruita a stanze che comunicano l' una con l'altra, non presenta che un Quartiere comune di abitazione annesso alla sua Sala, ceduto dagli uomini ai libri; e per conseguenza, mancando essa della sua propria forma e carattere riesce affatto incapace a contenere molti Volumi, e ben conservarli; non meno che incomoda al servizio del Pubblico, e al buon ufizio degli impiegati nella medesima; come l'esperienza mi ha fatto conoscere, e come mi lusingo di chiaramente dimostrare». Il Giornalista, che alla incapacità d'intendere unisce quella di sapersi spiegare, ecco come interpetra e travisa questo chiarissimo periodo, e quanto male a proposito ragiona sul medesimo alla pag. 338. In generale vorremmo che l'Autore avesse posto mente alla circostanza di molte Città, dove necessariamente gli uomini, come dice egli stesso, hanno ceduto l'abitazione ai Libri, e dove non si poteva, e forse non si potrebbe per lungo tempo fare diversamente. Le riflessioni per altro giudiziose dell'Autore potrebbero ristringersi a quei luoghi soltanto,

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che sono pochissimi, dove voleasi costruire una Biblioteca, ed in vece si è fatto un Palazzo. Io lascio giudicare al lettore, se un fanciullo possa peggio intendere e interpetrare il discorso del Sig. della Santa, e sfido chiunque a rendere applicabile questa, non so se dir mel debba, eccezione al discorso medesimo.

Nel §. II. non avendo trovato il Censore alcun motivo di obiezione, ha voluto biasimare il metodo tenuto dall'Autore nella condotta dell'opera, così esprimendosi alla pag. 339. Ci aspettavamo di trovar qui lo sviluppamento della Pianta incominciato, ma nò, dal materiale l'Autore passa alla parte disciplinare ed amministrativa. Fra le tante cose non intese da esso, dee certamente annoverarsi anche questa. Non si è egli accorto quanto saviamente l'Autore abbia concatenata la disciplina o amministrazione della Biblioteca al materiale di essa, camminando nella sua esposizione o narrativa di egual passo la descrizione delle parti dell'edifizio, e del loro uso. Per questo mezzo ci ha risparmiata la ripetizione di molte cose, che sarebbe stata inevitabile, se ci avesse spiegate le parti della Biblioteca separatamente dal loro uso: per lo che meritando l'Autore anche in questo lode, l'osservazione

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del critico viene ad essere dell'istesso valore delle altre.

Nè più giudizioso è il lamento col quale chiude la riportata osservazone, per non avere il Sig. della Santa nel §. II., vale a dire in sul principio dell'opera, parlato dei quartieri de' libri, esprimendosi in tal guisa «e senza neppur dirci per ora dove si troveranno i Libri, viene nel §. terzo a discorrere della posizione dell'Indice, del Ministro di esso, e de' vantaggi che ne derivano da tal Ministro». Siccome a tutti è noto che le Piante Architettoniche devono spiegarsi con quel medesimo ordine, col quale si passeggerebbe regolarmente l'edifizio eseguito sopra di esse, così io mi credevo, che uno il quale ha preso l'assunto di giudicare quest'opera, non dovesse esser privo di una sì comune notizia, ma la cosa va altrimenti, perchè il Giornalista, simile a quelli animali voraci, che inghiottiscono tutto in un boccone vorrebbe vedere, sentire, e ritrovare ad un tratto, tutto ciò che nell'opera è ordinatamente distinto in dieci paragrafi.

Seguitando pertanto l'Autore l'ordine naturale della descrizione, che l'impazienza del Censore vorrebbe pervertito, ci spiega regolarmente la Pianta, incominciando dalla

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scala e Vestibulo: quindi ci fa passare nel Salone dello studio, e da questo poscia in tutto il restante della Biblioteca. E siccome a passo a passo ci dà notizia dell'uso di ogni sua parte, così dovea necessariamente parlar prima della posizione dell'Indice e del suo Ministro, di quello che dei quartieri de' Libri, per ritrovarsi nella Sala dello studio il finestrone descrittoci nell'opera, per mezzo del quale la stanza del Ministro dell'Indice ha comunicazione con la detta Sala. Ogni altro metodo sarebbe stato più prolisso e confuso, ma il perspicace Giornalista giunge tant'oltre con la sua veduta, che in tutte le cose nelle quali l'Autore merita una lode speciale, ha trovato appunto più che nelle altre da ridire.

Parlando il Sig. della Santa molto opportunamente del Ministro dell'Indice, ci rappresenta tutti i vantaggi che da esso derivano, e conosce esser tale e tanta la di lui necessità, che si maraviglia come in ogni Pubblica Biblioteca fino dalla sua erezione non sia stato stabilito, come può vedersi al §. III., avendo precedentemente asserito non essere stato questo Ministro fino ad ora giammai praticato. A questo il critico Milanese così risponde alla citata pag. 339. «L'Autore

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non avrebbe certamente bisogno di molto estendersi sulla utilità, per non dire necessità di un Ministro che presieda all'Indice: ma egli apparentemente non è uscito mai di Firenze, e non è stato tampoco informato di quanto si pratica in molte Città d'Italia, e di quanto è in uso da circa quindici anni sono nella Real Biblioteca di Milano; giacchè egli dice che quel Ministro fino ad ora non è stato giammai praticato».

