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Educazione civica digitale in Piemonte: relatori e abstract degli interventi

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Sessione mattutina

Come cambia lo scenario culturale con la rivoluzione digitale? 

Quali problemi? Quali opportunità? 

Modera: Ordine dei giornalisti

STEFANO MORIGGI

La natura tecnologica del sapere

Stefano Moriggi è nato a Milano nel 1972. Filosofo della scienza, si occupa di teoria e modelli della razionalità e di pragmatismo americano con particolare attenzione al rapporto tra evoluzione culturale e tecnologia. Studioso delle relazioni tra scienza e società, divide i suoi interessi tra il mondo anglosassone del XVIII e XIX secolo e lo sviluppo di modelli per una didattica digitalmente aumentata. Già docente nelle università di Brescia, Parma, Bergamo e Milano (Statale), Londra (University College of London), USP di São Paulo (Brazil), attualmente svolge attività di ricerca presso l’Università di Milano Bicocca, dove è anche titolare dell’insegnamento di “Teorie e tecniche della comunicazione della scienza in tv” presso il MaCSIS (http://www.macsis.unimib.it). Su Rai 3, con Alex Zanardi, ha condotto (e curato scientificamente) la trasmissione di divulgazione scientifica “E se domani. Quando l’uomo immagina il futuro.”

Abstract

PEPPINO ORTOLEVA

Il cittadino e la comunicazione: per un’educazione riflessiva

E’ professore ordinario di Storia e teoria dei media all’Università di Torino. Ha pubblicato oltre un centinaio di lavori scientifici su storia, società e media. Tra i suoi libri si ricordano Mediastoria, net 2002, L’Enciclopedia della radio, Garzanti 2003 (con B. Scaramucci), Luci del teleschermo. Televisione e cultura in Italia (con Maria T. DI Marco), Electa 2004, Le onde del futuro. Presente e tendenze della radio in Italia (con G. Cordoni e N. Verna), Costa & Nolan, 2006, Il secondo dei media. Riti credenze abitudini, Il Saggiatore 2009. Ha tenuto corsi e svolto periodi di ricerca a Sydney, Parigi, Lisbona. E’ membro del comitato dell’Institut des Sciences de la Communications e dei comitati di supervisione di diverse riviste e istituzioni culturali. E’ presidente di Mediasfera, società di ricerca e produzione culturale.

Abstract

L’educazione alla cittadinanza digitale pone all’educatore problemi complessi: in parte nuovi, in parte non nuovi, ma da riformulare tenendo conto delle novità tecniche e culturali.
Tra quelli emergenti vi è in primo luogo la necessità di orientarsi in un ambiente saturo d’informazione, che nessuno può controllare nel suo insieme, e che si presta a fare circolare con grande rapidità notizie di incerta origine, controversie spesso strumentali, miti. Vi è inoltre il ruolo crescente di forme di intelligenza artificiale, che è inutile condannare genericamente ma richiedono una “cittadinanza” nuova capace di confrontarsi con una società fatta di programmi oltre che di esseri umani e apparecchi.
Tra quelli di più antica origine vi è il problema cruciale per la democrazie della libertà di manifestazione del pensiero, e delle forme che questa può prendere nel nuovo panorama dei media, vi sono diritti importanti e oggi mal difesi come il diritto alla dignità e al rispetto della persona, vi è il diritto alla privacy, senza dimenticare la necessità, anche questa non rispettata, di evitare il formarsi di monopoli tanto più in campi delicati come quello dell’informazione.

PAOLO PIACENZA

Giornalismo e pubblica opinione, appunti dalla rivoluzione digitale

Giornalista professionista, dal 2004 Paolo Piacenza è tutor al Master in Giornalismo dell’Università di Torino, dal 2009 è socio italiano dell’Online News Association. Freelance, si occupa di temi economici e sociali, in precedenza ha lavorato presso Radio24, con cui continua a collaborare. È presidente di Publican, associazione per l’innovazione dell’informazione nata nel 2014 a Torino, con cui ha promosso, insieme ad Alessandro Cappai, il progetto Pop Journalism per la diffusione del metodo giornalistico e del fact-checking. È direttore editoriale di Pop Economix, associazione che promuove l’alfabetizzazione e l’informazione economica attraverso l’incontro tra teatro e giornalismo.

Abstract

La rivoluzione digitale ha investito il mondo dell’informazione prima di altri e si parla ormai di “giornalismo postindustriale” (Post Industrial Journalism: Adapting to the Present, 2012): la disintermediazione ha reso obsolete le strutture tradizionali, giornali in testa, la diffusione dei social media ha accentuato la polarizzazione del dibattito pubblico, la crisi ha colpito un settore che fatica a rinnovare i propri modelli di business, ma ancor più a fidelizzare i lettori. Per di più, negli ultimi anni, tra Europa e Stati Uniti, un diffuso sentimento di sfiducia e ondate di propaganda a colpi di fake news rendono sempre più difficile il dialogo civile in una società ipercomplessa e globalizzata. Eppure le persone continuano a riconoscere il valore dell’informazione di qualità. La cura delle relazioni, la variabile tempo e un rigoroso metodo giornalistico sono elementi chiave da cui partire per ridefinire pratiche condivise di lettura e confronto sulla realtà.

