L’esistenza delle biblioteche negli istituti di pena è prevista sia a livello legislativo sia come indicazione di buona prassi nei regolamenti italiani e internazionali.
Tuttavia la realtà italiana, nonostante negli ultimi anni siano stati registrati degli esempi virtuosi, continua a presentare rare oasi felici in un mare di strutture penitenziarie dove le biblioteche rimangono un sogno.
La costituzione di una biblioteca in una struttura penitenziaria non è cosa da poco: una struttura che per vocazione è chiusa e ripiegata su se stessa, dove si “rinchiude” e dove esistono delle barriere fisiche che devono isolare dal mondo esterno – il carcere – , che accetta di contenere un luogo che per vocazione è proteso verso l’esterno e che attraverso la lettura e la curiosità intellettuale abbatte tutte le barriere diffondendo cultura e sapere – la biblioteca –.
Ma proprio nel luogo nel quale la libertà fisica è preclusa, la sete della libertà intellettuale
è più forte che mai, ed è per questo che due realtà così diverse possono arricchirsi reciprocamente e sono fortemente attratte e legate.
Perché dunque questo spazio AIB?
L’idea è quella di una tavola rotonda virtuale dove condividere progetti già avviati o appena conclusi ma anche attivare nuove proposte e nuovi spunti di azione; far circolare, per quanto possibile, tutto il prezioso lavoro che è stato fatto nei singoli istituti, quasi sempre da bibliotecari isolati, per renderlo patrimonio condiviso; rendere, infine, le biblioteche carcerarie sempre più aperte verso l’esterno e sempre più gestite con criteri di servizio uniformi e rispondenti a quelli delle biblioteche di pubblica lettura.
Amelia Brambilla
(bibliotecaria a Brianzabiblioteche e referente delle biblioteche della Casa Circondariale di Monza).
amelia.brambilla@