Se egli avesse ponderatamente letta l'opera, e fosse stato in grado di bene intenderla come sono i pratichi di questa materia, non si sarebbe lasciato scappar dalla penna tante inconcludenti e goffe censure, ed avrebbe specialmente potuto risparmiare questa dicerìa, conoscendo che il Ministro dell'Indice introdotto da pochi anni in qualche Biblioteca è molto diverso da quello raccomandato dal Sig. della Santa nel suo Trattato. Troppo era noto all'Autore che in ogni Biblioteca di pubblico servizio vi sono persone destinate alla presidenza dell'Indice, ma le incumbenze di queste, e la loro residenza nella Biblioteca le rendono ben diverse dal Ministro ch'egli ha proposto nella sua opera, come ognuno leggendola può conoscere. Ma dato e non concesso che

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un Ministro introdotto da pochi anni in qualche Biblioteca, fosse al tutto simile nelle incumbenze e residenza a quello propostoci dall'Autore; questa troppo felice somiglianza, da non potersi credere casuale, sta a suo favore, potendosi credere con tutta la ragione, che sia stato introdotto in conseguenza de' suoi lumi, per aver egli concepita, e manifestata la sua opera a molte persone in un tempo anteriore notabilmente a quello, nel quale pone il Giornalista l'introduzione di tal Ministro. Di questa verità oltre l'esser io testimonio, lo sono pure altri, sicchè l'Autore potette benissimo asserire, che questo Ministro non era stato giammai conosciuto; ed ho altronde fondato motivo per credere che tuttavia questa asserzione sostengasi, per la varietà notabile che corre tra i Ministri degli Indici esistenti, e quello da lui proposto, a cui si conviene rigorosamente un tal nome.

Seguitando il critico le sue osservazioni, vorrebbe che nella Stanza, o Gabinetto, ove l'Autore ha collocato l'Indice, risedesse pure il Ministro. A tutti quelli che hanno letta l'opera, fuorchè ad esso, è stato facile il comprendere la ragione per la quale l'Autore ha diviso con un semplice muro il

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Gabinetto dell'Indice dalla stanza del Ministro, lasciandovi tale comunicazione fra di loro da potersi considerare l'uno e l'altra una medesima stanza, come sulla Pianta si osserva. Io supplisco adunque all'intelligenza del Censore, facendogli sapere che così dovea farsi, non solo per ottenere quel posto somministratoci dal muro dividente, necessario alle Scanzie del Dizionario Bibliografico, e ad alcuni armadi e tavole per uso del detto Ministro, ma ancora per render libera la di lui stanza, onde togliere ogni imbarazzo all'Indice, e scansare a vicenda l'essere imbarazzato da quello nelle incumbenze addossategli, e descritte nel §. III. dell'opera. Allorquando verrò ad esaminare la censura riguardante il Dizionario Bibliografico, finirò di dimostrare quanto sia vero, che il Giornalista conosce questa materia quanto i sordi la musica. Io addurrò frattanto una riprova di quello che ho di sopra asserito, vale a dire che l'autore dell' estratto è privo della facoltà di intendere e di sapersi spiegare.

Il Sig. della Santa nel § IV. parlando dei vantaggi che derivano dal Ministro dell'Indice, rileva ancora quello notabilissimo, di potersi con tal mezzo far uso di custodi idioti,

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i quali non solo vengono ad esser sufficienti, ma sono anzi in istato di far meglio il loro ufizio appunto perchè privi di cultura. E nel § X. descrivendoci il nuovo metodo del suo Indice così soggiugne «non richiedendosi con tal metodo dai Custodi altra abilità come avanti ho detto, che la pura conoscenza dei numeri». Ecco come intende e travisa il Giornalista alla pag. 339. del suo articolo, un ragionamento sì chiaro, e quello ch'ei ne deduce «Ed aggiungerò ai voti dell'autore i nostri, perchè trovinsi Custodi o Distributori, come egli dice, sufficientemente culti, sebbene col Ministro dell'Indice cessi in gran parte questo bisogno». Io lo prego a citarmi la pagina e il passo dove l'autore abbia detto, che col Ministro dell'Indice si richiedono custodi sufficientemente culti, e a dirmi, come egli abbia potuto aggiugnere i suoi voti a quelli, non mai sognati, dell'Autore, perchè trovinsi tali custodi, giacchè questi voti distruggono i principali motivi, per i quali si rende necessario un tal Ministro; col quale egli stesso pur conclude che cessi in gran parte questo bisogno. Io non so se l'estratto di un' opera, che è costata tante riflessioni all'Autore, potea venire in peggiori mani, e se potea esser peggio intesa dall'uomo il più semplice e idiota.

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Eccomi ad un'altra serie di osservazioni del Giornalista, contenute nella pagina 340 del suo articolo. L'autore sul principio del § IV., dopo aver parlato delle stanze degli impiegati, aggiugne. «Queste pure per le dimostrate cagioni esser devono senza libri.» Il censore riportando solamente le parole esser devono senza libri, accusa l'autore di aver taciuti i motivi per i quali si escludono i libri da queste stanze. Tre cose osservo qui circa la sua lealtà e diligenza. La prima è l'aver riportato staccato dal contesto «esser devono senza libri». La seconda è quella di non aver lette le ragioni per le quali non si ammettono i libri in quelle stanze. La terza, che è più delle altre imperdonabile, a chi si propose di darci l'estratto dell'opera, è quella di non essergli sembrato necessario di rileggerla fino a quel punto, nel quale l'autore dice «Queste pure per le dimostrate cagioni esser devono senza Libri».