ORNELLA RUSSO

La biblioteca come ambiente di apprendimento al tempo di Google, social media e fake news

Bibliotecaria e formatrice. Lavora al CNR nella Biblioteca dell’Area della ricerca di Bologna come Responsabile del servizio di supporto ai ricercatori e delle attività formative.  Dal 2013 progetta e realizza laboratori e attività educative per studenti, bibliotecari e insegnanti sull’educazione all’informazione e sulla competenza informativa in ambito digitale.

È membro del comitato organizzatore del progetto Il linguaggio della Ricerca e collabora come responsabile scientifico al progetto europeo Caronte. È membro del Gruppo di lavoro sull’Information Literacy dell’Associazione italiana Biblioteche.

Abstract

LUIGI CATALANI

Wikipedia come strumento di educazione civica digitale

Coordinatore nazionale di Wikimedia Italia per la scuola e l’università, Luigi Catalani è bibliotecario professionista presso la Biblioteca Provinciale di Potenza, responsabile dei progetti educativi del Polo delle arti e della cultura della Provincia di Potenza, docente di Informatica applicata alle scienze filosofiche presso l’Università di Salerno, responsabile della Sezione Digital Humanities presso il Centro interdipartimentale di Filosofia tardo-antica, medievale e umanistica dell’Università di Salerno e membro del Gruppo di studio sull’information literacy dell’Associazione italiana biblioteche.

https://wiki.wikimedia.it/wiki/Utente:Luigi_Catalani

Abstract

Prendendo spunto dagli schoolkit elaborati da Wikimedia Italia e inseriti dal MIUR nel Curriculum di educazione civica digitale, si cercherà di mostrare che le piattaforme Wikimedia possono far interagire in maniera efficace studenti e docenti con la complessità dell’ecosistema informativo e che il luogo privilegiato per questo tipo di azioni didattiche, capaci di sviluppare molteplici competenze informative digitali, sono le biblioteche, più in particolare le biblioteche scolastiche. L’incrocio sempre più fitto, in contesti di apprendimento più o meno formali, delle conoscenze e delle abilità tipiche del mondo della formazione con quelle di cui sono portatori bibliotecari e wikipediani può favorire la maturazione di un concetto di interattività informativa inteso come fruizione consapevole dei documenti e come coproduzione di nuovi contenuti.

EMMANUELE CURTI

Parole O_Stili e la scrittura: le ‘teche’ di una parola liberata

Archeologo e manager culturale, dopo la formazione a Perugia, è approdato a Londra, dove ha insegnato agli University and Birkbeck College, dal 1992 al 2003, e successivamente all’Università della Basilicata fino al 2015. Si è occupato per anni di processi di acculturazione nell’antichità fra mondo greco, romano ed indigeno, ed ha portato avanti progetti di ricerca a Pompei e in Giordania. Negli ultimi anni la sua attenzione si è concentrata sui cambiamenti dei paradigmi delle discipline umanistiche legate ai beni culturali e al necessario sviluppo di un nuovo approccio alla dimensione socio/economica della cultura. E’ consulente di Matera 2019, e collabora ad una serie di progetti sui beni culturali, cultura digitale, aree interne, turismo di comunità, ecc. Scrive per la rivista cheFare.

Abstract

Le parole hanno un potere grande: danno forma al pensiero, trasmettono conoscenza, aiutano a cooperare, costruiscono visioni, incantano, guariscono e fanno innamorare. Ma le parole possono anche ferire, offendere, calunniare, ingannare, distruggere, emarginare, negando con questo l’umanità stessa di noi parlanti. Ecco perché dobbiamo usare bene e consapevolmente le parole, sia nel mondo reale sia in Rete. Se è vero che la Rete e i social network sono luoghi virtuali dove si incontrano persone reali, dobbiamo domandarci chi siamo e come vogliamo vivere e comunicare anche mentre abitiamo questi luoghi.

Parole O_Stili ha l’ambizione di essere questo: un’occasione per ridefinire lo stile con cui stiamo in Rete e per responsabilizzarci a scegliere con cura le parole che usiamo, proprio perché “le parole sono importanti”.

Da queste premesse nasce il “Manifesto della comunicazione non ostile”,  un impegno di responsabilità condivisa per creare una Rete rispettosa e civile, che ci rappresenti e che ci faccia sentire in un luogo sicuro. Scritto e votato da una community di oltre 300 comunicatori, blogger e influencer, è una carta con 10 princìpi utili a ridefinire lo stile con cui stare in Rete.

Sessione pomeridiana  

Cultura e creatività digitale 

Modera: Silvia Alparone

LORENZO BENUSSI

Riconnessioni – Educazione al futuro

PhD in Economia dell’Innovazione, è Chief Innovation Officer della Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo. Esperto di innovazione digitale ha collaborato con vari Ministri e presidenti di società quotate alla definizione di strategie, progetti e politiche di sviluppo dei processi innovativi. Da sempre interessato ai modelli aperti di innovazione è Fellow del Centro NEXA, co-direttore della Scuola di Tecnologie Civiche e membro del comitato scientifico di Open Coesione.