A confusione pertanto del critico, citerò qui le pagine, ove l'autore ha esposte tutte le ragioni, per le quali dimostrasi, che i libri nelle stanze dei Ministri sono malissimo collocati. Nella pag. 8. ci dimostra i pericoli ai quali sono ivi sottoposti. Nella pag. 11. enumera estesamente le altre ragioni per le

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quali non convengono i libri a dette stanze. E nelle pag. 29. 30. rammenta al lettore di aver già dimostrate a suo luogo le ragioni per le quali non debbono in tali stanze porsi i libri, dicendo, per le dimostrate cagioni esser debbono senza libri. E qui è appunto dove non mi so dar pace, come il censore, avanti di rimproverare indebitamente l'autore, non sia tornato a rileggere ciò che non avea capito, o avea obliato, essendovi richiamato espressamente da queste parole. Non potendo dunque a questo addurre alcuna scusa, è forza che si renda in colpa del suo mentire, non meno che della sua negligenza, e imperizia; cose delle quali spero di poter seguitare a convincerlo sino all'ultimo, riportando parola per parola le sue osservazioni, a confronto col testo dell'autore.

Proseguendo adunque il Giornalista il suo estratto ecco quale idea ci dà di una delle parti più importanti della Biblioteca. «Contiguo a queste ed al Gabinetto dell'Indice, egli costruisce altresì un saloncino privato ove colloca l'Archivio della Biblioteca, ed un duplicato dell'Indice. Per disingannare il lettore, il quale avrebbe potuto credere, dietro la scorta di questo estratto, che il Sig. della Santa abbia procurato alla Biblioteca un

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saloncino destinato unicamente al duplicato dell'Indice, e all'Archivio della medesima; io riporto qui le parole dell'Autore nel §. IV. con le quali ci dichiara tutti gli usi di questo saloncino, che è una appartenenza di prima necessità all'amministrazione di una Pubblica universale Biblioteca, e la di cui utilità si rende maggiore per la sua ponderata situazione. «Quivi contigua alle Stanze dei Ministri e al Gabinetto dell'Indice con sommo studio ho procurata un'altra necessarissima stanza di assai maggior grandezza di quelle; e a bella posta quivi collocata; non potendo in alcuna altra parte della Biblioteca rendere quelli importantissimi servigi per i quali l'ho costruita, e che passo a descrivere, e alla quale do il nome di Saloncino privato. In tale stanza vi saranno e banchi, ed armadj, nei quali sarà collocato l'Archivio della Biblioteca. Sarà pure custodita in tale stanza una copia dell'Indice, per mallevadoria di ogni disgrazia o accidentale o procurata, che a quello di uso pubblico potesse accadere. Si conserveranno nella medesima stanza tutti quei frammenti di rari volumi, che servono per migliorare, e reintegrare qualche macchiato, o mutilato esemplare. Dovrà ancora in tale stanza aver luogo il libro nel quale vien registrato

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a eterna gratitudine il nome di quelli che a favor del Pubblico regalano alla Biblioteca dei volumi. Come pure averanno luogo in tale stanza Mappe geografiche, topografiche, Alberi Genealogici, ec. unitamente a tutti quei fogli, o dirò così, monumenti letterarj, la di cui conservazione spetta a una Biblioteca; e che non conviene tener promiscuati nè con i volumi, nè con le stampe, collocandoli nelle loro stanze, come irregolarmente vien fatto, per la mancanza di sì necessario locale. Tutto ciò si terrà dal Bibliotecario Direttore diligentemente chiuso ne' detti banchi ed armadj. Comunicando a detta stanza, e l'Indice, e tutti i Ministri della Biblioteca; si rende opportunissima a ricevere quelle illustri Persone, che talvolta si portano alla Biblioteca; e ad adagiare quei distinti Letterati, che ai Bibliotecarj si indirizzano, e così a servire in tal guisa come di Saloncino privato. La mancanza di tal Saloncino cagiona frequentemente la privazione della necessaria libertà ai Ministri della Biblioteca, con pericolo di quei Libri, che sulle tavole delle proprie stanze per uso loro si trovano: molto più alloraquando da qualche bisogno essendo altrove chiamati; o sono costretti a lasciar sole in esse stanze le Persone, che per una certa conoscenza vi si sono introdotte a

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studiare; o sono costretti a ivi rimanere con loro pregiudizio. Inoltre può servire tal Saloncino a Impiegati provvisorj, per quei lavori estraordinarj, che o per commissione del Governo, o per necessità della Biblioteca ogni tanto tempo occorre di fare. Può ancora servire a ricevere, riscontrare, e dar buon'ordine a quelle quantità di volumi, che o per compra, o per regalo, o per legato, sogliono alle Pubbliche Biblioteche pervenire; come pure servire, e far comodo in diverse altre occasioni a quelle tante operazioni, che nelle Pubbliche universali Biblioteche, ove questo Saloncino manca, si fanno con tanto poco riguardo dei volumi, in quelle medesime stanze, ove essi sono collocati. Ma in questo nuovo piano di Biblioteca, avendo io separati e distinti i quartieri dei volumi da ogni altra appartenenza della medesima; e costruiti solo per essi; e data loro quella forma, che ad essi è necessaria; e per conseguenza non essendo idonei nè ad abitarvi, nè a farvi alcuna operazione; ho perciò procurato tal Saloncino, ed ho cercato di collocarlo prossimo a tutti i Ministri della Biblioteca; restando così combinato nel centro della medesima tutto l'abitabile, per maggior comodo della di lei amministrazione». Ho voluto riportare l'intera descrizione di questa nuova

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importante parte di Biblioteca, non tanto per far vedere quanto a torto ce la rappresenti il Giornalista quasi inutile, facendola servire a due soli usi, per i quali ogni armadio sarebbe stato sufficiente, ma per dare altresì un' altra riprova della di lui inesattezza e mala fede.

Riprendendo il filo delle osservazioni, ecco come il censore seguita le sue dicerie «Grande nelle sue viste, ed originale ne' suoi disegni, l'autore colloca là presso anche un'officina libraria, ove risiedano i legatori di libri; un magazzino per tutto ciò che è necessario al servizio dello stabilimento, ed un altro per la carta, penne, inchiostro ec.; in somma una bottega da cartolaio: oltredichè ricerca pure altri locali per pozzo, acquaio, cammino, luoghi comuni ec.» Quanto sia grande la diversità che passa tra il ragguaglio che ci dà il Giornalista di queste appartenenze, e l'esposizione che ci fa l'autore, e come diversa sia la loro collocazione da quella indicataci dall'estratto, lo rileverò fra poco, volendo prima far vedere quanto puerile e meschina sia la mente del nostro critico.

Dando egli ironicamente l'epiteto di grande all'Autore, appellando bottega da cartolaio la stanza destinata a tutto ciò che

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in una gran Biblioteca fa d'uopo allo scrivere, e ai libri, ed enumerando poscia distintamente le altre meno nobili, ma necessarie parti della Biblioteca, che l'Autore ha di fuga accennate; viene tacitamente a confessare di restare scandalizzato dall'essere state prese in considerazione queste parti, ed a rimproverare in certa guisa l'Autore, quasichè avvilito avesse un sì nobile argomento, nominandole.

Su tal proposito adunque avvertirò nuovamente l'inesperto censore che nelle descrizioni tenniche e disciplinari, non vi è cosa benchè minima e ignobile, che non debba esser considerata: e trattandosi specialmente di edifizi sarebbe un grande errore, se obliate, o mal collocate si ravvisassero alcune delle loro necessarie appartenenze, e riuscirebbe altronde insoffribile, se in vece di appellare col proprio volgar nome quelle, per le quali resta offesa la delicatezza del Giornalista, si tentasse di elegantemente circonscriverle. Essendo adunque anche ad una tal Biblioteca necessarie delle ignobili parti, era d'uopo che nel disegno della di lei Pianta fossero comprese, e che nella spiegazione di essa col loro vero nome ci venissero indicate.

Venendo adesso alla loro situazione;

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farebbe certamente gran torto al Signor della Santa, se collocate le avesse là presso alle stanze de' Bibliotecarj, al Gabinetto dell'Indice, ed al Saloncino privato, come il censore falsamente asserisce nell'addotto passo; la quale asserzione viene smentita non solo dalla Pianta, che tutto l'opposto dimostra, ma ancora da queste chiare parole dell'Autore sul fine del § IV. «Nè qui terminano gli Annessi di una Pubblica Universale Biblioteca; la vera magnificenza della quale, come quella di qualunque altro stabilimento, consiste non già in un vano lusso di oziose architetture, e dorati ornamenti; ma nel corredo delle sue necessarie appartenenze; nella ragionata forma e comoda posizione di esse; e nella solidità e abbondanza delle sue mobilie. A tal uopo non ho trascurata un'Officina Libraria, senza la quale sarebbe continuamente costretta la Biblioteca a mandar fuori a legare, e risarcire i libri: la qual cosa è del tutto sconvenevole, particolarmente trattandosi di Manoscritti, o altri rari volumi: come pure sconviene che il Libraio lavori in stanze, ove essi sono collocati, non tanto per la di loro sicurezza, come per non convertire esse stanze in botteghe. Ho procurato ancora un Magazzino per tutto ciò che a tener pulita la

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Biblioteca è necessario; e per quant'altro di consimile può abbisognare nel decorso dell' anno ad un tale Stabilimento. Un altro pure per Carta, Penne, Inchiostro, Polvere, Calamai, e quanto altro serve allo scrivere e ai Libri. Come pure altri Locali per Pozzo, Acquaio, Cammino, Luoghi comuni ec. le quali necessarie cose ho riunite tutte in parte comoda della Biblioteca; e dalle Librerie, o Quartieri dei Libri, non meno che da ogni altra appartenenza della medesima ho separate». Queste appartenenze che l'Autore qui tosto indica sulla Pianta con la nota 11. si vedono in essa circa dugento passi lontane dal luogo dove il censore le ha ravvisate.

Se egli è caduto in questo nuovo, e non piccolo fallo, è derivato non solo dal non avere inteso il testo dell'Autore, ma dal non avere alcuna pratica in materia di Piante architettoniche, lo che se abbastanza manifesto non apparisse dal non aver saputo distinguere la distanza delle dette parti, ad onta della comune scala di misura, che in piè della Pianta si trova, viene compiutamente dimostrato dal non aver saputo ritrovare nella detta Pianta; benchè indicate coi numeri; quarantotto Librerie, o stanze destinate ai Libri comuni, come egli

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stesso confessa alla pag. 340. del suo articolo in questi termini «Eccoci finalmente alle stanze dei Libri, alle quali non si perviene che per mezzo di un andito, e che egli si immagina comode, sicure, e ben custodite. Quattro grandi Librerie servono ai manoscritti, e alle edizioni di lusso, alle stampe, ed ai più rari e preziosi volumi. Non vediamo per verità in tutto questo libro, dove egli collocar voglia i libri più comuni, e non positivamente di lusso, che sono i più numerosi». Ma se ai di lui occhi non avvezzi alle Piante degli edifizi, è sembrata la Pianta della Biblioteca un ammasso di insignificanti linee di nero inchiostro, da non ravvisarvi quarantotto Librerie, precisamente disegnate, e tutte con la nota 10. indicate, per uso dei Libri comuni, dovea restar persuaso della loro esistenza, dalla menzione che nell'opera fa di esse l'Autore al §. V. così additandocele. «Ad ogni parte, e angolo della Biblioteca si perviene con facilità partendosi da ognuna delle due porte interne del Salone; ciascheduna delle quali mette in un andito, che comunica con tutta la Biblioteca, e la divide nelle sue diverse parti. Per mezzo di quest'andito adunque, dà ancora la Biblioteca facile ingresso ai suoi Volumi: e comodi e sicuri