CLAUDIA MOLINARI-IVANOVIĆ E MATTEO POZZI

Il gioco come esperienza culturale

We Are Muesli è uno studio di design indipendente di Milano focalizzato su giochi narrativi a tema culturale, storico e artistico. Dopo anni di esperienza professionale in diversi campi della comunicazione (graphic e service design, TV e altro ancora), Claudia Molinari-Ivanović e Matteo Pozzi debuttano nei videogiochi nel 2013 con la pluri-premiata visual novel su Jheronimus Bosch “CAVE! CAVE! DEUS VIDET.”. Da allora sono attivamente coinvolti nella community internazionale del videogioco come speaker, docenti di game design, promotori di una cultura multidisciplinare, inclusiva e positiva del gioco. Tra gli altri progetti a firma We Are Muesli, il docu-game per il 70esimo anniversario della Liberazione “Venti Mesi” (2015) e la ballata interattiva sul patrimonio culturale siciliano “The Great Palermo” (2016). Attualmente sono al lavoro sul videogioco a tema genealogico “All The Good Children” e sul progetto di escape games per le istituzioni culturali “Dewey Rooms”

ELEONORA PANTÓ

Perché parlare di social media in biblioteca

Referente per l’innovazione tecnologica nell’educazione per CSP, centro di ricerca piemontese, ha curato progetti relativi all’uso dei videogiochi nella didattica, alla formazione online aperta e massiva (MOOC). In ambito educativo si occupa in particolare di progetti sull’inclusione, la diversità e il cyberbullismo.

Direttrice dal 2008 dell’’Associazione Dschola per l’uso delle tecnologie digitali a scuola, è past president dell’Associazione Europea Media & Learning, sui media digitali nell’apprendimento.  Ha partecipato come speaker all’edizione 2017 di TEDxTorino con un talk sul tema videogiochi e didattica. Ha collaborato a varie iniziative sul tema Donne ed ICT ed è referente per il Piemonte del Movimento Rosa Digitale. Ha contribuito all’avvio della sezione italiana di Global Voices Online. Con l’editore Apogeo ha pubblicato “Internet per la Didattica” e “Gens electrica”. Scrive sul suo blog Puntopanto.

 

TOMASO BOYER E JACOPO GOTTLIEB (Associazione culturale Manitoba)

Torino 12 giugno 1940. La realtà virtuale come strumento di engagement

PAOLO GIOVINE

Oltre il duplex: affrontare il cambiamento

Paolo Giovine è un imprenditore votato all’innovazione nel publishing e nell’education, settori dove è attivo con le sue aziende (Conversa e PubCoder) e come consulente di progetti di social innovation, quali Riconnessioni della Compagnia di San Paolo. In passato ha gestito le attività internet e radiotelevisive di Gruppo Espresso ed ha lavorato con HFarm in qualità di partner. Ha investito in alcune startup, tra cui Timbuktù, editore del bestseller “Storie della buonanotte per bambine ribelli”.

 

AUGUSTA GIOVANNOLI

Sapere digitale in biblioteca

Augusta Giovannoli  lavora da più di quindici anni come project manager sul rapporto tra cultura, creatività, educazione e digitale. Dal 2000 lavora alla Biblioteca Civica Multimediale di Settimo Torinese, dove è responsabile dell’area Ricerca e sviluppo sul digitale in biblioteca. Consulente per diversi enti e aziende piemontese, collabora a progetti regionali, nazionalii ed europei sui temi dell’utilizzo digitale nella didattica e alle applicazioni delle tecnologie digitali nell’industria creativa. Collabora come consulente con diverse agenzie di comunicazione, curando convegni e progetti formativi sull’uso dei blog e dei social media nella didattica.  Dal 2004 collabora con il Salone Internazionale del Libro di Torino, dove cura e coordina dal 2010 il progetto del giornale on line per i giovani BookBlog e dal 2012 il progetto Adotta uno scrittore, progetto di promozione della lettura nelle scuole piemontesi.

Conclusioni

MAURIZIO LANA

Insegna Scienza della biblioteca e dell’informazione all’Università degli Studi del Piemonte Orientale. Ha progettato e codirige la Biblioteca digitale del Latino tardo (www.digiliblt.uniupo.it). Fa parte del comitato direttivo di ADHO, l’associazione internazionale delle organizzazioni di digital humanities, e ha fatto parte del comitato direttivo di EADH e AIUCD, associazioni europea e italiana di digital humanities. E’ autore di Biblioteche digitali. Un’introduzione. In precedenza ha condotto studi di attribuzione con metodi matematici su articoli anonimi ascrivibili ad Antonio Gramsci; e ha diretto un progetto di ricerca (geolat) che ha prodotto un’ontologia che descrive la conoscenza geografica contenuti nei testi classici.

 


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