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e ben custoditi, chiaramente gli mostra in tante uniformi strette e lunghe Librerie, che si succedono l'una all'altra in tutta l'estensione dell'andito, senza che ad esse frapposta sia cosa, per la quale debbano servir di passo, o che la di loro situazione regolare interrompa, derivandone da questo, non meno che da tal loro posizione, e struttura, il buon custodimento dei Volumi, la comodità di pervenire ad essi, e il render atta la Biblioteca a contenere la più estesa quantità dei medesimi. Prossime alle stanze dei Bibliotecari ho collocate quattro grandi Librerie, che io chiamo Librerie scelte, per dover queste servire a' più preziosi, e rari Volumi ec.» Domando ora al censore come abbia potuto vedere sulla Pianta le Librerie scelte, che sono sole quattro e mentovate in secondo luogo, e l'ingresso che dà l'andito alle medesime, senza vedere le prime descritte, tanto superiori nel numero, e che sulla Pianta colpiscono l'occhio sopra ad ogni altra cosa, alle quali pure dà l'andito per altrettante aperture l'ingresso.

Seguitando intanto le sue diligenti osservazioni passa a chiamare a sindacato il §. VI. dell'Opera, ove l'Autore così stabilisce il numero degli Impiegati «Essendomi

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prefisso di parlare di ogni interessante articolo che riguardar possa questa mia Biblioteca; devo adunque parlare ancora degli Impiegati della medesima: la quale essendo costruita e regolata nel modo da me descritto, quantunque ricca della più gran quantità di Volumi si conduce e amministra pianamente col piccol numero di soli dieci Individui, senza che possa giammai insorgere il minimo disordine. In questo numero non intendo di comprendere quelli cui piacesse deputare ad alcune Collezioni, come sarebbe di Volumi Orientali, stampe ec., poichè non dovendo questi ingerirsi della conduzione della Biblioteca, non fanno parte del numero da me sopra indicato, che comprende soltanto i Ministri necessari al servizio, e buon regolamento della medesima; e che io divido in tre classi. Alla prima classe apparterrà il Bibliotecario Direttore, il di lui Aiuto, il Ministro dell'Indice e il di lui Aiuto. Questi ultimi tre succederanno nell'Impiego del Bibliotecario, promovendosi ordinatamente. Formeranno la seconda Classe due Copisti. Alla terza Classe apparterrà un Custode, e tre suoi Aiuti, i quali succederanno nell'impiego di Custode, promovendosi anch'essi ordinatamente. Dal Bibliotecario Direttore dipenderà il suo Aiuto

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con tutti gli Impiegati della Biblioteca. Dal Ministro dell'Indice dipenderà il suo Aiuto. Dal Custode dipenderanno i suoi tre Aiuti . . . . Per la parte amministrativa io non ho inteso di limitare precisamente il numero degli Impiegati, ma di dimostrare quali sono i necessari, e quali devono essere le loro incumbenze; dalla buona repartizione delle quali nasce il buon ordine, e dal buon ordine, la buona condotta dei Dipartimenti. Se la Biblioteca sarà in una Città, ove il concorso degli Studenti sia alquanto numeroso; l'aumento di un Aiuto del Custode, e l'aumento di un Aiuto del Ministro dell'Indice, non possono che contribuire al miglior servizio del Pubblico, e alla maggior sicurezza de' Volumi». Il Censore sempre costante nel non intendere, comincia dal ridurre a nove i dieci Impiegati così ragionando «Questo numero di nove Impiegati non è piccolo, qualora voglia applicarsi a tutte le Biblioteche; (Si noti quì che ancora non ha compreso, che il Trattato del Sig. della Santa non riguarda altre Biblioteche che le Pubbliche universali) pur tuttavia lo troviamo assai ristretto, qualora la Biblioteca voglia erigersi su di un disegno così grandioso». Ed ecco che qui non ha posto mente alle parole dell'Autore, con

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le quali ci dice che in questo numero di dieci Impiegati non comprende quelli deputati a speciali Collezioni, o che richiedesse in qualche Città un numeroso concorso di Studenti.

Quanto poi al sembrargli grandioso il disegno gli replicherò, che ogni persona intelligente, e chiunque ha occhio e discernimento, dee confessare, che non è stata escogitata una costruzione di Biblioteca Pubblica universale con tanta economìa di luogo, quanta se ne scorge in questa, senza che venga leso il principale oggetto, di fare ad essa contenere con decenza e buon custodimento, molti volumi, e di procurare al Pubblico e ai Ministri quiete e comodità. Se al Giornalista è sembrato il disegno così grandioso, ciò deriva dall'essere stato ricompensato da quell'abbagliore stesso, che non avendogli permesso di vedere nella Pianta le Librerie, o stanze destinate ai Libri comuni, gli ha in quella vece prodigamente moltiplicate tutte le altre parti di essa. Per questa ragione egli ha potuto dire, senza sua colpa, verso il fine della pag. 340. del suo piacevole articolo, che il disegno è grandioso per le tante sale, e non ve n'è che una; per i tanti Saloni, e

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non vi si trova che la detta sala; tanti saloncini, e non ne esiste che un solo, destinato agli usi già descritti; tanti gabinetti, e questo pure è unico destinato all'Indice de' Volumi; tanti banchi pe' Custodi, e non sono che i soli quattro necessari destinati alla residenza di altrettanti Custodi, e che rendono il disegno della Biblioteca più grandioso non essendo che pure masserizie. Quindi termina il suo periodo soggiugnendo «e tante stanze pe' Bibliotecari, de' quali alfine non se ne trova se non un solo, proposto col suo Coadiutore», con la quale asserzione viene a ridurre a due soli, i dieci Impiegati, che a nove avea prima ridotti, senza aver mai fatto alcun conto di quelli contemplati dall'Autore per presedere alle mentovate Collezioni, o che richiedesse la Biblioteca di alcuna Città.

Persuaso il Giornalista che il Sig. della Santa abbia meditata la sua opera con quel medesimo criterio, e con la stessa diligenza, con cui l'ha egli chiamata a sindacato, passa a precipitare il suo giudizio su quella parte di essa, nella quale l'Autore dimostra più che altrove il suo zelo per il buon servizio del Pubblico. Questa parte riguarda l'Indice dei Volumi, al

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quale l'Autore un altro ne aggiugne per uso e comodo degli Studenti, e che egli chiama Dizionario Bibliografico.

Molti sono i sistemi degli Indici già descritti, e molti pure quelli già adottati, e quantunque si volesse, come presume il critico, che l'Autore non fosse mai uscito di Firenze sua patria, avrebbe non ostante potuto istruirsi, come di fatto si è istruito, degli uni e degli altri, prima di metter mano all'opera. Essendosi adunque reso possessore di questa materia è stato in grado di stabilire un Indice semplicissimo, che per l'uso pubblico può dirsi l'ottimo, profittando del buono, e togliendo via quanto di incomodo ha negli altri rilevato. Avendo bandite le classazioni, come fonti di tutti gli inconvenienti dimostratici nel §. X., e delle quali sono ripieni quei parerghi, creduti dal buon Giornalista Disegni, Piante e Regolamenti di Biblioteche; colloca e dispone i Volumi in ciascuna stanza senza ordine di classe, materia, e alfabeto, cose delle quali l'esperienza ci ha insegnato a non far più uso, particolarmente nelle Pubbliche voluminose Biblioteche.

L'Indice propostoci dall'Autore è tale, che i Volumi si trovano tanto in esso che

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nella Biblioteca con la massima prontezza e facilità, e con egual facilità si rimettono nelle scanzie, riconoscendosi a colpo d'occhio la mancanza, ed evitandosi la trasposizione, resa frequente dai complicati metodi, e che in una voluminosa Biblioteca poco differisce dalla perdita, non potendosi un libro smarrito, nalla massa di tante migliaia ritrovare che per accidente. Il pronto uso de' Libri è il primario scopo al quale deve tendere ogni Indice di Pubblica Biblioteca, e quantunque l'Autore ci faccia toccar con mano di essere col suo metodo a questo scopo felicemente pervenuto, pure il Giornalista così cattedraticamente la discorre «Questo metodo è già adottato, e non lascia di avere i suoi inconvenienti».

Si gradirebbe che egli ci dicesse, dove esiste precisamente quest'Indice, in cui è adottato il metodo dall'Autore proposto: dipoi che ci dimostrasse quali sono i suoi inconvenienti: quale è il metodo che ne sia privo; e quale sia l'Indice, dei tanti ch'ei non conosce, da anteporsi a quello del Sig. della Santa. Ma di grazia non si esiga ciò che non si può ottenere; e passiamo ad osservare quanto sia il censore lontano dall' aver compreso il metodo del proposto

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Indice, soggiugnendo tosto, massime, se il numero de' palchetti è grande, nel qual caso facilmente si genera una grandissima confusione, ed in particolare se i numeri non si tengono l'uno dall'altro distinti, o per la forma, o per il colore. Non avendo il Giornalista intesa fino ad ora appena una sillaba dell'opera, era probabilissimo che fino all'ultimo si sarebbe mantenuto costante, lo che se fatto non avesse dovea certamente conoscere che l'Autore ha notabilmente distinti l'uno dall' altro i numeri, con i quali indica i volumi, e veder chiaramente quanto si sia mostrato contrario a quella unica progressiva incomodissima numerazione, in molte Biblioteche praticata, che tutti i volumi delle medesime, in tutte le loro diverse stanze comprende. Rilevando l'Autore del citato § X. gli inconvenienti e la confusione che da questa numerazione nascono, massime se il numero dei palchetti è grande, come dice il buon Giornalista, rinnuova la numerazione dei volumi in tutti i palchetti d'ogni stanza, principiando in ciascuno di essi dal Num. 1. fino a quello della quantità dei volumi, che ciascun palchetto può contenere, la qual numerazione, per esser la lunghezza del palchetto limitata non può giugnere che a

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poche cifre; talchè potendosi esse sulla schiena dei libri vistosamente scriversi, e facilmente leggersi, si rende pronto l'uso di essi, e si allontana il pericolo della trasposizione, o vien subito riconosciuta. Siccome l'Autore ci ha dimostrato, che questi e molti altri vantaggi non possono ottenersi da una troppo estesa numerazione; così era impossibile che nel suo Indice l'avesse proposta, come il nostro Giornalista ha sognato.

Quanto poi al render distinti fra di loro i tre numeri, cioè quello della Stanza, quello del Palchetto, e quello del Volume, pur troppo vi ha pensato l'Autore, distinguendoli tanto nella forma che nella posizione come si legge nel citato paragrafo, e come lo dimostra la Tavola, che nell'istesso ci ha data, delle rubriche del suo Indice, la quale non pare che il Giornalista abbia veduta per uno dei soliti abbagliori. In questa Tavola oltre il vedersi in qual modo debba esser nell'Indice descritto il frontespizio de' libri, si osserva ancora quanto sieno distinti fra loro i tre numeri, con i quali è ogni volume indicato. Essendo questi contenuti in una rubrica, unicamente a loro destinata, la quale ci rappresenta la schiena del libro, si vedono in quella l'uno sotto l'altro con quest'ordine

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notati. Il primo numero, che è romano, indica la Stanza o libreria nella quale è il volume; l'altro, che è arabo, posto sotto il primo, indica il palchetto; il terzo si distingue dagli altri due per essere sotto di essi collocato, e questo è il numero del volume. Ed ecco tolta quella confusione tanto temuta dal critico, il quale ha preso certamente per l'Indice proposto dall'Autore uno di quelli da esso descritti per farcene rilevare i difetti.

Un'altra cosa veramente bizzarra è da notarsi intorno alla perspicacia del Giornalista, la quale mi fa certamente arrossire per lui, ed è l'aver citate al fine del suo grazioso articolo le schede, o come egli dice cartoline di una discreta solidità introdotte dal celebre Paciaudi nella R. Biblioteca di Parma. Egli non si è accorto che queste cartoline non riguardando se non la parte materiale dell' Indice, non poteano in veruna guisa paragonarsi coi diversi metodi del medesimo, ognuno de' quali metodi, per quanto variar possa dagli altri, produce lo stesso effetto, o sia l'Indice legato in volumi, o sia composto di pezzi sciolti di solida carta: come ne fa fede quello della gran collezione dei MSS. della nostra Pubblica Imp. e R. Biblioteca Magliabechiana, che essendo del tutto

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simile nel materiale a quello del Paciaudi, è diverso nel metodo. Chiunque ha fior di senno è in grado di conoscere, che l'Indice sciolto non ha altro oggetto se non quello di potervisi inserire i nuovi libri, senza alterare l'alfabeto con chiamate e postille.

Se il milanese censore, nel darci il ragguaglio dell'Indice del Sig. della Santa, non si fosse limitato alla numerazione dei Volumi, chi sa in qual pelago di assurdità l'avrebbe strascinato la di lui imperizia, di cui passo a darne la più ampla riprova, esaminando le critiche sul Dizionario Bibliografico, con le quali chiude e corona il suo originalissimo estratto. Essendo le premure dell'Autore rivolte egualmente alla conservazione dei volumi, ed all'utile del Pubblico nell'uso di essi: e avendo considerato che non sempre i nomi degli Autori, i titoli delle Opere, e le diverse edizioni si conoscono, o si presentano alla memoria; ha proposto a benefizio degli Studenti un repertorio alfabetico, al quale ha dato il nome di Dizionario Bibliografico esponendocene il metodo.

Il Giornalista, ignorando l'esistenza, e l'utilità delle opere bibliografiche, pronunzia tre materialissime eccezioni sul medesimo, delle quali è la prima che questo

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Dizionario è vasto e poco eseguibile. A questo io rispondo, che se tutto quello che è vasto, non fosse mai stato eseguito, sarebbe ancora molto maggiore la nostra ignoranza in tutte le cose, e privi saremmo tuttavia di molti comodi ed aiuti, se tanti benemeriti valentuomini in Scienze, in Lettere, e in Arti, non avessero intraprese quelle veramente grandi e costanti fatiche delle quali oggi godiamo il frutto con tanto nostro vantaggio. Ma quanto sia lungi questo Dizionario dall'esser poco eseguibile, basta a provarlo l'esempio di quello esistente nella Pubblica Biblioteca Marucelliana di Firenze, il quale se diversifica da quello proposto dall'Autore, è altronde più minuto nel metodo, come ciascuno potrà argomentarlo dal titolo di Mare magnum datogli dall'Autore del medesimo. Oltre di ciò, come potrà credersi poco eseguibile questo Dizionario, se deve esser formato su' i Volumi della Biblioteca, dagli Impiegati di essa, ai quali spetta per dovere l'intraprendere continuamente tutti quei lavori, che a pro del Pubblico, e lustro della medesima ridondano?

E qui mi sia permesso, che non già per vanagloria, ma per convincere il Giornalista del suo errore, io lo inviti ad

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osservare il nuovo Indice ragionato della vasta collezione dei Codd. MS. della Pubblica Biblioteca Magliabechiana da me intrapreso contemporaneamente alla illustrazione dei Codici medesimi. Questo Indice è assai più minuto del Dizionario Bibliografico del Sig. della Santa, consistendo nello spoglio di tutto ciò che ogni Codice contiene. A ciascuno dei Codici ho notata la provenienza e la storia di esso; e vi ho apposti due elenchi: nel primo che ha per titolo Operum Series son registrati tutti gli articoli che contiene il Cod. con quel medesimo ordine col quale vi si trovano, e le loro rispettive illustrazioni: nel secondo intitolato Operum Series alphabetica, son registrati i medesimi articoli con ordine alfabetico. Ciascuno di questi articoli è richiamato dall'Indice, dimanierachè ogni minima cosa inserita nei Codici vien ritrovata con la massima facilità. Domando ora al nostro censore, che avrebbe detto se io prima di intraprendere questo lavoro, che è molto più vasto del Dizionario bibliografico dell'Autore, lo avessi proposto, manifestandone il metodo? Sappia egli adunque che se mi è stato eseguibile un lavoro così grande, molto più lo sarà il detto

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Dizionario, il quale non è altro che un Indice di materie, opere e autori, esteso allo spoglio delle opere collettizie. Ma il Giornalista è novizio in questa materia, e prevedo dal saggio fin qui datoci dei suoi talenti, ch'ei voglia seguitare ad esserlo per sempre.

Ma passiamo alla seconda eccezione, e vediamo se sia vero quello ch'ei dice, cioè che questo Dizionario formerebbe un'altra Biblioteca. Se il buon critico avesse avuta una esatta idea di tante opere bibliografiche di consimile natura al detto Dizionario, ristrette in pochi volumi, non avrebbe certamente pronunziato questo nuovo sproposito; e molto meno sarebbesi arrischiato a pronunziarlo se gli fosse stato noto il citato Mare magnum della Biblioteca Marucelliana, il quale non occupa in essa un'estensione notabile di luogo. Ma per convincerlo maggiormente del suo errore, addurrò l'esempio dell'Indice universale dei Volumi della Magliabechiana diviso in quaranta classi, e altrettanti alfabeti, al quale è necessario il sussidio di un altro Indice alfabetico, comprensivo dei nomi degli autori e della indicazione delle classi. Questi due Indici

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pertanto vengono a rappresentare il Dizionario Bibliografico del Sig. della Santa, ed ambedue riuniti non occupano che tre o quattro braccia di luogo.

L'avere il Giornalista citati gli Atti di Lipsia, dimostra certamente che egli non ha capito ciò che sia il proposto Dizionario. E qui siami lecito il dire che in una Biblioteca strazia più luogo una ripetuta edizione di un piccolo inutil volume che una grossa necessaria opera, come è questo Dizionario, compilato giusta il metodo del Sig. della Santa, perchè essendo l'anima della Biblioteca viene ad essere il mobile principale di essa. Avendo ben considerato l'Autore qual posto al medesimo convenga, e calcolato quanto occupar possa di luogo con un progressivo grandissimo incremento, rende affatto vana l'opinione del critico, che non avendo compreso il modo con cui dee esser compilato, ha goffamente creduto che formerebbe un'altra Biblioteca.

La terza eccezione data al nostro Dizionario consiste nel più grande sproposito che dir si possa in letteratura, ed è che questo servirebbe ad imbarazzar gli studenti per la varietà delle materie anzichè a ben dirigerli, e

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ad abbreviar loro la fatica nelle ricerche. Se l'Autore dell'estratto avesse avuto un poco di criterio, sarebbe potuto arrivare a conoscere, che le opere alfabetiche non possono mai imbarazzare: e che anzi sono le uniche che ci presentano con facilità, e senza confusione ciò che si ricerca, poichè tutte le cose in esse comprese vengono distinte e separate l'una dall'altra, e richiamate sotto diversi aspetti per maggior chiarezza e sodisfazione di chi ricorre alle medesime. Non pare certamente che il nostro censore abbia studiata alcuna lingua, perchè altrimenti avrebbe conosciuto che nei Vocabolari la varietà, e quantità delle voci, e gli esempi del loro uso, lungi dall'imbarazzare, infinito comodo apportano, e nessuna confusione, in virtù dell'ordine alfabetico. E se stata nota a lui fosse l' Enciclopedia, avrebbe potuto senza dubbio restar persuaso, che volendo in essa ritrovare alcun dato articolo, non si resta imbarazzati da tutto lo scibile ivi riunito, in grazia del metodo alfabetico. Aggiungerò finalmente per sua istruzione che oggimai è tanto conosciuto il comodo e l'utilità delle opere alfabetiche, che le Scienze, le Arti, e perfino la stessa Istoria sono state ridotte a Dizionari,

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de' quali ogni dì veggiamo crescerne il numero.

Queste mie osservazioni potranno servire a far conoscere, in qual conto debbano tenersi i giudizi delle opere fatti per uso del commercio. L'ammasso di abbagli, paradossi, puerilità, e contradizioni, che trovansi in questo articolo o estratto dell'opera del Sig. della Santa derivando forse da una massima semplicità, può render degno di compatimento l'Autore: ma di questo poco meritevole sembrami il Direttore del Giornale, il quale non dovea giammai ammettere fra i suoi Collaboratori liberi residenti in Milano una persona inetta, e da non tollerarsi per collega dalle culte e assennate, nè inserire, senza esame, articoli atti a screditare il suo periodico quaderno ed a fare arrossire i veri dotti che contribuiscono al proseguimento del medesimo. Io chiuderò finalmente le mie osservazioni col rammentare a chi l'avesse obliato, che per fare gli estratti delle Opere, bisogna primieramente conoscere a fondo la loro materia, leggerle e rileggerle per bene intenderle; e sopra tutto stare in guardia, acciocchè i nomi di gran fama, quelli di niuna, l'invidia,

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l'adulazione, le inimicizie, il guadagno, ed alcune altre passioncelle non vengano a guidare la penna, riflettendo che le opere rimangono sempre tali quali esse sono, con disonore di chi le ha ingiustamente lodate o biasimate.

FINE.


Fonte: Follini, Vincenzo. Osservazioni di Vincenzio Follini ... sopra l'opera intitolata Della costruzione e del regolamento di una pubblica universale biblioteca, con la pianta dimostrativa, trattato di Leopoldo della Santa ... e sull'articolo riguardante la medesima, inserito nel giornale di Milano, intitolato Biblioteca italiana n. XX agosto 1817. Firenze : presso Gaspero Ricci, 1817. - 60 p. ; 18 cm
La spaziatura e le virgolette sono state normalizzate (aggiungendo alcune virgolette chiuse mancanti). Sono stati corretti i seguenti refusi: "ragggiunto" invece di "raggiunto" a p. 19 riga 8, "e ragioni" invece di "le ragioni" a p. 33 riga 24.


Copyright AIB 2015-09-06, ultimo aggiornamento 2015-09-06, a cura di Alberto Petrucciani
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